ancora considerazioni su anno zero e sul tentativo di mettere..

LE BRACHE ALLA STORIA…

LE BRACHE ALLA STORIA…

Giovedì scorso,  Annozero mise in onda la Berlusconi story, soffermandosi, in particolare, sul processo All Iberian, il giorno dopo, venerdì,  parlò il mafioso Gaspare Spatuzza nel corso del dibattimento del processo Dell’Utri.

Dunque, i due casi giudiziari sono stati legati, artatamente, tra loro dal filo rosso che fa capo a Silvio Berlusconi, Bettino Craxi e Claudio Martelli.

Il premier e l’ex premier sono tirati in ballo per il processo All Iberian, il premier e l’ex Ministro di Grazia e giustizia sono, invece, ricordati da Spatuzza per via della del collegamento tra il concepimento di Forza Italia e la stagione delle stragi e  il presunto appoggio elettorale mafioso dato all’ex Ministro socialista, nella  campagna politica del 1987.  Visto che i socialisti erano stati per nulla di parola, “crasti”, sulle questioni giudiziarie a favore dei mafiosi, decisero, parecchi anni dopo, per l’esattezza quando il Psi era già morto e sepolto,  di puntare sul “compaesano” – Dell’Utri- e “su quello di Canale 5”-Berlusconi-.  Continua a leggere »

PARLA TARAK BEN AMMAR

TARAK BEN AMMAR, ATTACCANO ITALIA PERCHE’ VOGLIONO SIA PAESE TERZO MONDO

TARAK BEN AMMAR, ATTACCANO ITALIA PERCHE’ VOGLIONO SIA PAESE TERZO MONDO

”E’ un attacco all’Italia, oggi si tratta di Berlusconi, prima si diceva che Andreotti era mafioso e poi attaccarono Craxi.  Non avete capito che non vogliono che l’Italia sia un grande Paese ma vogliono che sia un Paese del terzo mondo. Continua a leggere »

CORSIVO DELLA DOMENICA

Bersani: de gustibus non disputandum est

Bersani: de gustibus non disputandum est

                     Bersani chi? Quello che passa come un grande economista, e che pensa di sbrogliare i nodi della crisi con proverbi emiliani. Un tipo che discetta di mercato, finanza e industria, come Chance il Giardiniere.

Da Ministro dello sviluppo coprì gli italiani con la lenzuolata delle liberalizzazione. Molto fumo e niente arrosto, a ben vedere, solo arrosto per la Lega delle cooperative e per la Confindustria. Non a caso, il presidente dei notai disse che Bersani ha messo a punto le sue “liberalizzazioni” contro i poveri negli uffici di Luca Cordero di Montezemolo, allora numero uno della Confindustria. A conforto di questa affermazione, possiamo dire che buona parte del decreto è stato scritto anche in Via Guattani, laddove c’è la Lega Coop.  

Bersani è il monumento vivente di quanto sia l’esatto contrario che i media abitualmente presentano. E, comunque, verrà ricordato come il Ministro che ha difeso i monopoli. Senz’altro quelli dei servizi pubblici.  Monopoli che non sono altro che delle municipalizzate, insomma, le piccole Iri, residuato di socialismo reale.        

Fino a ieri abbiamo considerato Bersani come una sorta di Principe Carlo d’Inghilterra, sempre secondo che aspettava la sua ora, per salire sul treno che lo portasse fuori dal cono d’ombra in cui lo l’hanno costretto a stare D’Alema, Veltroni e Fassino.

Adesso l’ha spuntata per entrare nel giro politico che conta e dopo tanto batti e ribatti è il candidato alla segreteria del Pd. Sembrerebbe un tappa buchi per il Pd che assomiglia a un formaggio gruviera.

Non è che Franceschini sia un’aquila, ma proviene da un partito, la Dc, che ha praticato la democrazia, il liberalismo e il mercato, al contrario del Pci in cui nasce Bersani. Fino a Berlinguer, in verità fino alla svolta della Bolognina, il Pci era legato all’Urss, oggi Russia, e prendeva i dollari dal Pcus e dal Kgb.

Bersani è figlio del suo tempo: Berlinguer e il compromesso storico e tutto quello che ha comportato, caso Moro incluso, è fa bene a non tradire nulla: dal Pci al Pd, passando dal Pds e Ds.

Naturalmente sta dalla parte di Berlinguer, per il quale si commuove, e non dalla parte di Craxi che ha combattuto il comunismo e le casa madre sovietica.  

De gustibus, ognuno ha sui gusti.

                                        

LE INDISCREZIONI DI EUROPA

Sinistra e libertà gioca d’anticipo sul Pd e va a congresso in settembre.

Sinistra e libertà gioca d’anticipo sul Pd e va a congresso in settembre.

L’autunno caldo di Vendole le facce mogie fra collaboratori e dirigenti vicini a Nichi Vendola abbondano. Sinistra è libertà, il cartello elettorale fra tutti i soggetti di sinistra non autoproclamati comunisti, si ferma al 3,1 per cento, fallendo di poco la soglia del 4 che le avrebbe consentito di avere dei rappresentanti a Strasburgo. Il timore, quella sera, è che il neonato soggetto possa fare la fine di Sinistra arcobaleno, l’altro assemblamento di sinistra che solo un anno prima, alle politiche, s’era fermato prima dello sbarramento: un destino inglorioso il suo, prima ripudiato e poi perfino spernacchiato.
Invece, ad un mese e mezzo di distanza dalle europee, la formazione che racchiude gli scissionisti di Rifondazione, i Verdi, Sinistra democratica, i Socialisti e i post-comunisti di Guidoni ancora regge. Anzi.
In autunno potrebbe trasformarsi da anatroccolo in cigno ovvero diventare un vero e proprio partito.
Tutto dipende da come andranno la festa e l’assemblea nazionale che si terranno dal 17 al 20 settembre a Napoli, precisamente alla Città della scienza di Bagnoli. Il doppio appuntamento dovrebbe essere il momento fondativo del nuovo soggetto politico, alternativo al Pd ma anche alla sinistra estremista di Ferrero e Diliberto. Un progetto che, dicono i fondatori, sta già riscuotendo consensi a livello locale. La scelta del luogo non è casuale. Si vuole partire proprio dal Sud, dove Sinistra e libertà s’è mostrata più forte (qui ha preso il 5,2 per cento, distanziando di più di un punto percentuale la concorrente lista comunista). Non solo perché ha potuto contare sul forte traino della Puglia di Vendola ma anche perché è riuscita a sottrarre un bel pacchetto di voti al Partito democratico, che proprio nelle regioni del Mezzogiorno ha fatto registrare l’arretramento più evidente. Insomma, la questione meridionale come uno dei cavalli di battaglia del nascente partito. Ma la quattro giorni partenopea, stando alle intenzioni degli organizzatori, non dovrebbe essere solamente un momento a uso e consumo dei cinque soggetti fondatori. L’ambizione è quella di far diventare la festa (che dovrebbe chiamarsi “Ricomincio da tre”, ma ancora non è ufficiale) una data fissa nell’agenda politica italiana.
L’idea è quella di raccogliere l’eredità della festa dell’Udeur di Ceppaloni: un evento organizzato da una forza piccola ma che diventa un punto di riferimento per il dibattito politico tout court. Non a caso, a Napoli ci saranno incontri che guarderanno al congresso del Partito democratico, che si terrà da lì a un mese, e molto probabilmente verranno invitati i tre candidati alla segreteria Bersani, Marino e Franceschini.
Così come verranno organizzati dibattiti con esponenti dell’Udc. Quindi un vero e proprio cantiere aperto rivolto a tutta l’opposizione, nessuno escluso.
Il programma è ambizioso, non c’è che dire. Tanto che l’autunno di Vendola si presume abbastanza impegnativo.
Anche perché non proprio tutti i dirigenti delle cinque componenti di Sinistra e libertà si sono detti favorevoli al progetto, c’è qualcuno ancora da convincere, seppur in posizione minoritaria. Ad esempio, nei socialisti c’è la fronda guidata da Bobo Craxi, che da settimane sta facendo una battaglia contro la linea della maggioranza e del segretario Nencini della confluenza nel nuovo soggetto. Nei Verdi invece si deve registrare la posizione dell’ex capogruppo Angelo Bonelli, che invece vorrebbe un partito ecologista autonomo sia dalla sinistra che dal Pd. Perdere pezzi, seppur di piccola taglia, non sarebbe un buon viatico per il progetto vendoliano.

 

IL CORVO ROSSO

I RITARDI VELTRONIANI

il tempo in politica non è una variabile indipendente. veltroni dice cose giuste su craxi ma lo fa in ritardo e questo toglie valore alle sue affermazioni. che craxi sia stato un grande innovatore della politica italiana molto più di berlinguer che si fermò alla perdita di forza propulsiva della rivoluzione di ottobre rifugiandosi prima nell’ “austerità”, poi nell’eurocomunismo” ed infine nel “compromesso storico”, è cosa nota e più volte ribadita da molti ex pci. per la sinistra italiana il punto non è tanto la rivalutazione tardiva del socialismo craxiano quanto la necessità di darsi una politica. il tema è questo e quello che si vede nella vigilia congressuale del pd non lascia ben sperare. non solo grillo ed i girotondini intenti con di pietro a scardinare, non solo i brogli del tesseramento meridionale e gli scontri fisici di salerno tra giovani(?)” bassoliniani” e “deluchiani”, non solo le parole fuori luogo del candidato marino sul coordinatore presunto strupatore, o l’inconsistenza del nuovismo franceschiniano e della bocciofila bersaniana,o il pasticcio tra congresso e primarie ecc. ma sopratutto la mancanza di una politica sulla quale costruire una alternativa a berlusconi.si poteva ripartire dal riformismo craxiano ed adattarlo facilmente alle attuali condizioni,ciò che in larga parte ha fatto berlusconi occupando, manipolando, gestendo uno spazio riformista prezioso e costringendo i compagni a sbandare ed a logorarsi. riuscirà il congresso a rimettere il convoglio sul binario di un moderno riformismo di ispirazione socialista, un riformismo, come avrebbe detto bettino,”adatto ai tempi”? ci vuole passione (non opportunismo elettoralistico) coraggio (non buonismo), innovazione (non nuovismo), e discontinuità col passato (appunto quello che fece bettino dal midas in poi). viceversa un “Sultanato efficiente” resterà ancora per anni il male minore.