Il giorno dopo l’arresto del deputato Papa e il salvataggio del senatore Tedesco, le polemiche infiammano la vita politica a causa del fatto che – secondo il Pdl – il voto a Montecitorio non è stato segreto. Nel frattempo, il Capo dello Stato tenta di gettare acqua sul fuoco, stigmatizzando “l’intollerabile scontro tra politica e magistratura e aggiungendo che “le intercettazioni cui non sempre si fa ricorso – come invece insegna la Corte di Cassazione – solo nei casi di assoluta indispensabilità per le specifiche indagine e delle quali viene poi spesso divulgato il contenuto pur quando esso è privo di rilievo processuale”. Ciò, peraltro, è lesivo della”privatezza dell’indagato, o ancor di più, di soggetti estranei al giudizio”.
Tuttavia problema è politico, si diceva una volta, e riguarda innanzitutto l’alleanza tra Pdl e Lega.
Dopo il voto del Parlamento, tra Berlusconi e gli alleati leghisti occorre un chiarimento politico di fondo per uscire da gorgo in cui si sono cacciati.
Alla luce del mercoledì nero di Berlusconi le cene del lunedì, ad Arcore, che tanto facevano inquietare Gianfranco Fini, quando militava nel Pdl, sono risultate, alla prova dei fatti, una presa in giro. Anche perché, proprio la Lega ha contribuito, con le opposizioni, a fare arrestare Papa e la medesima linea giustizialista ha tenuto sul caso Tedesco. Però,il senatore barese è stato salvato dalla atteggiamento garantista del Pdl e il soccorso rosso arrivato da un gruppo di senatori del Pd.
Bisognerebbe capire se tra Umberto Bossi e Roberto Maroni ci sia stato un gioco delle parti, Bossi garantista e Maroni giustizialista, oppure sono cambiati i rapporti di forza e il Ministro degli Interni ha il controllo pieno del partito. In effetti, sembra che sia proprio così, con Bossi ormai fuori gioco.
In verità,Maroni è un personaggio, diciamo, controverso sul decreto Biondi ( luglio 1994), che vietava la custodia preventiva in carcere per i reati contro la Pubblica amministrazione, prima diede il via libera e poi nel Consiglio dei ministri votò contro, scusandosi col dire che non l’aveva letto. Non è tutto. Quando la Lega uscì dal governo Berlusconi 1 e si formò l’esecutivo guidato da Lamberto Dini, Roberto Maroni entrò in rotta di collisione con il capo del Carroccio, perché era contrario alla rottura dell’alleanza con Forza Italia e Alleanza nazionale. Al dunque, era per il proseguimento della prima esperienza del governo Berlusconi e dopo un periodo di rapporti freddi con Bossi, Maroni recuperò il legame senza creare altre situazioni imbarazzanti, fino a mercoledì 21 luglio 2011.
Fatto sta che l’ultima volta che l’aula di Montecitorio aveva accolto la richiesta della Giunta per le autorizzazioni a procedere era stata nel 1984 nei confronti dell’allora deputato missino Massimo Abbatangelo, per violazione delle disposizioni sulle armi, in seguito all’attentato del ‘70 contro la sezione del Pci di Fuorigrotta, a Napoli.
Nel 1983, a inizio di legislatura, la Camera aveva votato l’autorizzazione all’arresto di Toni Negri chiesta dalla magistratura per reati connessi al terrorismo. Negri, che era stato eletto due mesi prima con i Radicali, mentre era in carcere, era però intanto fuggito a Parigi, rientrò poi in Italia, nel 1997, e finì di scontare la sua pena. Per la cronaca, Negri confessa che fu Bettino Craxi a dirgli di mettersi in salvo, visto che per lui si stava mettendo male, mentre il partito che lo aveva fatto eleggere, il Partito Radicale, era per l’arresto. Anche su Papa, un personaggio, che non è uno stinco di santo, per cui è, nel contempo, molto discusso e discutibile, i Radicali hanno votato per l’arresto. Ma questa dei Radicali sulla giustizia è un’altra storia.
Per Papa, come per tanti altri detenuti, si è usata la misura medievale della custodia cautelare, inaugurata da Mani pulite, forzando soverchio la legge.
A ben vedere,in Italia è consentita la carcerazione preventiva solo in tre casi, cioè pericolo di fuga e conseguente sottrazione al processo ed alla eventuale pena, pericolo di reiterazione del reato e pericolo di turbamento delle indagini, ma arrestare Papa, per questi tre casi di cui sopra,ce ne passa.
Sembra che il passato in Italia non passa mai, prova ne sia che siamo piombati negli anni delle tricoteuse e del tintinnare delle manette di Tangentopoli. Un giorno sì e l’altro pure si arrestano e si avvisano di reato esponenti di destra e di sinistra. Adesso pure Penati, per problemi di tangenti, è entrato nel tritacarne giudiziario.
Insomma, si è dato via libera, per colpa di un ceto politico imbelle, al partito delle procure di decidere sulla sorte dei governi. La politica è senza più vis e il vero potere ce l’hanno in mano i Pm. Sicché, la Seconda repubblica sta facendo la fine della Prima.
Ragion per cui, è necessario un chiarimento del Pdl con la Lega made Maroni che dovrà decidere: se continuare l’esperienza del governo Berlusconi, o che questi faccia un passo indietro passando il testimone ad un altro per un nuovo governo con l’attuale maggioranza, cosa assai improbabile, o un governo tecnico o politico in chiave di larghe intese che metta le mani sulla crisi economia e faccia una nuova legge elettorale, oppure, arrivare addirittura allo scioglimento delle Camere, infischiandosene delle crisi in cui versa il Paese.
Una cosa è certa così non si può andare avanti, pena di finire come la Grecia sotto l’aspetto economico e, per di più, con governi approvati con l’imprimatur delle procure.