RIFLESSIONI DI INIZIO MESE

Da Tangentopoli al mazzettificio rosso, dal rito ambrosiano al direttorio finanziario democratico,il Pci – Pds – Ds fu sempre nella greppia del finanziamento illegale dei partiti. Non venne fuori il sistema di corruzione ai tempi di Mani pulite, perché i Pm furono strabici: guardarono solo da una parte, in particolare verso il Psi. Avendo avuto forti coperture fu salvato e premiato a spese di chi ebbe il coraggio, in Parlamento, di denunziare il fatto che tutti i partiti, chi in un modo chi nell’altro, usufruirono del finanziamento illecito

Walter Veltroni dovrebbe studiare la storia della sinistra storica italiana così eviterebbe delle magre figure, in particolar modo quando disserta sul riformismo. Duole dirlo, ma mette assieme le mele e le pere, (nella sua lunga lettera pubblicata su la Repubblica di venerdì scorso), per confezionare il riformismo alla matriciana.

Menziona il Partito d’azione, e nulla quaestio, cita De Gasperi, Di Vittorio, Berlinguer, Napolitano, Occhetto, (e con qualche nostro forte maldipancia diaciamo che vanno bene pure questi leader, sebbene alcuni di questi abbiano deriso il socialismo riformista per il sol fatto che il Welfare forniva le dentiere gratis ai cittadini che ne avevano bisogno) ,ma benedetto Iddio, caro Walter, vuoi mettere nei tuoi discorsi e scritti quelli che sono i veri padri putativi del riformismo italiano: Pietro Nenni, Giuseppe Saragat, Riccardo Lombardi, Francesco De Martino, Sandro Pertini, Fernado Santi e Bettino Craxi. Per non parlate dei contributi di pensiero del fratelli Rosselli, Calogero, Colorni,Mondolfo, Bobbio…

Fatto sta che Veltroni  non si smentisce e come tutti quelli della tradizione comunista hanno verso il socialismo italiano una sorta di damnatio memoriae che è dura a morire;come se ci fosse dentro di loro un riflesso condizionato, dimenticano il riformismo, per essere dei massimalisti, quelli che storicamente sono stati.

QUESTIONE MORALE

NON SI SALVA NEANCHE IL PD?

NON SI SALVA NEANCHE IL PD?

Anche i casi Penati e Pronzato, oltre a quelli della P3 e P4, devono far riflettere sul degrado della vita politica italiana, perché non si salva più nessuno.

I crociati dell’etica pubblica dovrebbero farsi il mea culpa. E comunque,il Pd non detiene più il cento per cento della moralità, come per decenni ha lasciato credere.  Continua a leggere »

INTERVISTA A BOBO CRAXI

“PEGGIO CHE NEL 92′”

“PEGGIO CHE NEL 92′”
da TISCALI NEWS
La lista di indagati nel mondo della politica si allunga ogni giorno che passa. Dopo ventisette anni il Parlamento concede l’autorizzazione per l’arresto di un deputato. Il premier Berlusconi parla di un ritorno al 1992 ovvero agli anni di Tangentopoli. Tutto questo avviene mentre i cittadini sempre più indignati chiedono ad alta voce tagli ai privilegi della casta. Cosa sta succedendo alla classe politica italiana? Lo abbiamo chiesto a Bobo Craxi, esponente di spicco del frastagliato mondo dei socialisti italiani.
Onorevole cosa è cambiato rispetto alla stagione che ha travolto la prima Repubblica?
“Se facciamo riferimento all’assalto di alcune procure al Parlamento non è cambiato niente, se invece ci riferiamo alla classe politica allora la situazione è ancora più preoccupante e peggiore di prima.”
Cos’è peggiorato?
“L’elemento determinante dell’inchiesta di mani pulite fu il finanziamento ai partiti. Oggi il punto determinante è invece l’utilizzo del denaro per finanziare singole persone. La disinvoltura di questa nuova classe dirigente raggiunge ormai limiti parossistici.”
Come mai si è arrivati a questi livelli di indecenza?
“Perchè la politica nella seconda repubblica si è ulteriormente indebolita. L’autonomia dei partiti si è ridotta a vantaggio di influenti clan economici, editoriali e di alcuni poteri dello stato. Bisogna difendere l’autonomia della politica, la demagogia dominante in questa fase è molto pericolosa.”
A cosa si riferisce?
“Mi riferisco per esempio alle richieste sempre più forti di un taglio ai costi e ai privilegi della casta. E’ evidente che bisogna fare dei risparmi ma, dietro la riduzione dei costi della politica, c’è il rischio che il fine vero sia quello di ridurre la politica, di ridimensionarla e in definitiva di limitare la sua capacità di influenza. E’ una vicenda già vista all’inizio del secolo scorso. La grande demagogia sulla riduzione del numero dei parlamentari e dei costi veniva fatta dai notabili. Bisogna evitare che possano fare politica soltanto coloro che detengono mezzi finanziari.” Continua a leggere »
L'ITAIA FRA VACANZE E RESE DEI CONTI

LUGLIO META’ GIARDINO E META’ GALERA

LUGLIO META’ GIARDINO E META’ GALERA

Il giorno dopo l’arresto del deputato Papa e il salvataggio del senatore Tedesco, le polemiche  infiammano la vita politica a causa del fatto che – secondo il Pdl – il voto a Montecitorio non è stato segreto. Nel frattempo, il Capo dello Stato tenta di gettare acqua sul fuoco, stigmatizzando “l’intollerabile scontro tra politica e magistratura e aggiungendo che “le intercettazioni cui non sempre si fa ricorso – come invece insegna la Corte di Cassazione – solo nei casi di assoluta indispensabilità per le specifiche indagine e delle quali viene poi spesso divulgato il contenuto pur quando esso è privo di rilievo processuale”. Ciò, peraltro, è lesivo della”privatezza dell’indagato, o ancor di più, di soggetti estranei al giudizio”.

Tuttavia problema è politico, si diceva una volta, e riguarda innanzitutto l’alleanza tra Pdl e Lega.

Dopo il voto del Parlamento, tra Berlusconi e gli alleati leghisti occorre un chiarimento politico di fondo per uscire da gorgo in cui si sono cacciati.

Alla luce del mercoledì nero di Berlusconi le cene del lunedì, ad Arcore, che tanto facevano inquietare Gianfranco Fini, quando militava nel Pdl, sono risultate, alla prova dei fatti, una presa in giro. Anche perché,  proprio la Lega ha contribuito, con le opposizioni, a fare arrestare Papa e la medesima linea giustizialista ha tenuto sul caso Tedesco. Però,il senatore barese è stato salvato dalla atteggiamento garantista del Pdl e il soccorso rosso arrivato da un gruppo di senatori  del Pd.

Bisognerebbe capire se tra Umberto Bossi e Roberto Maroni ci sia stato un gioco delle parti, Bossi garantista e Maroni giustizialista, oppure sono cambiati i rapporti di forza e il Ministro degli Interni ha il controllo pieno del partito. In effetti, sembra che sia proprio così, con Bossi ormai fuori gioco.   

In verità,Maroni è un personaggio, diciamo, controverso sul decreto Biondi ( luglio 1994), che vietava la custodia preventiva in carcere per i reati contro la Pubblica amministrazione, prima diede il via libera e poi nel Consiglio dei ministri votò contro, scusandosi col dire che non l’aveva letto. Non è tutto. Quando la Lega uscì dal governo Berlusconi 1 e si formò l’esecutivo guidato da Lamberto Dini, Roberto Maroni entrò in rotta di collisione con il capo del Carroccio, perché era contrario alla rottura dell’alleanza con Forza Italia e Alleanza nazionale. Al dunque, era per il proseguimento della prima esperienza del governo Berlusconi e dopo un periodo di rapporti freddi con Bossi, Maroni recuperò il legame senza creare altre situazioni imbarazzanti, fino a mercoledì 21 luglio 2011.

Fatto sta che l’ultima volta che l’aula di Montecitorio aveva accolto la richiesta della Giunta per le autorizzazioni a procedere era stata nel 1984 nei confronti dell’allora deputato missino Massimo Abbatangelo, per violazione delle disposizioni sulle armi, in seguito all’attentato del ‘70 contro la sezione del Pci di Fuorigrotta, a Napoli.
Nel 1983, a inizio di legislatura, la Camera aveva votato l’autorizzazione all’arresto di Toni Negri chiesta dalla magistratura per reati connessi al terrorismo. Negri, che era stato eletto due mesi prima con i Radicali, mentre era in carcere, era però intanto fuggito a Parigi, rientrò poi in Italia, nel 1997, e finì di scontare la sua pena. Per la cronaca, Negri confessa che fu Bettino Craxi a dirgli di mettersi in salvo, visto che per lui si stava mettendo male, mentre il partito che lo aveva fatto eleggere, il Partito Radicale, era per l’arresto. Anche su Papa, un personaggio, che non è uno stinco di santo, per cui è, nel contempo, molto discusso e discutibile, i Radicali hanno votato per l’arresto. Ma questa dei Radicali sulla giustizia è un’altra storia.

Per Papa, come per tanti altri detenuti, si è usata la misura medievale della custodia cautelare, inaugurata da Mani pulite, forzando soverchio la legge.

A ben vedere,in Italia è consentita la carcerazione preventiva solo in tre casi, cioè pericolo di fuga e conseguente sottrazione al processo ed alla eventuale pena, pericolo di reiterazione del reato e pericolo di turbamento delle indagini, ma arrestare Papa, per questi tre casi di cui sopra,ce ne passa.

Sembra che il passato in Italia non passa mai, prova ne sia che siamo piombati negli anni delle tricoteuse e del tintinnare delle manette di Tangentopoli. Un giorno sì e l’altro pure si arrestano e si avvisano di reato esponenti di destra e di sinistra. Adesso pure Penati, per problemi di tangenti, è entrato nel tritacarne giudiziario.

Insomma, si è dato via libera, per colpa di un ceto politico imbelle, al partito delle procure di decidere sulla sorte dei governi. La politica è senza più vis e il vero potere ce l’hanno in mano i Pm. Sicché, la Seconda repubblica sta facendo la fine della Prima.

Ragion per cui, è necessario un chiarimento del Pdl con la Lega made Maroni che dovrà decidere: se continuare l’esperienza del governo Berlusconi, o che questi faccia un passo indietro passando il testimone ad un altro per un nuovo governo con l’attuale maggioranza, cosa assai improbabile, o un governo tecnico o politico in chiave di larghe intese che metta le mani sulla crisi economia e faccia una nuova legge elettorale, oppure, arrivare addirittura allo scioglimento delle Camere, infischiandosene delle crisi in cui versa il Paese.

Una cosa è certa così non si può andare avanti, pena di finire come la Grecia sotto l’aspetto economico e, per di più, con governi approvati con l’imprimatur delle procure.

 

MURDOCH E BERLUSCA, TRAVOLTI DA UN INSOLITO DESTINO..

MURDOCH E BERLUSCA, TRAVOLTI DA UN INSOLITO DESTINO..

Due destini incrociati, quello di Silvio Berlusconi e quello di Rupert Murdoch.

I due tycoom dell’informazione sono nei guai per causa delle intercettazioni telefoniche.

Murdoch faceva intercettare mezzo mondo per raccattare notizie esclusive su personaggi noti e sconosciuti balzati agli onori della cronaca, per motivi politici, scandalistici e scabrosi, per poi pubblicarle sui media di sua proprietà.

Berlusconi, invece, veniva intercettato dalle Procure di Bari e Milano, con lo scopo, peraltro, di scoprire la sua vita privata e le sue frequentazioni notturne. Insomma, è una storia di intercettori e intercettati; Continua a leggere »