IL PSI AL 32% DEL GRADIMENTO

E GLI ITALIANI RIABILITANO I VECCHI PARTITI..

Uno Studio di Diamanti da “la REPUBBLICA”

 

La rivalutazione dei partiti della prima Repubblica appare molto estesa. A destra come a sinistra. Il 45% degli italiani, oggi, giudica positivamente la Dc, il 35% il Pci, il 32% il Psi. L’apprezzamento nei loro confronti si è rafforzato sensibilmente negli ultimi 5 anni: di circa il 9 punti percentuali verso la Dc e il Psi; di quasi il 4 verso il Pci. Probabilmente, anzi: sicuramente, i partiti maggiori della prima Repubblica sono più apprezzati oggi che al loro tempo. Quando esistevano veramente.

D’altronde, gli italiani hanno sempre votato  -  in larga misura  -  “contro” prima ancora che “per”. Un popolo di “anti”: comunisti, capitalisti, clericali. Però mai, come oggi, il sentimento antipolitico e partitico degli italiani era apparso tanto sviluppato ed esteso. In modo così generalizzato. Al punto da suscitare un’onda impetuosa di rimpianto verso un passato fino a ieri deprecato. Naturalmente, più che per merito dei partiti di un tempo è per colpa di quelli che li hanno sostituiti. Di cui il Pdl costituisce l’idealtipo. E Forza Italia il riferimento esemplare. Il modello inventato da Berlusconi e imitato da tutti. Oggi suscita delusione. E nostalgia. In senso etimologico: “malattia del ritorno”. Evocazione dolorosa di un passato idealizzato, a causa delle ombre del presente. Per citare Odon Vallet: “la nostalgia è l’oppio dei vecchi”. Per questo è tanto diffusa, oggi. Soprattutto fra i più vecchi. In questo paese di vecchi, dove la seconda Repubblica è invecchiata da tempo, insieme ai partiti – sedicenti – nuovi che l’hanno guidata. Insieme alla nostra democrazia. Insieme a noi, che siamo invecchiati attraversando entrambe le repubbliche, senza trovare un approdo sereno.

 

POLITICA IN CRISI. 29 MARZO COME 5 APRILE 92

POLITICA IN CRISI. 29 MARZO COME 5 APRILE 92

C’è in atto una profonda «crisi della politica», per dirla con le parole di Bobo Craxi, che si prepara al rush finale verso le regionali del Lazio di fine marzo sot‐ to le insegne del Partito socialista a sostegno di Emma Bonino. Una politica «debole e fragile di fronte all’incalzare delle vicende giudiziarie», che «non riesce a dare segnali di autorevolezza» neppure dinanzi alle priorità che assillano il Paese.

Quali sono le ragione che l’hanno spinta ad impegnarsi in prima persona in questa tornata elettorale amministrativa? «E’ una scelta che nasce dalla considerazione che, in realtà, si tratta di elezioni nazionali e non solo locali. Le regionali non sono un semplice test, come dimostra lo scontro aperto in corso. E’ evidente che il 29 marzo segnerà una tappa verso il cambiamento nella vicenda politica del Paese, dopo una fase di grande turbolenza segnata dai limiti del bipartitismo e dalla profonda crisi istituzionale».

Intanto nel Lazio, la regione in cui è candidato, è scoppiato il bubbone delle liste. Lei ha bocciato la sanatoria per decreto della vicenda definendola roba da Terzo Mondo… «Il punto è che, a competizione elettorale ormai avviata, si è verificata l’esclusione di alcune liste, non per uno strano caso del destino, ma per problemi oggettivi. Per questo, riammettere le liste a colpi di decreti sarebbe una roba da Terzo Mondo. La democrazia, invece, è un’altra cosa: è rispetto delle regole».

Che valutazione ricava dal giudizio complessivo dell’intera vicenda? «Che la situazione non è solo lo specchio del malessere della maggioranza, ma siamo di fronte ad un segnale evi‐ dente di decadenza di un certo modo di concepire la politica».
Nel centrosinistra, situazioni che inizialmente sono state interpretate come segnali di obbiettiva difficoltà, come la Puglia, la Campania e il Lazio, oggi sembrano, invece, i punti di forza di una coalizione consolidata… «La crisi della politica in una fase di grave difficoltà economica, sta certa‐ mente dando un vantaggio “utile” al centrosinistra. Ed è anche pacifico che alcuni governatori della coalizione maggiore affidabilità rispetto a tanti del centrodestra. Ma sul piano della competizione elettorale, non dobbiamo scambiare questa evoluzione per un impianto di alternativa di governo».
Questione par condicio. Che idea si è fatto del black out imposto a tutte le trasmissioni di approfondimento politico fino al voto di fine mese? «E’ una situazione che non ha eguali nel resto del mondo occidentale. Penso che ci debba essere sempre una misura: quella adottata in questa circostanza è certamente la più drastica. Cancellare l’informazione quando ce ne sarebbe più bisogno è una decisione che rasenta il regime. Viene sottratto agli italiani il diritto di essere informato. E a conti fatti, diciamoci la verità, penalizza so‐ prattutto le formazioni minori». Il Clandestino

COMMENTI

BOBO CRAXI : CON IL DECRETO CI RIDERANNO DIETRO DA TUTTO IL MONDO”

- Per il socialista Bobo Craxi, capolista del Psi nel Lazio, l’ipotesi di un “decreto sulle liste teso a salvare i ‘dilettanti’ della seconda Repubblica è una ‘roba’ da Repubblica del Terzo mondo: ci faremo ridere dietro anche per questo ennesimo pasticcio”.

“Troppe operazioni ambigue e troppi interessi in gioco per non vedere diverse mani all’opera a coprire o a scoprire illegalità elettorali”, conclude Bobo Craxi.

 

Disoccupazione, record dal 2004 Pesante il dato sui giovani: 26,8%

il dato di gennaio, riferisce l’Istat, si attesta all’8,6%. Aumento dell’1,3% rispetto a un anno fa. Superata la soglia dei 2 milioni. A crescere è soprattutto il dato riferito alla popolazione maschile.

tasso di disoccupazione non arresta la sua crescita. Secondi i dati comunicati dall’Istat, a gennaio si colloca all’8,6%, ai massimi dal gennaio 2004 (all’8,3%), con una variazione congiunturale sostanzialmente nulla, ma in crescita di 1,3 punti percentuali rispetto a gennaio 2009. Nella stima provvisoria di occupati e disoccupati a gennaio, spiega l’istituto di statistica, per il quarto mese consecutivo il numero dei disoccupati oltrepassa la soglia dei 2 milioni (sono 2 milioni 144mila unità), in crescita dello 0,2% (+5mila unità) rispetto a dicembre 2009 e del 18,5% rispetto a gennaio 2009 (+334mila unità). 

Pesante il dato della disoccupazione giovanile che si colloca al 26,8%, un dato oltre 3 volte più elevato di quello della disoccupazione complessiva. Il tasso di disoccupazione giovanile cresce di 0,3 punti percentuali rispetto al mese precedente e di 2,6 punti percentuali su base annua.

 

A crescere è soprattuttola disoccupazione maschile che raggiunge, a gennaio, un livello pari a 1 milione 147 mila unità, in aumento del 2,1% (+23 mila unità) rispetto al mese precedente e del 27,2 per cento (+245 mila unità) rispetto allo stesso mese dell`anno precedente. Il numero di donne disoccupate è pari a 997 mila unità, con una riduzione dell`1,9 per cento rispetto dicembre (-19 mila unità), a fronte di un aumento del 9,8 per cento rispetto a gennaio 2009 (+89 mila unità). Il tasso di disoccupazione maschile è uguale al 7,7 per cento, in crescita sia rispetto dicembre (+0,2 punti percentuali) sia rispetto a gennaio 2009 (+1,7 pun-ti percentuali).

 

Il tasso di disoccupazione femminile è pari al 9,8 per cento, in diminuzione rispetto dicembre (-0,2 punti percentuali) ma in aumento rispetto al mese di gennaio 2009 (+0,8 punti percentuali).

 

Bersani vede nero nel “polverone” Di pietro..

Il Segretario del PD rompe il silenzio sull “affaire Di pietro” e sostiene che sulle foto sia sta facendo un “polverone” e si lamenta che queste ultime siano comparse 18 anni dopo.

Appunto. Dopo 18 anni si sta aprendo uno squarcio di verità per troppo tempo occultato da una coltre polverosa di omissioni, connivenze e interessate coperture.

Altro che polverone, é l’inchiesta mani Pulite ed i suoi protagonisti, prova ne sia il loro nervosismo, che stanno finendo nella polvere..