MOVIMENTI ED ISTITUZIONI ALLE PRIMARIE

IL CARO ESTINTore

Non avevamo alcun dubbio: all’interno dei Black Bloc c’è un’area dialogante con dirigenti della sinistra massimalista. Non è una novità, anche all’interno delle Brigate rosse vi erano due posizioni: i movimentisti ( le colombe) e i militaristi( i falchi), che presero il sopravvento e decisero di uccidere Moro.

Quella sinistra, per intenderci, – chiamata in causa dal Corsera – ha come referente Sel di Vendola, che avrebbe stretto un patto con l’ala dialogante degli incappucciati in nero, per portare in Parlamento alcuni di loro.

Sel non può vivere nella doppiezza: stare al fianco dell’ala più estremista e violenta della sinistra e, nello stesso tempo, governare regioni, provincie e comuni e, per di più, proporre il proprio leader alle primarie, per candidarlo alla premiership delle prossime politiche.

Al dunque, i Black Bloc non erano isolati dal resto degli Indignados, ma dentro questi c’era chi teneva loro bordone.

Che poi sono quelli che hanno in modo spudorato insultato e sputato Marco Pannella. Una scena indimenticabile, (come quella vista all’Hotel Raphael, quando la gente della medesime pasta degli “Indignados” gettava monetine e ululava contro Craxi), che non fa onore agli “italiani brava gente”.

INVOCA LA LEGGE REALE CONTRO GLI INDIGNATI

A VOLTE RITORNANO.. DI PIETRO: LO SBIRRO

Siamo al colmo dei colmi, Di Pietro dopo aver invocato la piazza per mesi e partecipato alla manifestazione degli Indignados di sabato scorso, ora, per salvarsi l’anima e la faccia, vorrebbe che il Parlamento approvasse la legge Reale bis: “arresti e fermi obbligatori e riti direttissimi con pene esemplari”, perché bisogna rispondere con provvedimenti di questo tipo quando si sta in uno “Stato d’emergenza”. A segue a ruota, i Ministro degli Interni, Roberto Maroni,che solo ex post manifestazione si sta facendo vivo per recuperare il salvabile.

La nostra posizione non è per nulla giustificazionista e perdonista nei confronti dei violenti e dei vandali incappucciati, anzi, ma non vorremmo che la nuova legge Reale, – come la chiama Di Pietro – fosse estesa per colpire degli innocenti e fosse il pretesto per creare una sorta di stato di polizia

Non è prima volta che si approvano leggi per perseguitare i delinquenti e poi ci vanno di mezzo i cittadini innocenti. Per esempio, nel periodo di Tangentopoli i Pm presero al volo le leggi contro la mafia per usare, nei confronti degli indagati, la custodia cautelare, che oramai è provvedimento diffusissimo.

 

LETTERA ALL’AVANTI DI BIAGIO MARZO

Caro compagno Correr,

                                  solo oggi ho potuto leggere il tuo articolo:”La gloriosa storia dell’Avanti! e la verità dimenticata”, pubblicato il 17 settembre us, e mi ha meravigliato che un giornalista attento come te, fa una ricostruzione  falsata della storia del quotidiano di Via del Corso, diretto da Valter Lavitola fino alle sue disavventure giudiziarie, in cui mi tiri in ballo assieme ad alcuni ex compagni che militano ora nel centrodestra. 

Quando si fanno le ricostruzioni “storiche” o si fanno con le carte in regola  oppure è meglio evitare di scriverle, perché puoi andare incontro a degli inconvenienti spiacevoli che creano solo e soltanto confusione e, nello stesso tempo, si mettono in circolazione nomi che è meglio non citarli, per carità di partito.

Sulla storia dell’Avanti!, dopo le dimissioni di Bettino Craxi da segretario nazionale, è meglio stendere un velo pietoso e non parlarne nel tentativo di commuovere il lettore come se fosse una storia deamicisiana, perché si scoprirebbero tanti altarini dietro i quali si sono consumati fatti e misfatti.

Dico questo, perché dopo la morte di Vincenzo Balsamo, dirigendo la Sezione nazionale di Organizzazione, mi fu affidato, mio malgrado, anche l’incarico di seguire le vicende amministrative del Partito, tra cui quella dell’Avanti! Ma di ciò è meglio tacere, perché molti dovrebbero arrossire per la vergogna, come altri dovrebbero farsi mea culpa sulle vicende legate alla proprietà immobiliare del Psi.  Oltretutto, parlare oggi del compagno liquidatore  Zoppo non è giusto, è meglio lasciarlo riposare in pace, lì dove è sepolto. Ma questa è un’altra storia.

Tornando all’Avanti! ex post Psi, dal primo giorno che il giornale fu pubblicato, fino al suo passaggio nelle mani del centrodestra, ho scritto tutti i santi giorni, con il sole e con la neve, senza mai ricevere un centesimo.

Per quanto mi riguarda, fu Bettino da Hammamet che mi pregò di collaborare e continuai a farlo fino alla sua morte.  Poiché non “sostenni” alcun “golpe” interno organizzato dall’allora Casa delle Libertà  e non condividendo le scelte politiche e l’entrata in scena di alcuni ex socialisti con i quali non avevo molta affinità umana e politica, lasciai baracca e burattini e insalutato ospite andai via con un grande rimpianto, perché  come socialisti avevamo perso l’ennesima occasione, per dire la nostra.

                                               Fraternamente, Biagio Marzo

 

lettera di biagio marzo a La Stampa

Caro Direttore,

sperando Iddio che la lettera di Gennaro Acquaviva abbia la forza di smuovere le acque morte del socialismo italiano, in un periodo in cui c’è bisogno di un ritorno al pensiero politico.

Per smuovere le acque socialiste, a ben vedere, non basta la riflessione di Acquaviva, ci vuole  ben altro. Una sorta di tsunami che risvegli le coscienze e ricomponga quel mondo socialista che non è tutto finito nel calderone del Pdl e tantomeno in quello del Pd. La stragrande maggioranza degli ex dirigenti, ex militanti ed ex elettori fanno ancora parte del partito del non voto, non avendo trovato, in questo ventennio, alcun referente politico degno di questo nome.

Acquaviva non è il primo e non sarà l’ultimo a volere la ricostruzione della forza socialista. Nelle settimane passate, per l’esattezza il 27 settembre, a Stella, paese natio di Sandro Pertini, un movimento spontaneo di base, chiamato “il Garofano giallo”, si è riunito per lanciare la parola d’ordine: “Rifare il Partito socialista italiano”.

Un Partito socialista, con la i usurpata indegnamente al Psi storico, c’è già, ma nessuno sa dove sia e chi sia. Ragion per cui, i socialisti apolidi della diaspora, compreso Acquaviva, presidente della Fondazione Socialismo, si battono, finora con scarso successo, per far rinascere una forza liberalsocialista aperta al confronto, e non solo, con i cattolici riformatori che tanto hanno contribuito alla democrazia e alle libertà del Paese.

Non sarebbe la prima esperienza per i socialisti e i cattolici. Nennianamente parlando,  ricordiamo l’”incontro storico” tra le due tradizioni, che segnò la storia del centrosinistra d’antan. Del resto, lo stesso Acquaviva viene dall’esperienza di quel piccolo mondo cattolico di origine  aclista, Acpol-Mpl, guidato da Livio Labor, che confluì nel Psi, aderendo alla corrente di Riccardo Lombardi, anche lui ex esponente del Partito Popolare di Don Sturzo.

Il Psi, per la sua cultura aperta e pluralista di conio liberale, non ha mai fatto distinzione tra laici e cattolici e questo è stato un grande merito che gli va riconosciuto senza se e senza ma.         

Un processo, quello della ricostruzione socialista,  tentato più volte malamente, sabotato in partenza, dal muro che la destra e la sinistra hanno alzato per bloccarlo. Non dobbiamo arrenderci e darla vinta all’una e all’altra, in un momento in cui i due schieramenti sono profondamente in crisi, con il rischio di una implosione. Destra e sinistra hanno infatti, costruito i loro partiti, avendo come obiettivo il potere tout court, senza le basilari fondamenta della cultura politica e di governo.

Ironia della sorte, quello che è nato nella cosiddetta Seconda Repubblica sta andando al “macero”, mentre sempre più gli uomini e le donne in carne ed ossa, avendo pesato il “nuovo” politico, vogliono il ritorno di tradizioni che storicamente sono uscite vincitrici: quella socialista, liberale e cattolica. Visto che la ideologia comunista e quella fascista,  non sono riuscite, loro malgrado, a garantire governabilità e stabilità.

Se così stanno le cose, è lecito chiedersi come mai i vinti della storia non sono stati toccati dalle inchieste giudiziarie sul finanziamento illecito dei partiti? Perché, grazie al combinato disposto di mass media e del potere giudiziario, gli elettori li hanno giudicati “immacolati” e, nel contempo, alternativi ai partiti i governo ( pentapartito). Per questa ragione, i comunisti e i fascisti hanno avuto il salvacondotto di salire al potere, a condizione che cambiassero nome e cognome e simbolo,  

Alla luce dei fatti del giorno, non hanno avuto la fortuna sperata. Hanno governato, alternativamente,  lasciando una scia maleodorante insopportabile.

Siamo dunque d’accordo con Acquaviva sulla necessità di riprendere il filo del confronto con il cattolicesimo riformatore, partendo dalle idee forza che ci accomunano e alle quali fa riferimento il presidente della Fondazione Socialismo.

A tal fine,sarebbe auspicabile aprire un laboratorio di idee e contributi per costruire  un contenitore inedito pluralista: socialista, liberale e cattolico. Solo in tal modo si riempirebbe un vuoto che ha reso la Seconda repubblica senza radici e in balia di una classe dirigente che deve andar via, senza alcun rimpianto.

STRATEGIE INUTILI

AVENTINO 89 ANNI DOPO, MA NON E’LA STESSA COSA

Talvolta, la storia si ripete, in peggio.

Il fantasma dell’Aventino è ricomparso, dopo ottantasette anni, nella vita politica italiana. Non sappiamo quale mente inventiva abbia scelto questo tipo di politica, oramai considerata morta e sepolta.

Aver fatto ricomparire il fantasma, è stato un atto deprecabile che non rafforza la democrazia e lascia isolato il capo dello Stato, in un momento in cui le istituzioni avrebbero dovuto coralmente ricompattarsi di fronte a una grave crisi di governo dai contorni non definiti, visto che si colloca, tra l’altro, in un quadro di crisi economica – finanziaria mondiale. Sotto questo aspetto, il sistema Italia non gode per nulla di buona salute per cui rischia di imitare la Grecia, per la forte esposizione al debito sovrano. Per questa ragione, il Paese, per non peggiorare la situazione, è sottoposto a una cura da cavallo, per mantenere il pareggio di bilancio.       

Le opposizioni parlamentari hanno scelto di salire sull’Aventino, come fecero le omologhe antifasciste, nel giugno del 1924, che uscirono da Montecitorio, abbandonando i lavori parlamentari, dopo il rapimento di Giacomo Matteotti, per denunziare i crimini delle milizie fasciste. Un dèjà vu, insomma.

Gli aventiniani  chiesero, inutilmente, che le milizie fossero sciolte e fosse ripristinata l’autorità della legge. Né furono sciolte le milizie, anzi, né l’autorità della legge fu ripristinata, ragion per cui, l’atto di dissenso degli aventiniani non ha lasciato, storicamente, un buon ricordo. A ben pensarci, fu una sorta di prima resa delle forze democratiche al fascismo, perché svuotarono quel che restava di democrazia parlamentare. Per di più, non coinvolsero le masse popolari, che avrebbero potuto contrastare, già allora, l’ascesa al potere di Benito Mussolini.    

Non era proprio il caso che, in piena crisi di governo, con le istituzioni che solo grazie al Presidente della repubblica restano in piedi, le opposizioni vestissero i panni di aventiniani post litteram.

Ad onor del vero, solamente i Radicali di Pannella, pur facendo parte dell’opposizione, sono stati presenti, alla Camera, al momento dell’intervento del presidente Berlusconi, volendo così rispettare, unicamente, la carica che lui ricopre.

Se la maggioranza di governo ha dimostrato, in questi anni, poco cultura delle istituzioni, le opposizioni che, peraltro, hanno sempre menato vanto di essere i garanti della Costituzione e delle istituzioni democratiche e, quindi, della democrazia parlamentare, hanno sbagliato doppiamente nello scegliere, come atto politico di dissenso, di salire sullo storico Colle romano. A ben vedere, anche in questo, come in tanti altri atteggiamenti politici, la maggioranza e l’opposizione sono speculari.

Agli occhi della gente, con questa fuga dal Parlamento, – il cuore della democrazia -, le opposizioni non hanno fatto una bella figura, perché, loro malgrado, si sono messe sulla medesima stregua della maggioranza.

Con la bocciatura della legge sul Rendiconto generale dello Stato, su cui si fonda l’impianto della stabilità economica e finanziaria del Paese, la maggioranza ha scelto di seguire, dopo “l’incidente di percorso”, un percorso inedito, forzando le regole,presentando un nuovo provvedimento, per salvare il salvabile.

Tuttavia, al governo non basta,- secondo il Quirinale -, la fiducia, deve sottoporsi alle sette fatiche d’Ercole, nel senso che deve operare in modo coeso, per affrontare gli urgenti problemi del Paese.

Nemmeno leggendo nella sfera di cristallo sapremmo se la Legislatura durerà fino al 2013, oppure si andrà a votare anticipatamente nel 2012, ma di una cosa siamo certi: le opposizioni aventiniane non sono di una pasta diversa da quella dell’attuale maggioranza.