SOSPENSIONE DELLA LAPIDAZIONE

GLI IRANIANI CEDONO ALLA PRESSIONE DELL’OCCIDENTE

GLI IRANIANI CEDONO ALLA PRESSIONE DELL’OCCIDENTE
Le autorità iraniane hanno sospeso la sentenza di lapidazione per Sakineh, la donna condannata per adulterio e per presunta complicità con l’omicidio del marito. Lo ha reso noto oggi (8 settembre) il ministero degli Esteri di Teheran: “Il verdetto riguardo la vicenda di tradimento extraconiugale è stato bloccato e la sentenza è stata sottoposta a revisione”, ha detto il ministro, Ramin Mehmanparast, interpellato da una Tv locale. La notizia è stata poi confermata.

Il Comitato dei diritti dell’uomo del parlamento iraniano ha comunque criticato le prese di posizione adottate da Italia e Francia in difesa della donna condannata alla lapidazione, definendole “interferenze” e “propaganda”. A riferirlo è stato il sito della tv iraniana Presstv.

“Le posizioni adottate da Francia e Italia sul caso sono veri esempi delle loro interferenze nel sistema giudiziario in Iran e negli affari interni”, ha detto un parlamentare iraniano, citato dall’agenzia Irna. “Tutte queste strategie sono illegali e sono pura propaganda contro la Repubblica islamica”, ha aggiunto Zohreh Elahian, membro del Comitato del Parlamento (Majlis) per la sicurezza nazionale e politica estera. Già ieri Roma e Parigi erano state criticate dal portavoce dello stesso Mehmanparast, per essersi inserite nella vicenda “sulla base di informazioni false”.

Nella mattinata di oggi, tra l’altro, il Parlamento Europeo ha approvato con un solo voto contrario una risoluzione congiunta di tutti i gruppi parlamentari di condanna dell’Iran per il caso della condanna a morte di Sakineh Mohammadi Ashtiani. Sono stati 658 i voti a favore, 22 le astensioni su un testo che in 21 punti tocca anche i casi di Zahra Bahrami (cittadina olandese imprigionata dal regime di Teheran), del diciottenne Ebrahim Hamidi, condannato a morte per sodomia.

Per il caso di Sakineh la risoluzione “condanna fermamente a condanna a morte per lapidazione”, “sollecita le autorità iraniane a sospendere la sentenza inflitta e ad avviare una completa revisione del suo caso”, “esprime la sua profonda costernazione per il fatto che l’Iran continui a trovarsi nel gruppo dei pochissimi paesi, insieme all’Afghanistan, la Somalia, L’Arabia Saudita, il Sudan e la Nigeria, che ancora praticano la lapidazione”.

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