Talvolta, la storia si ripete, in peggio.
Il fantasma dell’Aventino è ricomparso, dopo ottantasette anni, nella vita politica italiana. Non sappiamo quale mente inventiva abbia scelto questo tipo di politica, oramai considerata morta e sepolta.
Aver fatto ricomparire il fantasma, è stato un atto deprecabile che non rafforza la democrazia e lascia isolato il capo dello Stato, in un momento in cui le istituzioni avrebbero dovuto coralmente ricompattarsi di fronte a una grave crisi di governo dai contorni non definiti, visto che si colloca, tra l’altro, in un quadro di crisi economica – finanziaria mondiale. Sotto questo aspetto, il sistema Italia non gode per nulla di buona salute per cui rischia di imitare la Grecia, per la forte esposizione al debito sovrano. Per questa ragione, il Paese, per non peggiorare la situazione, è sottoposto a una cura da cavallo, per mantenere il pareggio di bilancio.
Le opposizioni parlamentari hanno scelto di salire sull’Aventino, come fecero le omologhe antifasciste, nel giugno del 1924, che uscirono da Montecitorio, abbandonando i lavori parlamentari, dopo il rapimento di Giacomo Matteotti, per denunziare i crimini delle milizie fasciste. Un dèjà vu, insomma.
Gli aventiniani chiesero, inutilmente, che le milizie fossero sciolte e fosse ripristinata l’autorità della legge. Né furono sciolte le milizie, anzi, né l’autorità della legge fu ripristinata, ragion per cui, l’atto di dissenso degli aventiniani non ha lasciato, storicamente, un buon ricordo. A ben pensarci, fu una sorta di prima resa delle forze democratiche al fascismo, perché svuotarono quel che restava di democrazia parlamentare. Per di più, non coinvolsero le masse popolari, che avrebbero potuto contrastare, già allora, l’ascesa al potere di Benito Mussolini.
Non era proprio il caso che, in piena crisi di governo, con le istituzioni che solo grazie al Presidente della repubblica restano in piedi, le opposizioni vestissero i panni di aventiniani post litteram.
Ad onor del vero, solamente i Radicali di Pannella, pur facendo parte dell’opposizione, sono stati presenti, alla Camera, al momento dell’intervento del presidente Berlusconi, volendo così rispettare, unicamente, la carica che lui ricopre.
Se la maggioranza di governo ha dimostrato, in questi anni, poco cultura delle istituzioni, le opposizioni che, peraltro, hanno sempre menato vanto di essere i garanti della Costituzione e delle istituzioni democratiche e, quindi, della democrazia parlamentare, hanno sbagliato doppiamente nello scegliere, come atto politico di dissenso, di salire sullo storico Colle romano. A ben vedere, anche in questo, come in tanti altri atteggiamenti politici, la maggioranza e l’opposizione sono speculari.
Agli occhi della gente, con questa fuga dal Parlamento, – il cuore della democrazia -, le opposizioni non hanno fatto una bella figura, perché, loro malgrado, si sono messe sulla medesima stregua della maggioranza.
Con la bocciatura della legge sul Rendiconto generale dello Stato, su cui si fonda l’impianto della stabilità economica e finanziaria del Paese, la maggioranza ha scelto di seguire, dopo “l’incidente di percorso”, un percorso inedito, forzando le regole,presentando un nuovo provvedimento, per salvare il salvabile.
Tuttavia, al governo non basta,- secondo il Quirinale -, la fiducia, deve sottoporsi alle sette fatiche d’Ercole, nel senso che deve operare in modo coeso, per affrontare gli urgenti problemi del Paese.
Nemmeno leggendo nella sfera di cristallo sapremmo se la Legislatura durerà fino al 2013, oppure si andrà a votare anticipatamente nel 2012, ma di una cosa siamo certi: le opposizioni aventiniane non sono di una pasta diversa da quella dell’attuale maggioranza.