EDITORIALE

ROMA IN FIAMME MA..

Fatto sta che il primato della politica non c’è più e la finanza ha preso il suo posto. Condivido che la violenza bisogna condannarla, perché non ha mai risolto i problemi, ma bisogna andare oltre: il sommovimento mondiale dei popoli non è nato per caso, per questo bisogna condannare anche le banche di tutti i tipi che ci hanno portato a questa realtà. Ma per fare questo deve tornare al centro la politica che deve imporre nuove regole e un Dew deal di rilancio economico e industriale,  non permettendo che gli errori dei gruppi economico – finanziari devono pagarli i cittadini in carne e ossa.

Il mercato lasciato in mano ai banchieri, può produrre di tutto e di più, in peggio, per questo occorre il primato della politica, per limitare guasti e danni. 

Per i fatti di Roma di sabato, il Ministro degli Interni, Maroni, come è successo con il G8 di Genova e i fatti di Roma sulla riforma della scuola dei mesi scorsi si è trovato impreparato. Non ha studiato, in base alle lezioni del passato, una politica di prevennzione. Ha lasciato tutto nelle mani delle forze dell’ordine che hanno fatto solo il loro dovere, intervenendo per non far sì che i disordini non si allarghissino come una macchia d’olio. Invece di starsene a Varese doveva stare a Roma. Ciò, non è una inezia, ma è senso dello Stato.

 

LETTERA ALL’AVANTI DI BIAGIO MARZO

Caro compagno Correr,

                                  solo oggi ho potuto leggere il tuo articolo:”La gloriosa storia dell’Avanti! e la verità dimenticata”, pubblicato il 17 settembre us, e mi ha meravigliato che un giornalista attento come te, fa una ricostruzione  falsata della storia del quotidiano di Via del Corso, diretto da Valter Lavitola fino alle sue disavventure giudiziarie, in cui mi tiri in ballo assieme ad alcuni ex compagni che militano ora nel centrodestra. 

Quando si fanno le ricostruzioni “storiche” o si fanno con le carte in regola  oppure è meglio evitare di scriverle, perché puoi andare incontro a degli inconvenienti spiacevoli che creano solo e soltanto confusione e, nello stesso tempo, si mettono in circolazione nomi che è meglio non citarli, per carità di partito.

Sulla storia dell’Avanti!, dopo le dimissioni di Bettino Craxi da segretario nazionale, è meglio stendere un velo pietoso e non parlarne nel tentativo di commuovere il lettore come se fosse una storia deamicisiana, perché si scoprirebbero tanti altarini dietro i quali si sono consumati fatti e misfatti.

Dico questo, perché dopo la morte di Vincenzo Balsamo, dirigendo la Sezione nazionale di Organizzazione, mi fu affidato, mio malgrado, anche l’incarico di seguire le vicende amministrative del Partito, tra cui quella dell’Avanti! Ma di ciò è meglio tacere, perché molti dovrebbero arrossire per la vergogna, come altri dovrebbero farsi mea culpa sulle vicende legate alla proprietà immobiliare del Psi.  Oltretutto, parlare oggi del compagno liquidatore  Zoppo non è giusto, è meglio lasciarlo riposare in pace, lì dove è sepolto. Ma questa è un’altra storia.

Tornando all’Avanti! ex post Psi, dal primo giorno che il giornale fu pubblicato, fino al suo passaggio nelle mani del centrodestra, ho scritto tutti i santi giorni, con il sole e con la neve, senza mai ricevere un centesimo.

Per quanto mi riguarda, fu Bettino da Hammamet che mi pregò di collaborare e continuai a farlo fino alla sua morte.  Poiché non “sostenni” alcun “golpe” interno organizzato dall’allora Casa delle Libertà  e non condividendo le scelte politiche e l’entrata in scena di alcuni ex socialisti con i quali non avevo molta affinità umana e politica, lasciai baracca e burattini e insalutato ospite andai via con un grande rimpianto, perché  come socialisti avevamo perso l’ennesima occasione, per dire la nostra.

                                               Fraternamente, Biagio Marzo

STRATEGIE INUTILI

AVENTINO 89 ANNI DOPO, MA NON E’LA STESSA COSA

Talvolta, la storia si ripete, in peggio.

Il fantasma dell’Aventino è ricomparso, dopo ottantasette anni, nella vita politica italiana. Non sappiamo quale mente inventiva abbia scelto questo tipo di politica, oramai considerata morta e sepolta.

Aver fatto ricomparire il fantasma, è stato un atto deprecabile che non rafforza la democrazia e lascia isolato il capo dello Stato, in un momento in cui le istituzioni avrebbero dovuto coralmente ricompattarsi di fronte a una grave crisi di governo dai contorni non definiti, visto che si colloca, tra l’altro, in un quadro di crisi economica – finanziaria mondiale. Sotto questo aspetto, il sistema Italia non gode per nulla di buona salute per cui rischia di imitare la Grecia, per la forte esposizione al debito sovrano. Per questa ragione, il Paese, per non peggiorare la situazione, è sottoposto a una cura da cavallo, per mantenere il pareggio di bilancio.       

Le opposizioni parlamentari hanno scelto di salire sull’Aventino, come fecero le omologhe antifasciste, nel giugno del 1924, che uscirono da Montecitorio, abbandonando i lavori parlamentari, dopo il rapimento di Giacomo Matteotti, per denunziare i crimini delle milizie fasciste. Un dèjà vu, insomma.

Gli aventiniani  chiesero, inutilmente, che le milizie fossero sciolte e fosse ripristinata l’autorità della legge. Né furono sciolte le milizie, anzi, né l’autorità della legge fu ripristinata, ragion per cui, l’atto di dissenso degli aventiniani non ha lasciato, storicamente, un buon ricordo. A ben pensarci, fu una sorta di prima resa delle forze democratiche al fascismo, perché svuotarono quel che restava di democrazia parlamentare. Per di più, non coinvolsero le masse popolari, che avrebbero potuto contrastare, già allora, l’ascesa al potere di Benito Mussolini.    

Non era proprio il caso che, in piena crisi di governo, con le istituzioni che solo grazie al Presidente della repubblica restano in piedi, le opposizioni vestissero i panni di aventiniani post litteram.

Ad onor del vero, solamente i Radicali di Pannella, pur facendo parte dell’opposizione, sono stati presenti, alla Camera, al momento dell’intervento del presidente Berlusconi, volendo così rispettare, unicamente, la carica che lui ricopre.

Se la maggioranza di governo ha dimostrato, in questi anni, poco cultura delle istituzioni, le opposizioni che, peraltro, hanno sempre menato vanto di essere i garanti della Costituzione e delle istituzioni democratiche e, quindi, della democrazia parlamentare, hanno sbagliato doppiamente nello scegliere, come atto politico di dissenso, di salire sullo storico Colle romano. A ben vedere, anche in questo, come in tanti altri atteggiamenti politici, la maggioranza e l’opposizione sono speculari.

Agli occhi della gente, con questa fuga dal Parlamento, – il cuore della democrazia -, le opposizioni non hanno fatto una bella figura, perché, loro malgrado, si sono messe sulla medesima stregua della maggioranza.

Con la bocciatura della legge sul Rendiconto generale dello Stato, su cui si fonda l’impianto della stabilità economica e finanziaria del Paese, la maggioranza ha scelto di seguire, dopo “l’incidente di percorso”, un percorso inedito, forzando le regole,presentando un nuovo provvedimento, per salvare il salvabile.

Tuttavia, al governo non basta,- secondo il Quirinale -, la fiducia, deve sottoporsi alle sette fatiche d’Ercole, nel senso che deve operare in modo coeso, per affrontare gli urgenti problemi del Paese.

Nemmeno leggendo nella sfera di cristallo sapremmo se la Legislatura durerà fino al 2013, oppure si andrà a votare anticipatamente nel 2012, ma di una cosa siamo certi: le opposizioni aventiniane non sono di una pasta diversa da quella dell’attuale maggioranza.

BIAGIO MARZO RISPONDE A VENEZIANI SU \"L\'AVANTI!\"

LIBERI E MISTIFICATORI

Noi socialisti siamo oramai abituati a tutto, ma per ogni cosa c’è un limite, nella fattispecie insopportabile e, peraltro calunniosa. Leggendo il pezzo di Gianluca Veneziani su Libero ( domenica 11 settembre), abbiamo la netta sensazione che l’autore è preso da un antisocialismo fegatoso e fagatale, che lo porta a fare pipì fuori dal vasino.

 Veneziani, falsificando e banalizzando la storia dell’Avanti, accomuna Valter Lavitola ad alcuni direttori del quotidiano socialista che, per un verso e per l’altro, sono stati costretti per l’idea rivoluzionaria ( Mussolini socialista), per il fascismo, (Treves, Nenni ) e per il giustizialismo catto comunista e fascista (Craxi) a lasciare l’Italia di cui hanno fatto la storia e, per di più, rendendola un Paese democratico, libero, civile e sviluppato. Escluso Mussolini, per intenderci. 

Dopo aver fatto una ricostruzione della storia de l’Avanti!,”il pennivendolo” di Libero tira le sue personali conclusioni che l’Avanti! è un giornale di latitanti. L’ultimo della serie sarebbe Valter Lavitola.  

 I socialisti nei confronti del quotidiano Libero dovrebbero comportarsi come gli uomini del Risorgimento lombardo che per boicottare l’occupazione austriaca, non compravano più i sigari di Stato, pur avendoli stretti tra i denti.

Per Libero, non vale un gesto simile, ma basterebbe non comprarlo e non leggerlo nemmeno se fosse sul banchetto del vostro barbiere.

 

UN EURO PER L’AVANTI! e un invito…

UN EURO PER L’AVANTI! e un invito…

 

Il nome del quotidiano l’Avanti! l’ho sempre declinato, per  una specie di riflesso condizionato, con il quadro del “Quarto stato” di Pelizza de Volpedo”: la marcia della masse contadine ed operai verso il sol dell’avvenire, ora, quando sento parlare de L’Avanti!, per notizie tristemente giudiziarie, penso in quali mani è capitato

A Stella, il 25 settembre pv, i compagni del “Garofano giallo” hanno convocato una manifestazione di base per tentare di gettare le fondamenta per costruire un vero soggetto socialista. In questa occasione i compagni potrebbero lanciare la campagna per l’acquisto del quotidiano socialista: “Un euro per salvare L’Avanti”.

L’invito è rivolto anche alle tante organizzazioni della diaspora. Chi ha a cuore le sorti del socialismo e del suo giornale: Avanti compagni! Ora o mai più.

                     Biagio Marzo