Caro compagno Correr,
solo oggi ho potuto leggere il tuo articolo:”La gloriosa storia dell’Avanti! e la verità dimenticata”, pubblicato il 17 settembre us, e mi ha meravigliato che un giornalista attento come te, fa una ricostruzione falsata della storia del quotidiano di Via del Corso, diretto da Valter Lavitola fino alle sue disavventure giudiziarie, in cui mi tiri in ballo assieme ad alcuni ex compagni che militano ora nel centrodestra.
Quando si fanno le ricostruzioni “storiche” o si fanno con le carte in regola oppure è meglio evitare di scriverle, perché puoi andare incontro a degli inconvenienti spiacevoli che creano solo e soltanto confusione e, nello stesso tempo, si mettono in circolazione nomi che è meglio non citarli, per carità di partito.
Sulla storia dell’Avanti!, dopo le dimissioni di Bettino Craxi da segretario nazionale, è meglio stendere un velo pietoso e non parlarne nel tentativo di commuovere il lettore come se fosse una storia deamicisiana, perché si scoprirebbero tanti altarini dietro i quali si sono consumati fatti e misfatti.
Dico questo, perché dopo la morte di Vincenzo Balsamo, dirigendo la Sezione nazionale di Organizzazione, mi fu affidato, mio malgrado, anche l’incarico di seguire le vicende amministrative del Partito, tra cui quella dell’Avanti! Ma di ciò è meglio tacere, perché molti dovrebbero arrossire per la vergogna, come altri dovrebbero farsi mea culpa sulle vicende legate alla proprietà immobiliare del Psi. Oltretutto, parlare oggi del compagno liquidatore Zoppo non è giusto, è meglio lasciarlo riposare in pace, lì dove è sepolto. Ma questa è un’altra storia.
Tornando all’Avanti! ex post Psi, dal primo giorno che il giornale fu pubblicato, fino al suo passaggio nelle mani del centrodestra, ho scritto tutti i santi giorni, con il sole e con la neve, senza mai ricevere un centesimo.
Per quanto mi riguarda, fu Bettino da Hammamet che mi pregò di collaborare e continuai a farlo fino alla sua morte. Poiché non “sostenni” alcun “golpe” interno organizzato dall’allora Casa delle Libertà e non condividendo le scelte politiche e l’entrata in scena di alcuni ex socialisti con i quali non avevo molta affinità umana e politica, lasciai baracca e burattini e insalutato ospite andai via con un grande rimpianto, perché come socialisti avevamo perso l’ennesima occasione, per dire la nostra.
Fraternamente, Biagio Marzo

