Puglia felix, nei tempi passati, ora, non più. Da circa un anno, è l’epicentro di scandali e inchieste giudiziarie. Da Milano a Roma, da Trani a Bari, le inchieste sono al centro del dibattito politico di questa pazza campagna elettorale.
Dopo il caso delle mazzette milanesi, il pasticciaccio delle liste del Lazio, l’affaire Protezione civile, la maxi truffa Telecom Italia Sparkle e Fastweb, la vicenda Rai Agcom, ora, ritorna a galla lo scandalo della sanità pugliese con degli arresti.
La Procura di Trani ha colpito in alto: il Presidente del consiglio risulta indagato per concussione e minacce, il commissario dell’Authority, Giancarlo Innocenzi, per favoreggiamento e il direttore del Tg1,Augusto Minzolini, per rivelazione del segreto d’ufficio.
Quella di Bari ha colpito, invece, in basso, arrestando l’ex vice presedente della giunta regionale pugliese, Sandro Frisullo, a seguito delle indagini sulla gestione della sanità pugliese. E’ accusato di associazione per delinquere, corruzione e turbativa d’asta.
Nei mesi scorsi l’imprenditore barese Gianpaolo Tarantini rivelò ai Pm di aver offerto a Frisullo escort e denaro, che il politico avrebbe accettato, in cambio di vantaggi per le sue società nell’aggiudicazione di appalti presso la Asl di Lecce.
Tarantini è quello che, per entrare nelle grazie del premier, gli portava l’escort a Villa Certosa e a Palazzo Grazioli, tra cui Patrizia D’Addario, la protagonista del libro autobiografico dal titolo fellinano:”Gradisca presidente”.
Una storia greve come tante di questi tempi: un imprenditore che usa cocaina e donne come se fossero caramelle è in strettissimo contatto con il Presidente del consiglio, oltreché con il vice presidente della regione Puglia. Procura donne in cambio di favori. Berlusconi non pare che ne abbia fatti, Frisullo sì. Insomma, siamo alla migliore tradizione del film all’italiana, ormai cult.
Giampi Tarantini ha colpito al cuore, in modo inesorabile, alla vigilia del voto, la coalizione elettorale, con candidato alla presidenza, Nichi Vendola. Un brutto segno. Senz’altro, è un colpo non previsto e non sapremmo proprio dire se la coalizione è in grado di tenere botta. Per i moralisti tanto al chilo, (e ce ne sono tanti nella coalizione di Vendola in cui spicca la lista di Antonio Di Pietro), l’arresto di Frisullo è come se un rullo compressore fosse passato sopra di loro.
Per l’inchieste di Trani, la maggioranza di governo sta passando le pene dell’inferno, per quelle di Bari, l’opposizione ha perso la faccia e rischia di perdere anche le elezioni.
Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria. In proposito, si potrebbe dire che le due Procure hanno fatto propria la terza legge della dinamica. Che sorprese hanno ancora in serbo, per sconvolgere di più questa tumultuosa tornata elettorale?
Siamo in quelle situazioni inedite in cui può succedere di tutto, come ha scritto Paul Verlaine che il limite, una volta varcato, elimina ogni limite.
Si susseguono, oramai, casi giudiziari di ogni tipo e per ogni gusto, insomma c’è da scegliere per farsi una cultura. Scherzi a parte, mai, a memoria d’uomo, i Procuratori sono stati così presenti e potenti, da poter influenzare, in corso d’opera, il risultato di una campagna elettorale. Questo è possibile anche grazie all’apporto deciso dei mass media che amplificano a centinaia di decibel le indagini.
Il clima non è tra i migliori, ricorda, per fare solamente un paragone, quello giustizialista degli anni Novanta: con la presenza dei fantasmi di Robespierre e delle tricoteuses. Per l’appunto,ci sono quotidiani che operano come se fossero le gazzette dei Palazzi di giustizia, le quali, in anteprima assoluta, informano i lettori di inchieste e scandali. Il colmo è che si permettono il lusso di condannare il presunto colpevole, senza che si sia svolto uno straccio di processo, tenuto conto che in Italia i gradi di giudizio sono tre.
Poiché le inchieste come le disgrazie non arrivano mai sole, non crediate che sia finita qui.
PUGLIA FELIX..C’ERA UNA VOLTA
FASTWEB VERSO IL COMMISSARIAMENTO?
Questo è uno Fastweb e Telecom Sparkle potrebbero finire oggi nelle mani di un commissionario straordinario se verrà accolta la richiesta della Procura di Roma. Per questo,i lavoratori non dormono sonni tranquilli, dato che potrebbero saltare i posti dei problemi. In questi anni, ci siamo lamentati che, in Italia, sono diminuiti gli investimenti stranieri e la causa principale di ciò è stata individuata nella presenza delle organizzazioni criminali che si fanno pagare il “pizzo”. Adesso, saranno ancora di meno, dopo la scoperta della maxitruffa Fastweb e Telecom Sparkle. A ben vedere, gli effetti negativi si sono visti nel breve giro di tempo.
Per Telecom Italia è una brutta botta, per quello che rappresenta nel panorama internazionale delle tlc, dato che Telecom Sparkle è una consociata che gestisce il traffico telefonico.
A questo caso si aggiunge anche il processo in corso sullo scandalo delle intercettazioni in cui uno dei protagonisti, l’investigatore Emanuele Cipriani, nell’ultima udienza, a tirato in ballo, Marco Tronchetti Provera, citato come teste, per cui si dovrà presentare il 9 marzo.
Telecom Italia da quando è stata privatizzata non ha avuto un giorno di pace, passando dalle mani degli Agnelli a quelle di Colaninno e da quelle di Olimpia – Tronchetti Provera a quelle di Telco.
Purtroppo anche i soci di Telco, la holding che controlla Telecom, sono preoccupati. Della finanziaria, la cui quota di controllo è del 22,5%, fanno parte la spagnola Telefonica(46,179%), Mediobanca(11,57), Intesa San Paolo(11,57) e Generali(30,67).
Telefonica è una azienda spagnola tra le prime a livello mondiale e Mediobanca l’unica merchant bank italiana degna di questo nome , Intensa San Paolo la banca per lo sviluppo e Generali la terza compagnia di assicurazione europea. Il fior fiore del capitalismo italiano.
Il sospetto dei Pm è che ci sia anche il coinvolgimento del vertici di Telecom nell’affaire Telecom Sparkle. All’epoca del fatti, 2005-07, presidente era Riccardo Ruggero e amministratore delegato, Stefano Mazzitelli.
Vale la pena ricordare che ad aprile c’è il rinnovo del vertice di Generali ed è un passaggio delicato, perché c’è il rinnovamento del suo board e, in particolare, è in gioco la sostituzione di Antoine Bernheime. Di qui, potrebbe prendere l’abbrivio un giro di poltrone che cambierebbe il salotto buono del capitalismo italiano.
Non è scontato che tutto fili liscio come l’olio,comunque, alla luce dei fatti, l’affaire Telecon Sparkle era meglio che non fosse scoppiato.
Ammesso e non concesso che ci fossero state le condizioni di fusione tra Telecom Italia e Telefonica, a seguito dell’affaire Telecom Sparkle, l’operazione è sfumata.
Analisi e ragionamenti non sono mancate, ma Cesar Alierta, presidente della multinazionale telefonica spagnola, ha riconfermato il suo disinteresse alla fusione, dopo alcuni tentativi andati avuto, perché, a Palazzo Chigi, fu issata la bandiera dell’italianità. Come si fece per l’ Alitalia: la cordata italo -italiana bloccò la vendita del vettore all’Air France Klm. Allora, il Presidente del consiglio era su quella posizione e non voleva sentir parlare di fusione tra Telecom e Telefonica, ora, invece, ha riscoperto l’economia del libero mercato, quindi, la fusione non è una parola tabù.
Di fronte a questo quadro, Franco Bernabé porta avanti il suo piano incentrato sul risanamento. Ad oggi, il deficit è sceso a 34 miliardi di euro e, di questo passo, non potrà avere strategie ambiziose, non essendo alle viste l’aumento di capitale e lo scorporo della rete. Però, un risultato l’ha ottenuto: l’ad Di Fastweb, Stefano Parisi, sponsorizzato da Geronzi e Berlusconi per la poltrona di ad di Telecom, per i problemi giudiziari cadutigli addosso, in cui non c’entra un bel niente, non è, per ora, suo concorrente.
Con il dietrofront di Alierta, c’è chi dice che ci sarà uno stop e c’è chi dice il contrario: le partite tra l’Italia e la Spagna avranno uno sviluppo positivo.
Gli investimenti di Mediaset nelle Tv commerciali e satellitari iberiche, avevano fatto ben sperare. Con un investimento di un miliardo di euro, ha acquistato da Prisa la tv Cuatro e il 22% di digital Plus, di cui Telefonica controlla il 21%.
Secondo rumor provenienti nientemeno che dalla destra spagnola, la partita delle fusioni tra le due aziende tlc, Telecom e Telefonica, è ancora aperta, perché è ritornato il revival della fusione tra Autostrade e Abertis. In cambio l’Eni avrebbe via libera per comprare la principale compagnia petrolifera iberica, Repsol. Grazie al placet di Zapatero. Negli affari non c’è destra e sinistra che tenga.
POLITICA SE CI SEI BATTI UN COLPO.
La Vecchia Europa vive un momento drammatico e ogni suo paese ha i propri problemi: chi economici la Spagna, chi finanziari la Grecia e chi sul piano dell’etica pubblica, l’Italia. Come se ci fosse una specie Spectre che sa dove colpire. Per esempio, il tallone d’Achille dell’Italia è la moralità.
Si sta scoperchiando il vaso di Pandora del malaffare e si sente il bisogno impellente di cercare l’antidoto e, nella fattispecie, sono le riforme per combattere la corruzione dilagante e per dare un assetto istituzionale a misura dei tempi.
E, comunque, è in corso una guerra per bande senza esclusioni di colpi. Tutti contro tutti e non si salva nessuno.
Intanto, il profilare dei comitati di affari sta inquinando la vita del Paese. Lo scontro tra la Procura di Roma e quella di Firenze potrebbe danneggiare l’inchiesta sul caso Protezione civile. La querelle tra maggioranza e opposizione ha segnato questa prima parte della Legislatura in una lunga, fastidiosa e schizofrenica campagna elettorale.
Il problema, come si dice abitualmente, è politico,ma i politici non rispondono, nemmeno se si battono i famosi tre colpi. Per questo, servono idee forti e fresche e pensieri lunghi e innovativi, ma dio solo lo sa dove trovarli.
Non essendoci un establishment degno di questo nome, tutto è scadente compresa la nostra società, peraltro degradata e ridotta a pezzi, in cui si rispecchia il ceto politico rissoso e mediocre. Se non ci fosse il Colle che fa quello che è di sua competenza istituzionale, il resto è noia. Il che è solo un eufemismo, per non dire che la politica è fonte di disgregazione, malcostume, contrapposizione e di incompatibilità culturale e morale.
I tempi sono malvagi e si vedono quanto lo sono, ogni giorno che passa e, comunque, ogni giorno la sua pena.
Adesso è sceso in campo Luca Cordero di Montezemolo, ieri Fini seguito a ruota da D’Alema, che hanno rilanciato le riforme, lungo il solco tracciato dal Presidente Napolitano.
Sotto questi chiari di luna, il revival riformista è una sorta di vento pulito, anche se il solito che spira da più di trent’anni, per l’esattezza da quando Craxi lanciò la Grande riforma.
Aver sollevato la questione delle riforme, d’altro canto, serve vuoi per scaricare le tensioni della società italiana e del modo politico avvitate sull’affaire della Protezione civile in particolare e sulla corruzione in generale vuoi per alzare il tono del dibattito politico, di basso profilo.
La preoccupazione di cui si stanno facendo carico le alte cariche dello Stato è che non scappi di mano la situazione, così come è successo al Festival di San Remo quando gli orchestrali si sono ribellati di fronte al successo di una canzonetta non di loro gradimento. Non è il solo caso. Ancora. C’è stata una manifestazione di una maggioranza silenziosa di cittadini dell’Aquila, abitanti nel centro storico prima del sisma, che hanno contestato le autorità che ancora non sono in grado di liberarlo dai cumuli di macerie, per cui non possono, dove si può, ritornare nelle proprie case.
Quanti casi San Remo e Aquila possono accadere da oggi in poi in Italia, dal momento in cui il governo non sa rispondere alle istanze di cambiamento economico, sociale, morale, civile e culturale della gente.
Ciononostante, non c’è ancora una presa d’atto dello stato del Paese. Basterebbe che Berlusconi uscisse dai Palazzi in cui vive privatamente e istituzionalmente e si recasse al Parlamento, dal quale manca dal giorno in cui il suo governo ebbe la fiducia, per dire, una volta per tutte, cosa pensa dello stato del Paese e come farlo uscire dal tunnel in cui si trova. Dopodiché, maggioranza e opposizione, ognuno per suo conto, dovrebbero prendersi la proprie responsabilità.
MALAFFARE NEL PDL
Il campanello d’allarme lo ha suonato Fabrizio Cicchitto:”La risposta a un disegno politico-giudiziario deve essere rigorosa e selettiva, non può comportare la difesa di tutto e di tutti. Bisogna anche essere molto rigorosi nella formazione delle liste per le regionali”.
Cicchitto ha aperto gli occhi di fronte all’affaire Protezione civile, e dopo, a maggior ragione, gli arresti del consigliere milanese e del presidente della provincia di Vercelli, gli ha spalancati del tutto. Di qui, il suo monito, preoccupato che ci possa essere una questione morale all’interno del suo partito. Il suo, insomma, è un alto là, affinché gli amministratori si comportino in modo rigoroso nella gestione della cosa pubblica. In un grande partito, com’è il Pdl, che sta alla guida di numerosi enti locali, c’è sempre qualcuno che sgarra dalla giusta via.
D’altronde, quando si giustifica tutto e il contrario di tutto e si spara alcune volte a sproposito contro i magistrati molti di questi impegnati solo a fare il loro mestiere e senza grilli politici per la testa, alla fine si ha come risultato un partito che rischia di essere inquinato dalla corruzione. Fatto sta che i dirigenti si sentono garantiti su tutto, come se ci fosse una sorta di lascia passare. Consapevoli che c’è sempre, nel bene e nel male, qualcuno che li copre. In questo caso, Berlusconi. Continua a leggere »
LA QUESTIONE CATTOLICA E LA BONINO
E’ scoppiata la questione cattolica. Il quotidiano dei vescovi, l’Avvenire, picchia duro nei confronti del Pd. Dicono per colpa della candidatura della Bonino. Sarà.
Il problema è più profondo e se la prendono con la Bonino, perché i leader Pd non hanno il coraggio di fare una analisi di come è cambiato il rapporto tra politica e Chiesa. In particolare,come è cambiato il modo di fare politica della Chiesa, alla luce anche della costituzione del Pd e dei cambiamenti politici e sociali( la fine dell’unità politica dei cattolici, la ridefinizione del sistema politico e la crescente secolarizzazione della società). Continua a leggere »
