CENTRO SINISTRA IN PIAZZA

- A solo due settimane dalla manifestazione del popolo viola, piazza del Popolo sta tornando a riempirsi oggi di persone venute da tutta Italia per manifestare contro il decreto salvaliste. Richiamati dal Pd, promotore della manifestazione, sono accorsi i sostenitori di altri partiti di sinistra come Rifondazione comunista, Sinistra e liberta’, Comunisti italiani. Fatto non da poco: per la prima volta dopo molto tempo i militanti della sinistra ormai extraparlamentare sono in piazza insieme con il Pd.

Un ritorno che, secondo Armando Cossutta (vice presidente dell’Anpi), “puo’ rappresentare la base per una riaggregazione di tutte le forze politiche del centro sinistra”. Bandiere, palloncini, sciarpe viola continuano a riempire la piazza, insieme a tanti striscioni.
“Rozzi, prepotenti, irresponsabili. Ci meritiamo di meglio”, “L’unico modo per polverizzare l’avversario e’ rispettare le regole” sono solo alcuni degli slogan.
Tra la folla, alcuni volontari distribuiscono volantini sui quali si legge “I cittadini italiani annunciano la scomparsa della democrazia, uccisa dal Governo Berlusconi il 5 marzo 2010 attraverso l’approvazione del decreto interpretativo per le elezioni regionali. I funerali si terranno il 28 e il 29 marzo 2010″.
Sul palco, dopo la musica, sono inziati gli interventi dei leader politici, con Riccardo Nencini dei Socialisti italiani. Parleranno poi Antonio Di Pietro, Paolo Ferrero, Nichi Vendola, Angelo Bonelli e infine Pier Luigi Bersani.
BOBO CRAXI, SIAMO QUI MA NON CON DI PIETRO - “Essere in piazza con i comunisti non mi imbarazza, perche’ i socialisti hanno governato con il Pci le citta’ di questo Paese dal dopoguerra”.
Lo dice Bobo Craxi, presente alla manifestazione del centrosinistra a piazza del Popolo, e aggiunge: “Di Pietro, invece, andrebbe messo in un angolo, ai margini. Quindi sono in piazza anche per questo. Non con Di Pietro, ma per segnalare che nella sinistra italiana e nell’indignazione di queste settimane esiste un’area riformista che non si sottrae al confronto anche duro”.
A PIAZZA DEL POPOLO ANCHE VELTRONI ED EPIFANIAlla manifestazione di piazza del Popolo sono giunti anche Walter Veltroni, accompagnato dalle figlie, e Guglielmo Epifani, presente a titolo personale come molti esponenti della segreteria Cgil. L’ex segretario Pd non ha voluto rilasciare nessuna dichiarazione, preferendo lasciare la parola agli oratori dal palco. Nel parterre vi sono anche la capogruppo Pd al Senato, Anna Finocchiaro, e gli ex Ppi Antonello Soro e Gianclaudio Bressa.
 

E’ IL MOMENTO DELLA RISCOSSA  “Non e’ il momento dello sconforto ma della riscossa democratica e civile”. Parole di Emma Bonino, candidata del centrosinistra alla presidenza della regione Lazio, salita sul palco della manifestazione organizzata dal Pd, in piazza del Popolo, contro il decreto interpretativo per le elezioni regionali varato dal governo. “Penso che potremo vincere, qui e in altre regioni – ha proseguito Bonino – ma per riuscirsi ognuno di voi deve essere militante e sentire che io sono vicina a voi e non il contrario”. Citando Gandhi, Bonino ha ricordato ai manifestanti “siate voi il cambiamento che volete vedere nel mondo”. “Dobbiamo avere e abbiamo l’abitudine di essere speranza, di costruire il futuro e di non fare polemica sterile” ha continuato la candidata. “Vogliamo e dobbiamo essere l’alternativa al vecchio, a questo regime da basso impero, prepotente perche’ si sente moribondo. Noi – ha concluso – vogliamo portare speranza per l’inizio di una nuova storia, altra e alta”.

BONINO, GRATA DI ESSERE CANDIDATA DI TUTTI VOI“Cittadini e cittadine. Oggi mi piace chiamarvi cosi’. Cittadini e non sudditi. Cittadini responsabili e consapevoli che serve un nuovo inizio a partire dal modo di vivere e di pensare la politica”. Cosi’ Emma Bonino, candidata alla presidenza della regione Lazio per il Pd, ha aperto il suo intervento sul palco della manifestazione, organizzata in piazza del Popolo, contro il decreto interpretativo per le elezioni regionali varato dal governo. “I miei compagni radicali oggi non sono qui – ha ricordato – ma io si’, grata di essere la candidata di tutti voi e di tutte le forze politiche che mi hanno sostenuta e mi sostengono. Spero – si e’ augurata Bonino – di rappresentare tutti voi ma anche quelli che magari hanno votato altro ma ora, delusi e confusi, desiderano legalita’, pulizia, decenza e decoro istituzionali. Penso che siano molti e a loro ci dobbiamo rivolgere – ha concluso – dicendo che ci faremo carico delle loro ansie e necessita’”.
D’ALEMA, BONINO CANDIDATO FORTE, LO HA DIMOSTRATO ANCHE IN VICENDA LISTE - “Sono molto fiducioso. Emma Bonino e’ un candidato forte”. Lo dice Massimo D’Alema parlando con i giornalisti a piazza del Popolo. “Bonino ha vissuto anche questa vicenda delle liste con grande senso di misura e senza approfittarne ed anzi facendo di quella vicenda l’occasione per portare al centro dell’attenzione un tema cruciale ovvero quello -conclude- della legalita’”.
UN GIUDICE A BERLINO

LA LISTA PDL NEL LAZIO E’ FUORI

Tar del Lazio ha respinto la sospensiva del provvedimento della Corte d’Appello che aveva decretato la non ammissione della lista provinciale del Pdl. Questo il contenuto dell’ordinanza emessa dal Tar e letta dal presidente della seconda sezione bis, Eduardo Pugliese. Tra le motivazioni la non applicabilita’ del decreto legge interpretativo varato dal Consiglio dei ministri il 5 marzo in quanto, ha spiegato il presidente Pugliese, “nella regione Lazio la materia elettorale e’ disciplinata dalla legge 2 del 2008″ e “il sistema di elezione e’ oggi disciplinato nei limiti dei principi di legge”. Inoltre, per il Tar non puo’ essere considerato sufficiente la circostanza che, prima delle 12 dell’ultimo giorno utile della cosnegna delle liste elettoriali al tribunale di competenza, i rappresentanti del Pdl fossero all’intero del perimetro dell’Aula giudiziaria, in quanto non e’ dismostrabile che avessero con se’ l’intera documentazione necessaria a depositare le liste .

IL PSI AL 32% DEL GRADIMENTO

E GLI ITALIANI RIABILITANO I VECCHI PARTITI..

Uno Studio di Diamanti da “la REPUBBLICA”

 

La rivalutazione dei partiti della prima Repubblica appare molto estesa. A destra come a sinistra. Il 45% degli italiani, oggi, giudica positivamente la Dc, il 35% il Pci, il 32% il Psi. L’apprezzamento nei loro confronti si è rafforzato sensibilmente negli ultimi 5 anni: di circa il 9 punti percentuali verso la Dc e il Psi; di quasi il 4 verso il Pci. Probabilmente, anzi: sicuramente, i partiti maggiori della prima Repubblica sono più apprezzati oggi che al loro tempo. Quando esistevano veramente.

D’altronde, gli italiani hanno sempre votato  -  in larga misura  -  “contro” prima ancora che “per”. Un popolo di “anti”: comunisti, capitalisti, clericali. Però mai, come oggi, il sentimento antipolitico e partitico degli italiani era apparso tanto sviluppato ed esteso. In modo così generalizzato. Al punto da suscitare un’onda impetuosa di rimpianto verso un passato fino a ieri deprecato. Naturalmente, più che per merito dei partiti di un tempo è per colpa di quelli che li hanno sostituiti. Di cui il Pdl costituisce l’idealtipo. E Forza Italia il riferimento esemplare. Il modello inventato da Berlusconi e imitato da tutti. Oggi suscita delusione. E nostalgia. In senso etimologico: “malattia del ritorno”. Evocazione dolorosa di un passato idealizzato, a causa delle ombre del presente. Per citare Odon Vallet: “la nostalgia è l’oppio dei vecchi”. Per questo è tanto diffusa, oggi. Soprattutto fra i più vecchi. In questo paese di vecchi, dove la seconda Repubblica è invecchiata da tempo, insieme ai partiti – sedicenti – nuovi che l’hanno guidata. Insieme alla nostra democrazia. Insieme a noi, che siamo invecchiati attraversando entrambe le repubbliche, senza trovare un approdo sereno.

 

VARATA IL DECRETO “AD LISTAM”. LA DEMOCRAZIA E LA LEGALITA’ A FARSI BENEDIRE

Il Cdm, eccezionalmente convocato nella serata di oggi, ha appena approvato il decreto interpretativo con il quale l’esecutivo spera di uscire dal “pasticcio” che rischia di compromettere irrimediabilmente la corsa elettorale del Pdl a Roma e in Lombardia.

Un provvedimento dettato dalla “straordinaria urgenza” della situazione che impone tempi strettissimi in vista dell’imminenza delle consultazioni regionali convocate il 28 e 29 marzo. “Gli organi della giustizia amministrativa – ha spiegato il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, riferendo in conferenza stampa sui contenuti del decreto appena varato – sulla base di una interpretazione univoca della legge potranno decidere serenamente se accettare o no i ricorsi”.

Nessuna modifica alla legge elettorale – ha puntualizzato Maroni – nessuna modifica alle procedure elettorali in corso, nessuna riapertura dei termini, nessuna riammissione in termini. Mettiamo a disposizione della magistratura amministrativa uno strumento per l’interpretazione della legge. Non è il governo che decide queste cose – ha concluso il ministro leghista – l‘unico organo che può decidere è il Tar“. Una precisazione che il responsabile del Viminale si premura di marcare più volte, nel tentativo di lusingare “l’unico organo” che potrebbe sancire la fine della partecipazione del Pdl alle elezioni regionali nel Lazio e nella Lombardia.

Ma cosa prevede esattamente il testo approvato nel Cdm straordinario? Secondo le prime indiscrezioni trapelate, il provvedimento sancisce la “priorità” del diritto all’elettorato attivo e passivo rispetto alle “formalità” di presentazione delle liste e prevede la possibilità di sanare eventuali irregolarità entro le 24 ore successive all’accettazione delle liste.

Non solo, il decreto partorito dall’esecutivo impone anche un’ “interpretazione” particolare per il Lazio e la Lombradia dove la partenza delle 24 ore di tolleranza sopra citate sarebbe da intendersi non dal momento di accettazione delle liste, ma da quello di attuazione del decreto. Una soluzione che manderebbe “provvidenzialmente” indietro le lancette dell’orologio elettorale per consentire il rientro delle liste momentaneamente bandite.

L’ultima precisazione contenuta nel decreto riguarda, sempre secondo le notizie frammentarie finora pervenute, la possibilità di dimostrare con ogni mezzo la presenza degli addetti alle liste nell’ufficio competente al momento della chiusura.

 

POLITICA IN CRISI. 29 MARZO COME 5 APRILE 92

POLITICA IN CRISI. 29 MARZO COME 5 APRILE 92

C’è in atto una profonda «crisi della politica», per dirla con le parole di Bobo Craxi, che si prepara al rush finale verso le regionali del Lazio di fine marzo sot‐ to le insegne del Partito socialista a sostegno di Emma Bonino. Una politica «debole e fragile di fronte all’incalzare delle vicende giudiziarie», che «non riesce a dare segnali di autorevolezza» neppure dinanzi alle priorità che assillano il Paese.

Quali sono le ragione che l’hanno spinta ad impegnarsi in prima persona in questa tornata elettorale amministrativa? «E’ una scelta che nasce dalla considerazione che, in realtà, si tratta di elezioni nazionali e non solo locali. Le regionali non sono un semplice test, come dimostra lo scontro aperto in corso. E’ evidente che il 29 marzo segnerà una tappa verso il cambiamento nella vicenda politica del Paese, dopo una fase di grande turbolenza segnata dai limiti del bipartitismo e dalla profonda crisi istituzionale».

Intanto nel Lazio, la regione in cui è candidato, è scoppiato il bubbone delle liste. Lei ha bocciato la sanatoria per decreto della vicenda definendola roba da Terzo Mondo… «Il punto è che, a competizione elettorale ormai avviata, si è verificata l’esclusione di alcune liste, non per uno strano caso del destino, ma per problemi oggettivi. Per questo, riammettere le liste a colpi di decreti sarebbe una roba da Terzo Mondo. La democrazia, invece, è un’altra cosa: è rispetto delle regole».

Che valutazione ricava dal giudizio complessivo dell’intera vicenda? «Che la situazione non è solo lo specchio del malessere della maggioranza, ma siamo di fronte ad un segnale evi‐ dente di decadenza di un certo modo di concepire la politica».
Nel centrosinistra, situazioni che inizialmente sono state interpretate come segnali di obbiettiva difficoltà, come la Puglia, la Campania e il Lazio, oggi sembrano, invece, i punti di forza di una coalizione consolidata… «La crisi della politica in una fase di grave difficoltà economica, sta certa‐ mente dando un vantaggio “utile” al centrosinistra. Ed è anche pacifico che alcuni governatori della coalizione maggiore affidabilità rispetto a tanti del centrodestra. Ma sul piano della competizione elettorale, non dobbiamo scambiare questa evoluzione per un impianto di alternativa di governo».
Questione par condicio. Che idea si è fatto del black out imposto a tutte le trasmissioni di approfondimento politico fino al voto di fine mese? «E’ una situazione che non ha eguali nel resto del mondo occidentale. Penso che ci debba essere sempre una misura: quella adottata in questa circostanza è certamente la più drastica. Cancellare l’informazione quando ce ne sarebbe più bisogno è una decisione che rasenta il regime. Viene sottratto agli italiani il diritto di essere informato. E a conti fatti, diciamoci la verità, penalizza so‐ prattutto le formazioni minori». Il Clandestino