lettera di biagio marzo a La Stampa

Caro Direttore,

sperando Iddio che la lettera di Gennaro Acquaviva abbia la forza di smuovere le acque morte del socialismo italiano, in un periodo in cui c’è bisogno di un ritorno al pensiero politico.

Per smuovere le acque socialiste, a ben vedere, non basta la riflessione di Acquaviva, ci vuole  ben altro. Una sorta di tsunami che risvegli le coscienze e ricomponga quel mondo socialista che non è tutto finito nel calderone del Pdl e tantomeno in quello del Pd. La stragrande maggioranza degli ex dirigenti, ex militanti ed ex elettori fanno ancora parte del partito del non voto, non avendo trovato, in questo ventennio, alcun referente politico degno di questo nome.

Acquaviva non è il primo e non sarà l’ultimo a volere la ricostruzione della forza socialista. Nelle settimane passate, per l’esattezza il 27 settembre, a Stella, paese natio di Sandro Pertini, un movimento spontaneo di base, chiamato “il Garofano giallo”, si è riunito per lanciare la parola d’ordine: “Rifare il Partito socialista italiano”.

Un Partito socialista, con la i usurpata indegnamente al Psi storico, c’è già, ma nessuno sa dove sia e chi sia. Ragion per cui, i socialisti apolidi della diaspora, compreso Acquaviva, presidente della Fondazione Socialismo, si battono, finora con scarso successo, per far rinascere una forza liberalsocialista aperta al confronto, e non solo, con i cattolici riformatori che tanto hanno contribuito alla democrazia e alle libertà del Paese.

Non sarebbe la prima esperienza per i socialisti e i cattolici. Nennianamente parlando,  ricordiamo l’”incontro storico” tra le due tradizioni, che segnò la storia del centrosinistra d’antan. Del resto, lo stesso Acquaviva viene dall’esperienza di quel piccolo mondo cattolico di origine  aclista, Acpol-Mpl, guidato da Livio Labor, che confluì nel Psi, aderendo alla corrente di Riccardo Lombardi, anche lui ex esponente del Partito Popolare di Don Sturzo.

Il Psi, per la sua cultura aperta e pluralista di conio liberale, non ha mai fatto distinzione tra laici e cattolici e questo è stato un grande merito che gli va riconosciuto senza se e senza ma.         

Un processo, quello della ricostruzione socialista,  tentato più volte malamente, sabotato in partenza, dal muro che la destra e la sinistra hanno alzato per bloccarlo. Non dobbiamo arrenderci e darla vinta all’una e all’altra, in un momento in cui i due schieramenti sono profondamente in crisi, con il rischio di una implosione. Destra e sinistra hanno infatti, costruito i loro partiti, avendo come obiettivo il potere tout court, senza le basilari fondamenta della cultura politica e di governo.

Ironia della sorte, quello che è nato nella cosiddetta Seconda Repubblica sta andando al “macero”, mentre sempre più gli uomini e le donne in carne ed ossa, avendo pesato il “nuovo” politico, vogliono il ritorno di tradizioni che storicamente sono uscite vincitrici: quella socialista, liberale e cattolica. Visto che la ideologia comunista e quella fascista,  non sono riuscite, loro malgrado, a garantire governabilità e stabilità.

Se così stanno le cose, è lecito chiedersi come mai i vinti della storia non sono stati toccati dalle inchieste giudiziarie sul finanziamento illecito dei partiti? Perché, grazie al combinato disposto di mass media e del potere giudiziario, gli elettori li hanno giudicati “immacolati” e, nel contempo, alternativi ai partiti i governo ( pentapartito). Per questa ragione, i comunisti e i fascisti hanno avuto il salvacondotto di salire al potere, a condizione che cambiassero nome e cognome e simbolo,  

Alla luce dei fatti del giorno, non hanno avuto la fortuna sperata. Hanno governato, alternativamente,  lasciando una scia maleodorante insopportabile.

Siamo dunque d’accordo con Acquaviva sulla necessità di riprendere il filo del confronto con il cattolicesimo riformatore, partendo dalle idee forza che ci accomunano e alle quali fa riferimento il presidente della Fondazione Socialismo.

A tal fine,sarebbe auspicabile aprire un laboratorio di idee e contributi per costruire  un contenitore inedito pluralista: socialista, liberale e cattolico. Solo in tal modo si riempirebbe un vuoto che ha reso la Seconda repubblica senza radici e in balia di una classe dirigente che deve andar via, senza alcun rimpianto.

 

RIFLESSIONI MARZIANE..

Solo ora, Berlusconi si è accorto che viviamo in paese di merda, noi, per la verità, di questo stato stallatico ce ne accorgemmo da tempo, quando andarono al potere gli sconfitti della storia, comunisti e fascisti, e nuovisti alla Berlusconi. Il rischio del nuovismo non è per nulla finito, dietro l’angolo ci sono Montezemolo e Profumo. Il primo è da evitare, avendone fatte più Carlo in Francia; al secondo preferiamo il Profumo di donna, con Al Pacino

 

IL SOGNO DI ROMANO

Probabilmente sarà stata galeotta l’Emilia, regione a cui Romano Prodi e Pier Luigi Bersani sono legati come la cozza allo scoglio, oppure, per il fatto che il vento soffia a favore del loro schieramento politico e lo stanno sfruttando per giocare una nuova partita, con una divisone di ruoli istituzionali tra di loro, fatto sta che si sono messi assieme.  

Una coppia che, in questi ultimi tempi, si è fortemente rafforzata, avendo il medesimo comune sentire e i medesimi interessi politici a stare uniti e compatti. Entrambi non sono di primo pelo, ma rispetto ad altri esponenti del Pd credono di avere più chance per giocare una partita ambiziosa tutta incentrata su di loro. Però, hanno avuto due destini diversi, mentre Bersani saliva al vertice del Pd, Prodi entrò in un cono d’ombra, dopo essere stato fatto fuori malamente dalla Presidenza del consiglio.

Dopo un lungo periodo di letargo, il professore bolognese è uscito allo scoperto ed è presente nelle manifestazioni pubbliche del Pd.

In quel lasso di tempo di vita solitaria a Bologna e talvolta in giro per il mondo a tenere conferenze, fece alcune interviste al vetriolo sulla conduzione del Pd, che furono criticate aspramente dal gruppo dirigente, tant’è che con il passare del tempo era finito nel dimenticatoio. Dopo le scorse amministrative e i referendum vittoriose ha rotto il silenzio ed è uscito  “a riveder le stelle”, ossia ha deciso di farsi rivedere in pubblico e nelle assemblee di partito.  

Con l’arrivo della primavera, dunque, è risuscitato e giacché è la stagione dei progetti e dei propositi, ha deciso di impegnarsi al fianco del segretario del Pd, per dargli una mano e, nello stesso tempo, come dire, per la propria causa. In latinorum, Prodi pro domo sua.   

I tempi sono tali che chi vuole organizzarsi per le battaglie future non può vivere in solitudine, aspettando  che scenda la manna dal cielo. Per questo,Prodi ha capito che il vento soffia contro Berlusconi e ha preso la palla al balzo e ha stretto un feeling con Bersani, il quale sotto sotto sta lavorando per avere un Pd a sua immagine e somiglianza, senza i condizionamenti del vecchio notabilato ex comunista. In particolare, si è reso autonomo da Massimo D’Alema.

A ben pensarci, il professore e il segretario hanno l’obiettivo di liberarsi da coloro che possano mettere il bastone tra le ruote per bloccarli nella loro corsa verso il Colle e Palazzo Chigi. Forti anche del fatto che il Pd dopo mesi di crisi sta risalendo la china, più per demeriti della maggioranza che per meriti propri.

In questo clima, Prodi sogna il Quirinale e Bersani Palazzo Chigi.

Non è detto che finirà così, nel centrosinistra ci sono tanti che aspirano a quelle due prestigiose poltrone e potrebbe succedere  come nei conclavi vaticani, si entra Papa e si esce cardinale.

 

IL MEDITERRANEO BRUCIA,IL GOVERNO CON CINISMO SE LA RIDE : PERICOLO SCAMPATO

IL MEDITERRANEO BRUCIA,IL GOVERNO CON CINISMO SE LA RIDE : PERICOLO SCAMPATO

Il sorriso è tornato sulle labbra degli uomini di governo. Quindici giorni orsono stavano in una condizione agonizzante, il processo indetto per il 6 Aprile per il reato grave di sfruttamento della prostituzione aveva determinato il più cupo dei climi, le elezioni stavano dietro l’angolo, la maggioranza sembrava divisa, la santa alleanza avanzava.

La controffensiva nei confronti della magistratura, la compravendita di parlamentari che ritornano sotto l’influenza pdl, l’approvando decreto mille proroghe e ancor di più l’emergenza politica internazionale con il precipitarsi della crisi libica ha ringalluzzito il Governo e il redivivo Berlusconi che , cinicamente , da un paio di giorni sfoggia un sorriso di ordinanza , dispensa battute ora agli Stati generali della Capitale ora alla Festa dell’Arma dei Carabinieri dove ha nuovamente indossato i panni dello Statista presente a sé stesso in grado di guidare il paese fuori dalle sue crisi.

L’uomo è fortunato, e la sua fortuna produce una nuova spregiudicatezza politica che schiaccia i suoi avversari pressoché inesistenti, cancella con un colpo di spugna gli antichi alleati (Gheddafi) dei quali neanche tanto nascostamente spera che possano venire  a capo della crisi.

Niente di nuovo sotto il sole

Il sorriso è tornato sulle labbra degli uomini di governo. Quindici giorni orsono stavano in una condizione agonizzante, il processo indetto per il 6 Aprile per il reato grave di sfruttamento della prostituzione aveva determinato il più cupo dei climi, le elezioni stavano dietro l’angolo, la maggioranza sembrava divisa, la santa alleanza avanzava.

La controffensiva nei confronti della magistratura, la compravendita di parlamentari che ritornano sotto l’influenza pdl, l’approvando decreto mille proroghe e ancor di più l’emergenza politica internazionale con il precipitarsi della crisi libica ha ringalluzzito il Governo e il redivivo Berlusconi che , cinicamente , da un paio di giorni sfoggia un sorriso di ordinanza , dispensa battute ora agli Stati generali della Capitale ora alla Festa dell’Arma dei Carabinieri dove ha nuovamente indossato i panni dello Statista presente a sé stesso in grado di guidare il paese fuori dalle sue crisi.

L’uomo è fortunato, e la sua fortuna produce una nuova spregiudicatezza politica che schiaccia i suoi avversari pressoché inesistenti, cancella con un colpo di spugna gli antichi alleati (Gheddafi) dei quali neanche tanto nascostamente spera che possano venire  a capo della crisi.

Niente di nuovo sotto il sole

 

I SOCIALISTI ANTICIPINO LE ALLE ALLEANZE

di Massimo Carugno

Al PD sono arrivate due sollecitazioni: l’una dal III Polo guidato da Casini e l’altra la  proposta di “matrimonio” avanzata da Di Pietro con Vendola come “compare di fede “.

Per esplicita dichiarazione di entrambi i proponenti l’una esclude l’altra.

Per Bersani & Company  è arrivato il momento di fare una scelta.

La ipotesi di una “grossekoalitionen” in cui il vertice del PD non sia costretto a fare scelte che sicuramente avranno ripercussioni nella struttura interna del partito non è piu proponibile.

Nel guado, assieme ai “Democrat”, sono rimaste le forze autenticamente riformatrici di questo paese e cioè noi, i Verdi e i Radicali.

Quindi il momento di fare una scelta è arrivato anche per noi. Se di scelta si può parlare.

Perché, a parte il fatto che da Di Pietro e Vendola non c’è arrivato alcun invito, c’è da sperare e immaginare che tutti, in questo partito, escludano patti, alleanze, cartelli o quant’altro con schieramenti che vedono impegnati in prima fila i DIPIETRISTI e i POSTCOMUNISTI.

Perché è ora di avviare il dialogo con chi ha, del sistema politico, la nostra stessa concezione e che lavora per abbattere i cesarismi e tornare al primato della politica partitica, pluralista e proporzionale. http://psiabruzzo.altervista.org/?p=253

E allora se la parola “SCELTA” presuppone la esistenza di due o più alternative e a noi ne è rimasta una sola, c’è da chiedersi cosa ancora aspettare.

E’ facile immaginare che forse il dubbio è se aderire al III Polo prima o dopo il PD.

E’ facile immaginare che si sta pensando di farlo dopo o quantomeno assieme al PD perché così nessuno gridi allo scandalo e perché la presenza del PD sdoganerebbe” Futuro e Libertà in una unione con forze di centrosinistra.

E se questa non fosse la strada giusta ?

E se aderire al III Polo dopo, e non prima, del PD fosse un segno di appiattimento sulle posizioni dei Democrat annullando agli occhi delle altre forze politiche, ma soprattutto della nostra base e del nostro elettorato, le rivendicazioni e ambizioni di autonomia e  identità ?

E se invece fossimo noi i primi a prendere posizione per poi rivendicare il merito di averci “tirato dentro” gli altri?

Forse, non volendo fare ne l’uno ne l’altro, la strada migliore potrebbe essere quella di completare in fretta il dialogo con i Radicali ed i Verdi e assumere una posizione a favore del III Polo assieme ad un cartello “riformista”.

Mai come adesso, in cui la dignità politica è stata letteralmente calpestata da tantissimi, se non da tutti, presentarci al sistema politico non pensando quello che pensa il PD e non facendo quello che fa il PD ma con una posizione dettata da scelte autonome, precise e decise ci caratterizzerebbe di quella dignità politica che sicuramente ci riavvicenerebbe tanti dei socialisti in standby” e probabilmente una parte di quel 45 % di italiani che non vanno a votare.