Tra i due litiganti, il terzo gode. I litiganti sono Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini, ma il terzo, di là come recita il detto popolare, non gode, bensì soffre. E’ Pier Ferdinando Casini che si trova in queste condizioni, avendo il partito in subbuglio. Colpa di Berlusconi che sta dando la caccia ai parlamentari che possano sostenere la maggioranza, senza l’apporto del gruppo finiano, evitando la crisi di governo e le eventuali elezioni anticipate.
I parlamentari siciliani dell’Udc sono la spina al fianco di Casini che contestano la linea politica ondivaga di Casini, compreso il terzo polo e la denominazione: Partito della nazione, che dovrebbe sostituire l’acronimo Udc.
Precisiamo che non fanno parte di quella nave appoggio: “Responsabilità nazionale”, al comando di Francesco Nucara, che dovrebbe rafforzare la maggioranza indebolita dalla scissione del gruppo di Futuro e libertà. Sebbene quest’ultimo giuri e spergiuri che sarà leale nei confronti della maggioranza di governo.
Finora l’equipaggio non ha un volto e un nome e lo stesso l’ammiraglio ha ammesso che non ha imbarcato alcun marinaio. C’è di più. Alcuni parlamentari interpellati se fossero stati imbarcati, hanno negato decisamente di far parte dell’equipaggio e, per di più, di non conoscere Nucara. Così come Nucara ha escluso di aver reclutato parlamentari.
I personaggi in questione si comportano come i balenieri di Herman Melville, che non parlano più, avendo già detto tutto, a chi di dovere, cioè a Silvio Berlusconi.
L’operazione è un mistero nel vero senso della parola e tiene il mondo politico e l’opinione pubblica con il fiato sospeso. Anche perché, una crisi di governo metterebbe in ginocchio il sistema economico non in buona salute. Cosicché, le elezioni anticipate avrebbero un’accelerazione, con gli italiani dichiaratamente contrari. Di questo è consapevole Berlusconi e sa quanto è rischioso, in un momento in cui il Pdl e il governo non hanno il vento in poppa.
Fino al 28 settembre, giorno in cui il Presidente del consiglio farà il suo intervento a Montecitorio, la sorte del governo è nelle mani di Dio, non essendoci alcuna certezza su quanti parlamentari di Responsabilità nazionale e di altri gruppi, non facenti parte della colazione, potrà contare la maggioranza.
Del resto, i parlamentari, i cui nomi che sono circolati come disponibili a votare a favore della maggioranza, e che sono stati chiamati in mille modi dalla stampa avversa alla destra, non vogliono votare a scatola vuota, ma dopo aver ascoltato l’intervento, incentrato sui noti 5 punti programmatici. Questo è quanto.
Nell’Udc, intanto, il dibattito apertosi sul governo Berlusconi ha prodotto un dissenso che lascerà tracce indelebili, in un momento in cui Casini stava assumendo un ruolo inedito: corteggiato dal Pd di Bersani e inseguito da Berlusconi e inviato da questi a tornare nel schieramento di cui è stato uno dei padri fondatori. Casini a una condizione può cambiare la sua politica dei due forni: se il Pd o il Pdl gli offrissero su un piatto d’argento la candidatura alla premiership alle prossime elezioni politiche. Con questi chiari di luna né Bersani né Berlusconi possono prometterla. Ragion per cui, il pendolo Casini oscilla di continuo tra i due poli e questo modo di fare trova contraria la componente moderata , innanzitutto quella siciliana, che vede la sinistra come se fosse il diavolo. Non ha tutti i torti e Calogero Mannino ha spiegato le ragioni, ricordando la “storia della Dc assassinata”, per mano della sinistra giustizialista.
Casini non naviga per nulla in acque tranquille,avendo l’opposizione di questa componente pro destra che conta più della metà dei voti che prende l’Udc su scala nazionale. Comunque sia, non accetta un eventuale passaggio dell’Udc sul versante di sinistra, anche se in cambio il suo leader fosse incoronato candidato alla presidenza del consiglio.
A ben vedere, accetta di più la linea dell’autonomia, fuori dai due poli come nelle scorse politiche, anziché stare con gli aguzzini dello scudocrociato.
Al contrario di Casini, i cui sintomi sono visibili, non soffrono della sindrome di Stoccolma.