BERLINGUER E IL PROFESSOR TREMONTI….

Cosa c’entrino Giulio Tremonti ed Enrico Berlinguer, dio solo lo sa.

Se per Eugenio Scalfari, “Enrico Berlinguer non è una Madonna”, per Giulio Tremonti men che meno,  è una icona storica della sinistra comunista, messa in campo, al meeting Cl a Rimini, per suonarle di santa ragione a chi attacca le sue scelte economiche, cioè “i ragazzi di Berlinguer” del Partito democratico.  

Austerità: occasione per trasformare l’Italia”fu il titolo dei due interventi svolti, nel 1977, di Enrico Berlinguer. Continua a leggere »

EDITORIALE

LE PAROLE DELLA SECONDA REPUBBLICA.

LE PAROLE DELLA SECONDA REPUBBLICA.

Il linguaggio politico è irriconoscibile. Strano a dirsi, più la politica è in crisi più il suo linguaggio cambia, in peggio.

In questa estate calda anche la temperatura politica è salita di gradi, dando il via alla fiera delle volgarità e delle contumelie. 

C’era una volta una vita politica fatta di far play e di buone creanze, ora, invece, è basata principalmente sull’insulto, per cui volano gli stracci che è una bellezza.

Chi, per caso, ha qualche scheletro nell’armadio, piccolo o grande non importa, è bene chi si metta l’anima in pace, sarà colpito inesorabilmente non solo dall’avversario, ma pure dal partner di partito. Anzi, quest’ultimo c’è da aspettarsi che userà l’arma del cosiddetto sputtanamento in modo più violento.

Non è che nella Prima repubblica, il mondo politico era fatto di verginelle e di un personale disposto a porgere l’altra guancia, ma, quantomeno, lo scontro tra le parti veniva regolato sul terreno politico. Insomma, pur prendendosi a pesci in faccia, le ragioni erano solo e soltanto politiche. Palmiro Togliatti non era uno che si risparmiava nell’attaccare l’avversario politico. Anche lui si prese delle licenze che fecero scandalo, ma non avrebbe mai alzato l’indice medio così come fa spessissimo Umberto Bossi. Peraltro, facendo un paragone tra i due, il Migliore resta un gentlemen, che usò a volte, un linguaggio non sempre consono al suo rango politico e culturale, preoccupato che senza l’uso di espressioni colorite, la base comunista sarebbe stata cloroformizzata dal potere democristiano. Altri tempi e altro modo di fare politica. Senz’altro tempi in cui lo scontro era fatto di ideali e di politica a tutto tondo, senza mai scendere alle bassezze di oggi.

Quando crollò il comunismo e finì lo scontro tra l’Occidente e l’Urss si dissero cose a sproposito: la “fine della storia”- secondo il saggio di Francis Fukuyama del 1992 -, e la fine del conflitto ideologico che, in Italia, aveva creato spaccature insanabili, come ai tempi della Firenze dei guelfi e ghibellini. Con ciò, prendeva l’abbrivio la realizzazione di una pax politica, tramite il sistema bipolare maggioritario. Secondo le èlite politologiche e le lobby industrial – finanziarie, i politici avrebbero finito di litigare, colpa del proporzionale, e, nel contempo, sarebbe iniziata la stagione della Grande riforma, gettando le basi dell’età dell’oro del paese Italia.     

Sebbene ci fossero queste premesse,  il sistema bipolare ha ancora di più incattivito la politica e, paradossalmente, più di prima, quando c’era Yalta a livello internazionale e, per di più, in Italia, il “bipolarismo imperfetto, in base al quale la Dc e i suoi alleati erano al governo e il Pci all’opposizione.

Vero è che con la liquidazione della Prima repubblica e con la scomparsa, nel bene e nel male,di una classe dirigente degna di questo nome, è arrivata al potere una nuova raccatta alla meno peggio, senza cultura delle istituzioni e con un forte deficit politico. Una sorta di “barbari” che hanno privilegiato l’antipolitica alla politica, commettendo guasti e danni incalcolabili, con i loro comportamenti stravaganti  e insofferenti verso le regole democratiche. Comunque sia, si sentono il popolo e non dovendo dare conto dei loro atti politici a chicchessia, si beano di populismo e di plebiscitarismo. Non facendo politica, il miglior modo per farlo, dal loro punto di vista, è colpire l’avversario attraverso dossier in cui è narrata la sua vita privata e pubblica di ieri e di oggi nei minimi particolari.

Questo è il massimo, il minimo è coprire di invettive chiunque la pensi in modo diverso. Il che succede e destra come a sinistra, per cui non si salva nessuno.

Il rischio che  si corre è che ogni politico ha ormai cessato di capire l’altro, arrivando al punto di non capire anche se stesso.

IMPEACHEMENT D'AGOSTO

IL PRESIDENTE RISPONDE AL SIG.NESSUNO

«Se tradisco la Costituzione, mi mettano in stato di accusa». Dura la nota del Quirinale che replica a un’intervista di Maurizio Bianconi, vice presidente del gruppo Pdl alla Camera, apparsa domenica sul Giornale. Basta insinuazioni sul capo dello Stato e a indebite pressioni provenienti dal mondo politico, chiede in pratica Giorgio Napolitano. Bianconi, sostiene la nota del Quirinale, «si è abbandonato ad affermazioni avventate e gravi sostenendo che il presidente Napolitano “sta tradendo la Costituzione”. Essendo questa materia regolata dalla stessa Carta (di cui l’on. Bianconi è di certo attento conoscitore), se egli fosse convinto delle sue ragioni avrebbe il dovere di assumere iniziative ai sensi dell’articolo 90 e relative norme di attuazione. Altrimenti – conclude la nota – le sue resteranno solo gratuite insinuazioni e indebite pressioni, al pari di altre interpretazioni arbitrarie delle posizioni del presidente della Repubblica e di conseguenti processi alle intenzioni».

LAVA ISTITUZIONALE SULLE ROVINE DELLA SECONDA REPUBBLICA

TUONA IL VULCANO DI STROMBOLI

TUONA IL VULCANO DI STROMBOLI

Da Stromboli ha eruttato un vulcanico Presidente della repubblica, all’Unità ( si poteva scegliere testata migliore…) ha spiegato che le polemiche all’arma bianca fra settori della maggioranza cge investono Fini mettono in pericolo le Istituzioni che devono sempre essere preservate, che le sue prerogative Costituzionali in caso di prevedibile Crisi di Governo lo obbligheranno a espletare tutte le procedure al fine di verificare l’inconsistenza di una maggioranza parlamentare e solo a quel punto sciogliere il Parlamento.

Insomma un’altolà perentorio alla sete di vendetta e di Elezioni al Governo,al Premier e dintorni.

Che la campagna di Montecarlo sarebbe finita presto sugli scogli era abbastanza evidente, l’offensiva dell’olio di ricino incominciata con l’espulsione dei dissidenti finiani e con la fucilazione del reprobo co-fondatore ha generato ormai un fronte ampio disposto a fare carte false per evitare le Elezioni e per disarcionare un Governo in deficit di consenso ed in preda a pulsioni maniacali pari a quelle che normalmente eccitano gli anti-berlusconiani.

La crisi della classe dirigente é evidente, ad essa si aggiunge un improbabile reprimenda dell’ex presidente della Fiat, in odore di senile discesa in campo nell’agone politico, prontamente rintuzzato da una stizzita guardia reale del PDL che lo sfida alla conta politica.

Una discesa in campo salutata  con gioia (sic!)da un Partito democratico pronto al fronte “ampio” per liberare l’Italia da Berlusconi, ma senza spiegare per fare che cosa , con chi e per quali obiettivi.

E’ evidente che l’insieme delle polemiche e degli scandali generati da un’attivissima Magistratura italiana ha rimesso in moto non la Politica ma il suo lato deteriore mostrato negli ultimi quindici anni, in mancanza di un sano progetto si muovono come sciacalli i clan del malaffare e della politica intesa come potere senza scrupoli.

Il Cavaliere é in affanno, Fini é alla corde, il Centro stenta a riformularsi, l’ex Pci rispolvera le teorie e le pratiche da Compromesso, chi sembra avvantaggiarsene in questa confusione sono le escrescenze ed i miasmi figli della stagione di Tangentopoli : La Lega di Bossi che invoca elezioni alla stregua di Di Pietro e del suo epigono Grillo;

Riuscirà il vulcano di Stromboli a seminare nuovo terreno politico dopo aver sgomberato i detriti con la “lava istituzionale”?

la lettera di formica al foglio

” Il terzo polo è il ricettacolo dei delusi…

” Il terzo polo è il ricettacolo dei delusi…

Lettera di Rino Formica al Direttore del Foglio

7 Agosto 2010

” Il terzo polo è il ricettacolo
degli inquieti, dei delusi e degli ascari”

Nel mondo della matematica i numeri primi sono quelli divisibili soltanto per se stessi o per 1. I numeri primi sono apparentemente distribuiti a caso, ma sono considerati gli “atomi dell’aritmetica”, perché è con essi che si costruiscono i numeri naturali. Nel sistema politico italiano il numero dei partiti è un indicatore delle condizioni di salute della democrazia. I partiti in Italia sono “gli atomi della vita civile” perché è con i partiti che si costruiscono la convivenza democratica e la coesione sociale. In matematica 2, 3 e 7 sono numeri primi. Nella politica italiana 3 partiti indicano una democrazia malata, mentre 2 o 7 partiti connotano una democrazia sana. Ho fatto questa riflessione perché si torna a parlare del terzo polo. Perché se ne parla? Perché i due partiti artificiali degli anni 90 non sono stati capaci di governare bene, né sono riusciti a confliggere secondo regole democratiche. Gli inventori di questo sistema non hanno il coraggio di riconoscere il fallimento dell’esperimento e sono costretti a tenere a battesimo il terzo ibrido così incomodo. Ma nel nostro sistema politico il terzo polo è il ricettacolo degli inquieti, dei delusi e degli ascari. Insomma è il luogo di raccolta dei residui infettivi di un fallito sistema duale. In Italia quando non riesce la riduzione a due è gioco forza tornare a 7 (altro magico numero primo). In passato avevamo 3 partiti di centro (Dc, Liberali e Repubblicani), 3 partiti di sinistra (Radicali, Socialisti e Comunisti) e 1 partito di destra (fascisti). Certo, oggi, nessuno più si dichiara ufficialmente legato a quelle etichette, ma i vincoli reali di discendenza culturale e affettiva, come avviene in tutte le famiglie naturali, producono una visibile e non trascurabile continuità. I nomi possono mutare, ma la sostanza è dura a morire, anzi risponde al principio di Lavoisier, che ci spiegò cosa è in natura la legge della conservazione della massa. Se vogliamo dare un nome alla battaglia che ha inizio con questo agosto, dobbiamo dirlo con i numeri: se non c’è più il 2 non si va al 3 ma si passa al 7. So bene che questa è una operazione difficile perché non si torna ai 7 di ieri, ma si dovrebbe andare verso i 7 del domani. So anche che se non si comincia, sarà sempre più difficile. Il terremoto che si annuncia ci dice che la politica non è acqua e neanche polenta.

Fraterni saluti.

Rino Formica