EDITORIALE

LE PAROLE DELLA SECONDA REPUBBLICA.

LE PAROLE DELLA SECONDA REPUBBLICA.

Il linguaggio politico è irriconoscibile. Strano a dirsi, più la politica è in crisi più il suo linguaggio cambia, in peggio.

In questa estate calda anche la temperatura politica è salita di gradi, dando il via alla fiera delle volgarità e delle contumelie. 

C’era una volta una vita politica fatta di far play e di buone creanze, ora, invece, è basata principalmente sull’insulto, per cui volano gli stracci che è una bellezza.

Chi, per caso, ha qualche scheletro nell’armadio, piccolo o grande non importa, è bene chi si metta l’anima in pace, sarà colpito inesorabilmente non solo dall’avversario, ma pure dal partner di partito. Anzi, quest’ultimo c’è da aspettarsi che userà l’arma del cosiddetto sputtanamento in modo più violento.

Non è che nella Prima repubblica, il mondo politico era fatto di verginelle e di un personale disposto a porgere l’altra guancia, ma, quantomeno, lo scontro tra le parti veniva regolato sul terreno politico. Insomma, pur prendendosi a pesci in faccia, le ragioni erano solo e soltanto politiche. Palmiro Togliatti non era uno che si risparmiava nell’attaccare l’avversario politico. Anche lui si prese delle licenze che fecero scandalo, ma non avrebbe mai alzato l’indice medio così come fa spessissimo Umberto Bossi. Peraltro, facendo un paragone tra i due, il Migliore resta un gentlemen, che usò a volte, un linguaggio non sempre consono al suo rango politico e culturale, preoccupato che senza l’uso di espressioni colorite, la base comunista sarebbe stata cloroformizzata dal potere democristiano. Altri tempi e altro modo di fare politica. Senz’altro tempi in cui lo scontro era fatto di ideali e di politica a tutto tondo, senza mai scendere alle bassezze di oggi.

Quando crollò il comunismo e finì lo scontro tra l’Occidente e l’Urss si dissero cose a sproposito: la “fine della storia”- secondo il saggio di Francis Fukuyama del 1992 -, e la fine del conflitto ideologico che, in Italia, aveva creato spaccature insanabili, come ai tempi della Firenze dei guelfi e ghibellini. Con ciò, prendeva l’abbrivio la realizzazione di una pax politica, tramite il sistema bipolare maggioritario. Secondo le èlite politologiche e le lobby industrial – finanziarie, i politici avrebbero finito di litigare, colpa del proporzionale, e, nel contempo, sarebbe iniziata la stagione della Grande riforma, gettando le basi dell’età dell’oro del paese Italia.     

Sebbene ci fossero queste premesse,  il sistema bipolare ha ancora di più incattivito la politica e, paradossalmente, più di prima, quando c’era Yalta a livello internazionale e, per di più, in Italia, il “bipolarismo imperfetto, in base al quale la Dc e i suoi alleati erano al governo e il Pci all’opposizione.

Vero è che con la liquidazione della Prima repubblica e con la scomparsa, nel bene e nel male,di una classe dirigente degna di questo nome, è arrivata al potere una nuova raccatta alla meno peggio, senza cultura delle istituzioni e con un forte deficit politico. Una sorta di “barbari” che hanno privilegiato l’antipolitica alla politica, commettendo guasti e danni incalcolabili, con i loro comportamenti stravaganti  e insofferenti verso le regole democratiche. Comunque sia, si sentono il popolo e non dovendo dare conto dei loro atti politici a chicchessia, si beano di populismo e di plebiscitarismo. Non facendo politica, il miglior modo per farlo, dal loro punto di vista, è colpire l’avversario attraverso dossier in cui è narrata la sua vita privata e pubblica di ieri e di oggi nei minimi particolari.

Questo è il massimo, il minimo è coprire di invettive chiunque la pensi in modo diverso. Il che succede e destra come a sinistra, per cui non si salva nessuno.

Il rischio che  si corre è che ogni politico ha ormai cessato di capire l’altro, arrivando al punto di non capire anche se stesso.