L’inchiesta della Procura di Napoli, denominata P4, il cui principale attore è Luigi Bisignani,costruita sulle intercettazioni telefoniche, ha fatto venire alla luce i panni sporchi del Pdl, con il risultato che Berlusconi, il benefattore,vive in una sorta di covo di vipere, costituito dai beneficiati.
Le conversazioni riservate tra Bisignani e i ministri, sottosegretari e parlamentari sono incappate nella pesca strascico della Procura di Napoli, per cui non si salva nessuno. Dopodiché, la maggioranza, colpita dagli schizzi di fango di un ventilatore impazzito, tenta di ricorrere ai ripari, tirando fuori dal cassetto del Ministro della giustizia il ddl sulle intercettazioni finito sul binario morto vuoi per l’opposizione all’inizio di Gianfranco Fini vuoi per l’opposizione della magistratura vuoi ancora per il fatto che non era stato elaborato secondo l’ottica del Quirinale.
Tuttavia, il Ministro Alfano, escludendo l’ipotesi di un decreto legge, vuole tenere ferma la rotta sul ddl che lo scorso 29 luglio era stato discusso alla Camera, dopo una defaticante mediazione con Fini (Bongiorno). Il Guardasigilli aveva trovato l’accordo sul punto cruciale secondo cui il provvedimento non impediva la divulgazione del contenuto delle intercettazioni utili per le inchieste.
Beninteso, le intercettazioni devono, piaccia o no, essere fatte e, comunque, sono un servizio utile, perché servono a scoprire i criminali e laddove sta il malaffare. Per questo scopo nulla quaestio; per quelle non rilevanti penalmente, che sono agli atti delle inchieste in cui c’è del privato, non si capisce perché bisogna pubblicarle sui mass media dandole in pasto all’opinione pubblica. La scusa è che sono atti scaturiti durante le indagini, ma se non sono serviti neppure per arrestare l’indagato, perché pubblicarli sui giornali. Questo è il vero problema che i giustizialisti da questo orecchio non sentono e i magistrati, invece, sentono benissimo, preoccupati di perdere potere, per cui si oppongono.
Prima delle intercettazioni, l’autorità giudiziaria si serviva dei confidenti, poi vennero i pentiti o collaboratori di giustizia dei quali, talvolta, bisogna diffidare, perché non sempre dicono la verità. Nel caso Tortora, per esempio.
Il problema delle intercettazioni telefoniche per scopi giudiziari non è nuovo, tuttavia, né il governo di centrosinistra né quello di centrodestra hanno approvato la legge ad hoc. Per la verità, chi ci ha messo le mani, se l’è scottate.
Il governo Prodi affrontò la questione con il Ministro della giustizia, Clemente Mastella, ma non fu approvata, sebbene un ramo del Parlamento, il Senato, l’avesse votata pressoché all’unanimità. A dire il vero, Mastella pagò caramente la sua iniziativa legislativa, dato che dovette dimettersi da Ministro, per il fatto che fu arrestata la moglie e, per di più, furono aperte su di lui delle inchieste che, alla lunga, non ebbero alcun esito giudiziario.
La legge sulle intercettazioni veniva sollecitata dal centrosinistra, dopo l’affaire “dei furbetti del quartierino”, che stavano scalando banche e gruppi editoriali. Per mesi la stampa pubblicò paginate di intercettazioni non soltanto quelle degli immobiliaristi che erano gli scalatori, ma anche quelle dei loro sponsor politici. Le telefonate intercettate tra Consorte, ex numero uno di Unipol, e alcuni dirigenti dell’ex Ds, sono passate alla storia. In particolare quella con Fassino: “Abbiamo una banca”, ossia la Bnl. E quella con D’Alema:”Giovanni facci sognare”.
Intanto, appena si è parlato di riprendere il ddl sulle intercettazioni, alcuni organi di stampa portavoci delle Procure hanno gridato allo scandalo, accusando il governo di riproporre “la legge il bavaglio” per bloccare la libera informazione. Quantunque la chiamino libera informazione, l’obiettivo è aumentare le copie vendute, in un settore in crisi.
Vero è che è partito il tam tam delle Procure e del circolo mediatico giustizialista per impedire l’approvazione della legge sulle intercettazioni.
Il cambiamento non si misura a metri. Anche quando appare una legge liberale, ci sono sempre le corporazioni che si mettono di traverso.
(24 giugno 2011)

ED ECCO PUNTUALE UNA LUNGA BOCCATA DI ARIA PURA..SI CARO BIAGIO..ANCORA ANCORA..L’ITALIA E GLI ITALIANI HANNO BISOGNO DI TE..PER QUELLO CHE POSSO CAPIRE DA PROFANO DELLA POLITICA CHE RAGIONA SEGUENDO IL CUORE ED I SENTIMENTI..SONO QUESTE LE STRADE DA PERCORRERE CON SEMPLICITA’ E “DIRETTODIRE”..SEMPRE SENZA ASTIO E PROVVOCAZIONE..E QUESTI SONO ANKE I PURI IDEALI DELLA “LIBERA MURATORIA”..IDEALI TROPPO SPESSO INFANGATI DALLA MALVERSAZIONE UMANA..CARO BIAGIO MERITI CERTAMENTE IL NOSTRO FRATERNO SALUTO MASSONICO..IL TRIPLO FRATERNO ABBRACCIO … MA BADA BENE IL TRIPLO FRATERNO ABBRACCIO DEI FRATELLI CHE COLTIVANO IN MODO LIMPIDO QUESTI ALTI IDEALI !
Libera muratoria, fraterni triplici abbracci, così mette in imbarazzo uno scrittore fine e saggio. No?
Non è certo aleggiando alla MASSONERIA, che troviamo, o riscopriamo i valori, quelli dovremmo già possederli da quando abbiamo abbracciato il socialismo, nel senso liberale della storia e non già in senso marxista. I valori sono connaturati con l’esempio che ognuno può dare della sua vita e della sua relazione con gli altri.Ho conosciuto molti Massoni che si sono rilevati solo dei vili approfittatori, speculatori idioti e presuntuosi, e la stessa Libera Muratoria, ne ha subito il peso e la sua stessa trasformazione.trovo interessante la riflessione di Biagio, quando ci sollecita a riflettere, come un mondo oggetto di mistificazione si inalberi subito a difesa delle intercettazioni a qualunque costo, veniamo talvolta sbeffeggiati anche quando qualche procuratore, che pur assurge a moralizzatore, come Pignatone, ieri a 8 e mezzo dichiara che poi però si è costretti a presentare il fascicolo con tutte le intercettazioni e quindi poi queste divengono pubbliche.Forse ci vorrebbe un giudice che prima di presentare il fascicolo accerti se hanno valenza penale, o se invece appartengono alla sfera privata e pertanto del tutto inutile renderle pubbliche, aggravando solo le persone e le loro relazioni.Ma piuttosto mi domando se serve un giudice terzo che analizzi le intercettazioni, per eventualmente autorizzare solo quelle penalmente rilevanti, i Procuratori che sono? se non sono anche loro Magistrati e s non hanno la capacità di discernere, allora perchè si ostinano a non volere la separazione delle carriere.La verità è davvero un’altra, credo che l’etica è divenuta sopratutto per quelli che dovrebbero rappresentarla, Magistrati, Politici, una vera farsa, ci si nasconde dietro l’impunità per usare con la stessa disinvoltura il potere per fare del mondo che ci circonda una babilonia.Se continua cosi, credo che i tempi futuri si annunciano gravi e pericolosi, la funzione di cerniera dei partiti è finita, la gente si trasforma in folla, ogni principio diviene solo una beffa, il disordine alimenta solo degenerazione, e chi contribuisce oltre alla politica, anche la Magistratura.Si respira un’aria asfittica la monnezza di napoli ci invade tutti, perchè De MAGISTRIS non ha risolto il problema in 5 giorni, eppure di queste corbellerie ha rimpito la città durante la Campagna Elettorale, e nessuno nemmeno in questo blog, scrive qualcosa a proposito di Stefano Caldoro, che viene indagato per la Spazzatura di Napoli, ma forse qualcosa non quadra? che ne pensate? la Campania è Napoli? e come mai mi risulta che a Salerno non c è lo stesso problema, ma nemmeno ad Avellino, Caserta,o Benevento. Ma come mai il sindaco Iervolino e l’attuale Sindaco De Magistris non vengono indagati per incapacità? e si è una bella domanda !!!!! Fraterni saluti a tutti.
Caro Giuseppe, chi fa lo gnorri, non fiata di fronte alle indagini sul compagno Caldoro e sul pesante silenzio sulle gestioni Bassolino e Iervolino che hanno atterrato Napoli e la regione intera, con le loro incapacità e con i loro interessi di clientele e di collusioni malavitose. Oggi il vate De Magistris, che aveva promesso mari e monti, rimane indenne ed intoccato. ma un socialista come Caldoro va allegramente indagato di responsabilità non sue ma di altri (i soliti intoccabili come all’epoca di mani pulite lo fu il compagno Greganti). Se questa è la magistratura e se questa è la giustizia, te li raccomando. Shalom.FRANCO MARTA