BIAGIO MARZO RISPONDE A VENEZIANI SU \"L\'AVANTI!\"

LIBERI E MISTIFICATORI

Noi socialisti siamo oramai abituati a tutto, ma per ogni cosa c’è un limite, nella fattispecie insopportabile e, peraltro calunniosa. Leggendo il pezzo di Gianluca Veneziani su Libero ( domenica 11 settembre), abbiamo la netta sensazione che l’autore è preso da un antisocialismo fegatoso e fagatale, che lo porta a fare pipì fuori dal vasino.

 Veneziani, falsificando e banalizzando la storia dell’Avanti, accomuna Valter Lavitola ad alcuni direttori del quotidiano socialista che, per un verso e per l’altro, sono stati costretti per l’idea rivoluzionaria ( Mussolini socialista), per il fascismo, (Treves, Nenni ) e per il giustizialismo catto comunista e fascista (Craxi) a lasciare l’Italia di cui hanno fatto la storia e, per di più, rendendola un Paese democratico, libero, civile e sviluppato. Escluso Mussolini, per intenderci. 

Dopo aver fatto una ricostruzione della storia de l’Avanti!,”il pennivendolo” di Libero tira le sue personali conclusioni che l’Avanti! è un giornale di latitanti. L’ultimo della serie sarebbe Valter Lavitola.  

 I socialisti nei confronti del quotidiano Libero dovrebbero comportarsi come gli uomini del Risorgimento lombardo che per boicottare l’occupazione austriaca, non compravano più i sigari di Stato, pur avendoli stretti tra i denti.

Per Libero, non vale un gesto simile, ma basterebbe non comprarlo e non leggerlo nemmeno se fosse sul banchetto del vostro barbiere.

 

RIFLESSIONI MARZIANE..

Solo ora, Berlusconi si è accorto che viviamo in paese di merda, noi, per la verità, di questo stato stallatico ce ne accorgemmo da tempo, quando andarono al potere gli sconfitti della storia, comunisti e fascisti, e nuovisti alla Berlusconi. Il rischio del nuovismo non è per nulla finito, dietro l’angolo ci sono Montezemolo e Profumo. Il primo è da evitare, avendone fatte più Carlo in Francia; al secondo preferiamo il Profumo di donna, con Al Pacino

 

UN EURO PER L’AVANTI! e un invito…

UN EURO PER L’AVANTI! e un invito…

 

Il nome del quotidiano l’Avanti! l’ho sempre declinato, per  una specie di riflesso condizionato, con il quadro del “Quarto stato” di Pelizza de Volpedo”: la marcia della masse contadine ed operai verso il sol dell’avvenire, ora, quando sento parlare de L’Avanti!, per notizie tristemente giudiziarie, penso in quali mani è capitato

A Stella, il 25 settembre pv, i compagni del “Garofano giallo” hanno convocato una manifestazione di base per tentare di gettare le fondamenta per costruire un vero soggetto socialista. In questa occasione i compagni potrebbero lanciare la campagna per l’acquisto del quotidiano socialista: “Un euro per salvare L’Avanti”.

L’invito è rivolto anche alle tante organizzazioni della diaspora. Chi ha a cuore le sorti del socialismo e del suo giornale: Avanti compagni! Ora o mai più.

                     Biagio Marzo

QUESTIONE MORALE

NON SI SALVA NEANCHE IL PD?

NON SI SALVA NEANCHE IL PD?

Anche i casi Penati e Pronzato, oltre a quelli della P3 e P4, devono far riflettere sul degrado della vita politica italiana, perché non si salva più nessuno.

I crociati dell’etica pubblica dovrebbero farsi il mea culpa. E comunque,il Pd non detiene più il cento per cento della moralità, come per decenni ha lasciato credere.  Continua a leggere »

L'ITAIA FRA VACANZE E RESE DEI CONTI

LUGLIO META’ GIARDINO E META’ GALERA

LUGLIO META’ GIARDINO E META’ GALERA

Il giorno dopo l’arresto del deputato Papa e il salvataggio del senatore Tedesco, le polemiche  infiammano la vita politica a causa del fatto che – secondo il Pdl – il voto a Montecitorio non è stato segreto. Nel frattempo, il Capo dello Stato tenta di gettare acqua sul fuoco, stigmatizzando “l’intollerabile scontro tra politica e magistratura e aggiungendo che “le intercettazioni cui non sempre si fa ricorso – come invece insegna la Corte di Cassazione – solo nei casi di assoluta indispensabilità per le specifiche indagine e delle quali viene poi spesso divulgato il contenuto pur quando esso è privo di rilievo processuale”. Ciò, peraltro, è lesivo della”privatezza dell’indagato, o ancor di più, di soggetti estranei al giudizio”.

Tuttavia problema è politico, si diceva una volta, e riguarda innanzitutto l’alleanza tra Pdl e Lega.

Dopo il voto del Parlamento, tra Berlusconi e gli alleati leghisti occorre un chiarimento politico di fondo per uscire da gorgo in cui si sono cacciati.

Alla luce del mercoledì nero di Berlusconi le cene del lunedì, ad Arcore, che tanto facevano inquietare Gianfranco Fini, quando militava nel Pdl, sono risultate, alla prova dei fatti, una presa in giro. Anche perché,  proprio la Lega ha contribuito, con le opposizioni, a fare arrestare Papa e la medesima linea giustizialista ha tenuto sul caso Tedesco. Però,il senatore barese è stato salvato dalla atteggiamento garantista del Pdl e il soccorso rosso arrivato da un gruppo di senatori  del Pd.

Bisognerebbe capire se tra Umberto Bossi e Roberto Maroni ci sia stato un gioco delle parti, Bossi garantista e Maroni giustizialista, oppure sono cambiati i rapporti di forza e il Ministro degli Interni ha il controllo pieno del partito. In effetti, sembra che sia proprio così, con Bossi ormai fuori gioco.   

In verità,Maroni è un personaggio, diciamo, controverso sul decreto Biondi ( luglio 1994), che vietava la custodia preventiva in carcere per i reati contro la Pubblica amministrazione, prima diede il via libera e poi nel Consiglio dei ministri votò contro, scusandosi col dire che non l’aveva letto. Non è tutto. Quando la Lega uscì dal governo Berlusconi 1 e si formò l’esecutivo guidato da Lamberto Dini, Roberto Maroni entrò in rotta di collisione con il capo del Carroccio, perché era contrario alla rottura dell’alleanza con Forza Italia e Alleanza nazionale. Al dunque, era per il proseguimento della prima esperienza del governo Berlusconi e dopo un periodo di rapporti freddi con Bossi, Maroni recuperò il legame senza creare altre situazioni imbarazzanti, fino a mercoledì 21 luglio 2011.

Fatto sta che l’ultima volta che l’aula di Montecitorio aveva accolto la richiesta della Giunta per le autorizzazioni a procedere era stata nel 1984 nei confronti dell’allora deputato missino Massimo Abbatangelo, per violazione delle disposizioni sulle armi, in seguito all’attentato del ‘70 contro la sezione del Pci di Fuorigrotta, a Napoli.
Nel 1983, a inizio di legislatura, la Camera aveva votato l’autorizzazione all’arresto di Toni Negri chiesta dalla magistratura per reati connessi al terrorismo. Negri, che era stato eletto due mesi prima con i Radicali, mentre era in carcere, era però intanto fuggito a Parigi, rientrò poi in Italia, nel 1997, e finì di scontare la sua pena. Per la cronaca, Negri confessa che fu Bettino Craxi a dirgli di mettersi in salvo, visto che per lui si stava mettendo male, mentre il partito che lo aveva fatto eleggere, il Partito Radicale, era per l’arresto. Anche su Papa, un personaggio, che non è uno stinco di santo, per cui è, nel contempo, molto discusso e discutibile, i Radicali hanno votato per l’arresto. Ma questa dei Radicali sulla giustizia è un’altra storia.

Per Papa, come per tanti altri detenuti, si è usata la misura medievale della custodia cautelare, inaugurata da Mani pulite, forzando soverchio la legge.

A ben vedere,in Italia è consentita la carcerazione preventiva solo in tre casi, cioè pericolo di fuga e conseguente sottrazione al processo ed alla eventuale pena, pericolo di reiterazione del reato e pericolo di turbamento delle indagini, ma arrestare Papa, per questi tre casi di cui sopra,ce ne passa.

Sembra che il passato in Italia non passa mai, prova ne sia che siamo piombati negli anni delle tricoteuse e del tintinnare delle manette di Tangentopoli. Un giorno sì e l’altro pure si arrestano e si avvisano di reato esponenti di destra e di sinistra. Adesso pure Penati, per problemi di tangenti, è entrato nel tritacarne giudiziario.

Insomma, si è dato via libera, per colpa di un ceto politico imbelle, al partito delle procure di decidere sulla sorte dei governi. La politica è senza più vis e il vero potere ce l’hanno in mano i Pm. Sicché, la Seconda repubblica sta facendo la fine della Prima.

Ragion per cui, è necessario un chiarimento del Pdl con la Lega made Maroni che dovrà decidere: se continuare l’esperienza del governo Berlusconi, o che questi faccia un passo indietro passando il testimone ad un altro per un nuovo governo con l’attuale maggioranza, cosa assai improbabile, o un governo tecnico o politico in chiave di larghe intese che metta le mani sulla crisi economia e faccia una nuova legge elettorale, oppure, arrivare addirittura allo scioglimento delle Camere, infischiandosene delle crisi in cui versa il Paese.

Una cosa è certa così non si può andare avanti, pena di finire come la Grecia sotto l’aspetto economico e, per di più, con governi approvati con l’imprimatur delle procure.