PERICOLI ED OPPORTUNITA'

LA SFIDA DELLA NUOVA TUNISIA

Da “IL RIFORMISTA”

Ha vinto come era largamente prevedibile il partito degli islamici H’nada , ma ha vinto soprattutto un popolo , quello tunisino che ha dato una prova democratica straordinaria, un segnale di maturità per molti , ma non per tutti inatteso.

La verità e’ che il piccolo paese magrebino si e’ risvegliato da un torpore politico, da una passiva accettazione della democrazia guidata durante gli anni di regime , ma non e’ mai apparso neanche all’epoca di Bourguiba e Ben Ali un paese privo di risorse aggiuntive insite nella loro cultura antica e nella straordinaria laboriosità che continuano a fare della Tunisia  uno dei più dinamici del Mondo arabo e che l’ avvenire non farà che confermare.

Ci si interroga naturalmente sulla scelta fatta dalla Maggioranza relativa della popolazione verso il  Movimento H’nada la cui forza risiede nella conservazione dei dettami religiosi, la verità e’ che , al di la’ delle divisioni tecniche e politiche del fronte laico che gli si opponeva ( ma neanche troppo), la scelta Tunisina e’ stata nel segno di un rinnovamento nella continuità, nella rassicurazione e nella certezza che l’impianto compassionevole del welfare garantito dai partiti unici che hanno guidato la nazione per diversi lustri non sarebbe stato intaccato, che l’unita identitaria della nazione avrebbe saputo interpretare in forme innovative il rinascimento islamico  incarnato  dall’affine popolo turco. I nuovi capi hanno ” facce serene” e rassicuranti, il loro linguaggio e’ sempre stato attento a vellicare gli istinti anti totalitari e non oscurantisti , fondando la ragione della rinascita tunisina attraverso le radici profonde di un IslAm che si fa stato senza prevaricare sulle conquiste sociali ed economiche .

Il voto agli islamici tunisini sta nella sintonia degli orientamenti politici del mondo globalizzato, e’ un voto intriso di populismo e demagogia, e ‘ la conferma della debolezza delle ideologie d’importazione come quella socialdemocratica o post comunista democraticista peraltro interpretate in qualche caso da una vecchia opposizione di sua maestà. Molti si sentono scippati del significato della Rivoluzione dei gelsomini interpretando il voto come un arretramento dei presupposti e dei fini del cambiamento Tunisino, vero si e’ che lo sbocco di ogni Rivoluzione senza ceto rivoluzionario e’ sempre agli antipodi dei suoi primordi. Una rivoluzione nata a sinistra non poteva non finire per ingrossare il populismo e la destra religiosa che erroneamente e’ sempre stata giudicata estranea od assente dalla rivoluzione , un osservazione quest’ultima completamente errata perché i veri ed ostinati oppositori interni ed esterni alle autocrazie del Nord Africa e’ sempre stato il movimento islamico politico ed economico che mal digerivano il non assoggettarsi dei rais del Magreb , sono state le Televisioni satellitari, la gioventù colta e moderna urbana islamizzata a piegare il Regime,

settori ampi della sicurezza interna in collegamento  con forze della reazione occidentali  stanche  di sostenere questi Regimi logorati e corrotti. Questa doppia  tenaglia ha accelerato la  fine ma certamente non ne ha previsto gli esiti e gli sbocchi futuri. Io credo non si debba avere “paura dei pericoli”, nasce sulla sponda mediterranea una “Democrazia Islamica”, vivendo in un paese dove si invoca la rinascita di una ” Democrazia Cristiana” non possiamo non rilevarne le curiose analogie e trarne le ovvie conseguenze. Ai tunisini il compito di riscrivere i principi ed valori della nuova Carta Costituente, tenere insieme conquiste laiche e principi religiosi non sara’ semplice ma il Compromesso politico e sociale e il solo modo per mantenere in vita popoli e Comunità, ed al popolo tunisino non manca lo spirito nazionale perché ciò possa essere fatto. Saranno piuttosto le ricette economiche ed il rilancio dello sviluppo e della crescita il vero banco di prova della giovane democrazia Tunisina, e il terreno della sfida sposteranno inevitabilmente verso l’est islamico e l’oriente cinese questi nostri vicini di casa, salvo rendersi conto che l’esaltazione delle Primavere del mediterraneo non sia da parte nostra soltanto un esercizio retorico , ma un programma di rilancio e di sviluppo comune. Per questo che la vicenda tunisina e magrebina ci riguarda. Eccome.

Ha vinto come era largamente prevedibile il partito degli islamici H’nada , ma ha vinto soprattutto un popolo , quello tunisino che ha dato una prova democratica straordinaria, un segnale di maturità per molti , ma non per tutti inatteso.

La verità e’ che il piccolo paese magrebino si e’ risvegliato da un torpore politico, da una passiva accettazione della democrazia guidata durante gli anni di regime , ma non e’ mai apparso neanche all’epoca di Bourguiba e Ben Ali un paese privo di risorse aggiuntive insite nella loro cultura antica e nella straordinaria laboriosità che continuano a fare della Tunisia  uno dei più dinamici del Mondo arabo e che l’ avvenire non farà che confermare.

Ci si interroga naturalmente sulla scelta fatta dalla Maggioranza relativa della popolazione verso il  Movimento H’nada la cui forza risiede nella conservazione dei dettami religiosi, la verità e’ che , al di la’ delle divisioni tecniche e politiche del fronte laico che gli si opponeva ( ma neanche troppo), la scelta Tunisina e’ stata nel segno di un rinnovamento nella continuità, nella rassicurazione e nella certezza che l’impianto compassionevole del welfare garantito dai partiti unici che hanno guidato la nazione per diversi lustri non sarebbe stato intaccato, che l’unita identitaria della nazione avrebbe saputo interpretare in forme innovative il rinascimento islamico  incarnato  dall’affine popolo turco. I nuovi capi hanno ” facce serene” e rassicuranti, il loro linguaggio e’ sempre stato attento a vellicare gli istinti anti totalitari e non oscurantisti , fondando la ragione della rinascita tunisina attraverso le radici profonde di un IslAm che si fa stato senza prevaricare sulle conquiste sociali ed economiche .

Il voto agli islamici tunisini sta nella sintonia degli orientamenti politici del mondo globalizzato, e’ un voto intriso di populismo e demagogia, e ‘ la conferma della debolezza delle ideologie d’importazione come quella socialdemocratica o post comunista democraticista peraltro interpretate in qualche caso da una vecchia opposizione di sua maestà. Molti si sentono scippati del significato della Rivoluzione dei gelsomini interpretando il voto come un arretramento dei presupposti e dei fini del cambiamento Tunisino, vero si e’ che lo sbocco di ogni Rivoluzione senza ceto rivoluzionario e’ sempre agli antipodi dei suoi primordi. Una rivoluzione nata a sinistra non poteva non finire per ingrossare il populismo e la destra religiosa che erroneamente e’ sempre stata giudicata estranea od assente dalla rivoluzione , un osservazione quest’ultima completamente errata perché i veri ed ostinati oppositori interni ed esterni alle autocrazie del Nord Africa e’ sempre stato il movimento islamico politico ed economico che mal digerivano il non assoggettarsi dei rais del Magreb , sono state le Televisioni satellitari, la gioventù colta e moderna urbana islamizzata a piegare il Regime,

settori ampi della sicurezza interna in collegamento  con forze della reazione occidentali  stanche  di sostenere questi Regimi logorati e corrotti. Questa doppia  tenaglia ha accelerato la  fine ma certamente non ne ha previsto gli esiti e gli sbocchi futuri. Io credo non si debba avere “paura dei pericoli”, nasce sulla sponda mediterranea una “Democrazia Islamica”, vivendo in un paese dove si invoca la rinascita di una ” Democrazia Cristiana” non possiamo non rilevarne le curiose analogie e trarne le ovvie conseguenze. Ai tunisini il compito di riscrivere i principi ed valori della nuova Carta Costituente, tenere insieme conquiste laiche e principi religiosi non sara’ semplice ma il Compromesso politico e sociale e il solo modo per mantenere in vita popoli e Comunità, ed al popolo tunisino non manca lo spirito nazionale perché ciò possa essere fatto. Saranno piuttosto le ricette economiche ed il rilancio dello sviluppo e della crescita il vero banco di prova della giovane democrazia Tunisina, e il terreno della sfida sposteranno inevitabilmente verso l’est islamico e l’oriente cinese questi nostri vicini di casa, salvo rendersi conto che l’esaltazione delle Primavere del mediterraneo non sia da parte nostra soltanto un esercizio retorico , ma un programma di rilancio e di sviluppo comune. Per questo che la vicenda tunisina e magrebina ci riguarda. Eccome.

 

BRUTTO CLIMA.

Brutto clima. E non si tratta solo di terremoti terrestri e finanziari, l’idea di poter affrontare una crisi di ordine epocale con le formulette e le alchimie della politica o della finanza dà la misura dell’insensibilità della classe dirigente italiana che pare al di sotto delle necessità.

L’offensiva nei confronti della Politica certo appare un singolare deja vu con la crisi della Prima Repubblica, ma costruire delle analogie senza considerare i gravi guasti operati dalla breve Seconda repubblica significa tentare di rifugiarsi nel bunker senza osservare che da allora oggi le cose non sono solo cambiate ma sono di gran lunga peggiorate, quelle nel nostro paese e tuttò ciò che si muove lontano e vicino a noi, basti pensare alle incognite prodotte dalle Rivoluzioni arabe e dal conflitto irrisolto in Libia.

Se si alimenta la sfiducia e si utilizza il metodo “Murdoch” per violentare e distorcere l’opinione pubblica il rischio è quello di ritrovarci direttamente a Weimar.

Poche sono le personalità politiche che hanno mantenuto testa sulle spalle e barra a dritta.  Spicca quella del Capo dello Stato a cui non fa difetto né saggezza né antica cultura politica. Si tratta di sostenerne l’azione non in virtù e generico appoggio all’istituzione, ma nella convinta ragione di chi pensa che Egli rappresenti un punto di riferimento. Anche per il futuro.

RIFLESSIONI PRE-ELETTORALI

POPULISMI E I COMPITI DEI SOCIALISTI

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 Milano per quasi un secolo, fatto salvo la parentesi del ventennio, i sindaci cattolici e laici durante il centro-sinistra degli anni sessanta e l’ultima parte post-Mani pulite, ha avuto Sindaci di limpida tradizione socialista e riformista; per questa ragione non c’è da stupirsi se la tendenza e l’orientamento del voto della Città considerata Capitale economica del paese in questa tornata sembra voltarsi nuovamente verso un opzione di sinistra. Nella riproposizione di un uomo della sinistra alla guida della città certamente si deve scontare il fatto che i Partiti storici e le loro classi dirigenti non hanno saputo riprodursi né in termini di consenso elettorale né nella tradizionale capacità di guida culturale e politica della città. Continua a leggere »

ARTICOLO SUL IL RIFORMISTA

NEO.SOCIALISMO

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Non solo a causa di polemiche intervenute nel medesimo frangente politico sta maturando una tendenza neo-socialista all’interno della società italiana. E’ accaduto in fasi di svolte decisive anche in altre epoche che il Socialismo italiano colga i mutamenti di fase e si manifesti per poterle padroneggiarle al meglio senza subire gli effetti più negativi che derivano dalla mancanza di prospettiva. Continua a leggere »

AVANZATA ALLEATA

LO SCHIAFFO ALL’ITALIA E L’AVVENTURA LIBICA

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E’ inutile girarci attorno, la video-conferenza preparatoria della riunione odierna a Londra sulla Crisi Libica tenuta fra i quattro cosiddetti Grandi, è stato un vero e proprio schiaffo in faccia all’Italia. Uno schiaffo in faccia a Berlusconi, sedicente Statista, sfottuto da un Ambasciatore : “non lo abbiamo chiamato perché era impegnsto in tribunale” Continua a leggere »