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	<title>Socialist - Il socialista clandestino di Bobo Craxi &#187; FRANCESCHINI</title>
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		<title>LA QUESTIONE MORALE E L&#8217;EREDITA&#8217; DS AL PD</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Sep 2009 18:19:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Biagio Marzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[DS]]></category>
		<category><![CDATA[FRANCESCHINI]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo D'Alema]]></category>
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		<description><![CDATA[              Ironicamente parlando, siamo passati dalla sinistra al caviale e champagne a quella relazionale, dove si macina politica e affari e tutti sono amici, oltre ad avere a che fare con l’imprenditore –ruffiano e il mondo di Pretty woman”, nella versione anche del politico – in compenso anche di  destra- rispetto a quella dello speculatore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>              Ironicamente parlando, siamo passati dalla sinistra al caviale e champagne a quella relazionale, dove si macina politica e affari e tutti sono amici, oltre ad avere a che fare con l’imprenditore –ruffiano e il mondo di Pretty woman”, nella versione anche del politico – in compenso anche di  destra- rispetto a quella dello speculatore e divoratore di imprese, della storia del famoso film con Richard Gere.<span id="more-980"></span></p>
<p>Se una volta la questione morale, per la sinistra, era tutto, per cui la politica ha pagato un prezzo altissimo, assumendo un ruolo ancillare, ora, a fine 2009, siamo alla questione immorale. Da questa passaggio non si sfugge e, comunque sia, il Pd se non riuscirà a superare sano e salvo, Scilla e Cariddi, cioè la questione morale e l’immorale, avrà vita grama.</p>
<p>Per lo scandalo della Sanitopoli pugliese è stata presa a pretesto la questione morale dalla mozione di cui è leader Dario Franceschini per lanciarla contro quella di Pier Luigi Bersani. L’accusa di cui questi è colpevole è che tra i suoi sostenitori ci siano dirigenti che non dovrebbero nemmeno essere candidati alle prossime elezioni regionali e amministrative. </p>
<p>A ben vedere, la questione morale è usata come arma per una resa dei conti interna. Se non fosse scoppiato il caso pugliese, della questione morale, portata in eredità dagli ex comunisti all’interno del Pd, non avrebbe parlato alcuno, restando, comunque e sempre, la sua bandiera di combattimento. Questa è stata, talaltro, uno dei motivi che spinse l’ex segretario Walter Veltroni a proporre l’apparentamento, nelle scorse elezioni politiche, ad Antonio di Pietro. Con il risultato che tutti sappiamo: la presa di distanza, subito dopo il voto, dell’Idv dal Pd.</p>
<p>Gli ex Ds l’hanno issata come vessillifero da Enrico Berlinguer, passato poi nelle mani di Achille Occhetto, e, successivamente, ai segretari che l’hanno succeduto. Con successo, l’hanno tenuta alta grazie al forte supporto della magistratura, visto che la Prima repubblica è crollata per i colpi di piccone di questa. Finito l’antico regime, gli ex comunisti sarebbero diventati egemoni e padroni del campo politico- elettorale, se avessero avuto il coraggio di fare sino in fondo la loro autocritica sul passato e su Tangentopoli e, di conseguenza, sulla questione morale. Perché, in verità hanno sempre incassato le tangenti, ma ebbero la fortuna che le Procure fecero come le scimmie dei romanzi gialli nei loro confronti.</p>
<p>Ironia della sorte, la questione morale impugnata come arma per fustigare gli avversari, adesso, per la legge del contrappasso, devono fare i conti con questa, nel loro interno. Non è che questione morale non sia stata presa al volo per lotte interne dentro i Ds e nella coalizione dell’Ulivo, ma come un volo di uccello andò via, senza lasciare alcuna traccia. E non è detto che non accada anche stavolta davanti alla Sanitopoli pugliese e dintorni.</p>
<p>Nel corso della segreteria Fassino, il problema morale venne fuori e fece pure chiasso al momento, perché, a memoria, Giorgio Napolitano, allora non al Quirinale, Cesare Salvi e Massimo Villone – peraltro autori de “Il Costo della democrazia”, un libro in cui si condannano gli sprechi, clientele e privilegi dell’apparato amministrativo e del sistema partitocratico – e alcuni altri dirigenti diessini, lo sollevarono, facendo riferimento pure ai casi Napoli e Campania, ma tutto finì in un amen. Un’altra volta, la questione morale entrò in modo dirompente nei Ds e nella coalizione di centrosinistra e fu ai tempi delle scalate bancarie. Arturo Parisi parlò di questione morale all’interno delle Botteghe oscure, provocando forti risentimenti all’interno del suo gruppo dirigente. Ma fallite le scalate, finì tutto nello spazio di un mattino.   </p>
<p>Da tempo è restata accesa la questione sotto la cenere e, comunque, c’era d’aspettarsi che qualcuno la brandisse per fare repulisti, nel momento, politicamente, più opportuno. La coincidenza è stato il caso sanità pugliese e lo svolgimento del congresso nazionale del Partito democratico.   </p>
<p>Il primo “dinamitardo”- e probabilmente anche l’ultimo visti i chiari di luna- a lanciare la bomba della “questione morale”sul Riformista è stato Giorgio Tonini, che non è un quidam, ma un dirigente con i fiocchi e  controfiocchi della mozione franceschiniano. Ma Tonini non ha bisogno di suggeritori, ma per questa sua uscita, diciamo, non indolore e , &#8211; che la stragrande maggioranza i mass media non l’hanno tenuta abbastanza in conto, anzi l’hanno ridimensionata-  è stata,certamente, concordata con Franceschini e con Veltroni. I quali, di fronte alla levata di scudi dei bersaniani, hanno preferito scegliere lo stile inglese dell’understament, anziché giocare di sponda con Tonini. Con il senno di poi, Tonini, come nel passato Bassanini, Salvi e Parisi, è restato lasciato solo.</p>
<p>Per l’esattezza, cosa ha detto Tonini per creare tanto scalpore:” Bersani e Franceschini non sono sullo stesso piano. Non facciamo finta di nulla, non si può tacere che la componente politica dell’ex ministro è fondata su un modello che va cambiato radicalmente. E’ quello dei Bassolino, dei Loiero, di quelli che amministrano la Puglia degli scandali. Tutti loro, e non a caso, sostengono Bersani nell’ottica di un disegno che rinuncia alle “rotture” necessarie e punta, semmai, solo a sommare un pezzo di sinistra e l’udc di Cuffaro. Aggiungo una cosa: è stato proprio per il prevalere di questo disegno che Veltroni se n’è andato”. Parole come pietre.</p>
<p>Tonini colpisce al cuore la politica della mozione Bersani, proponendo il Pd a vocazione maggioritaria e il rinnovamento di cacicchi e governatori, che hanno fatto la loro storia, alle prossime elezioni di primavera. Ovverosia, il contrario di quello che vorrebbe la mozione Bersani. Ragion per cui, se la questione morale fosse uno temi congressuali si prevede una scontro congressuale al calor bianco, con tutte le con conseguenze possibili ed immaginabili.</p>
<p>Cosa farà la nuova segreteria davanti al giro di valzer che Bassolino vorrà fare: passando dal governatorato campano a sindaco di Napoli, la cui carica l’ha già ricoperta nel passato. Bassolino non è il solo, si trova in compagnia del suo omologo della regione Calabria, Agazio Loiero e del sindaco di Napoli, Rosa Russo Jervolino. E poi ci sono i depurandi tra questi non potevano mancare Alberto Tedesco, protagonista dello scandalo sanitario e Sandro Frisullo, “utilizzatore finale” di escort.         </p>
<p>La questione morale, &#8211; che i dirigenti del Partito democratico non hanno, volutamente, mai affrontare in tempi passati e recenti, per liberarsene -, potrà essere una bomba ad orologeria da far scoppiare, in pieno congresso nazionale d’ottobre, per opera, come detto, della mozione di Dario Franceschini.  Una bomba simile, se scoppiasse, potrebbe mettere in discussione, realmente, la stessa sorte del Pd, perché propone un processo di discontinuità nelle candidature e, comunque, le dimissioni dal partito di tutti coloro che sono coinvolti in inchieste giudiziarie.</p>
<p>Ne vedremo delle belle, insomma, ma, finalmente, si farebbe chiarezza, una volte per tutte: la morale resta come questione principale: o resta così come è stata conosciuta e vissuta, al carro dei Pm, oppure fuoriesce definitivamente dalla cultura politica del Pd, lasciando alla politica la possibilità di potersi scrivere con la P maiuscola.  </p>
<p>In verità, troppo si è praticata, nel Pd, la politica dello struzzo, lasciando, senza proferire verbo, mani libere di fare e disfare alle Procure. Guai a dissentire al loro operato, prova ne sia il caso dell’ex governatore dell’Abruzzo Ottaviano Del Turco, il Pd lo lasciò solo e meno male ebbe la solidarietà e il conforto di leader e dirigenti politici di parte avversa. Ad esempio, ebbe la solidarietà di Marco Pannella edi Silvio Berlusconi, ma no quella di Walter Veltroni e Massimo D’Alema.</p>
<p>Casomai ci fosse stata, è avvenuta a scoppio ritardato.</p>
<p>                                                    <span id="_marker"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-size: 18pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">              </span><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">La questione morale l’eredità Ds al Pd</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-size: 18pt;">Ironicamente parlando, siamo passati dalla sinistra al caviale e champagne a quella relazionale, dove si macina politica e affari e tutti sono amici, oltre ad avere a che fare con l’imprenditore –ruffiano e il mondo di Pretty woman”, nella versione anche del politico – in compenso anche di<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>destra- rispetto a quella dello speculatore e divoratore di imprese, della storia del famoso film con Richard Gere. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-size: 18pt;">Se una volta la questione morale, per la sinistra, era tutto, per cui la politica ha pagato un prezzo altissimo, assumendo un ruolo ancillare, ora, a fine 2009, siamo alla questione immorale. Da questa passaggio non si sfugge e, comunque sia, il Pd se non riuscirà a superare sano e salvo, Scilla e Cariddi, cioè la questione morale e l’immorale, avrà vita grama. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-size: 18pt;">Per lo scandalo della Sanitopoli pugliese è stata presa a pretesto la questione morale dalla mozione di cui è leader Dario Franceschini per lanciarla contro quella di Pier Luigi Bersani. L’accusa di cui questi è colpevole è che tra i suoi sostenitori ci siano dirigenti che non dovrebbero nemmeno essere candidati alle prossime elezioni regionali e amministrative.<span style="mso-spacerun: yes;">  </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-size: 18pt;">A ben vedere, la questione morale è usata come arma per una resa dei conti interna. Se non fosse scoppiato il caso pugliese, della questione morale, portata in eredità dagli ex comunisti all’interno del Pd, non avrebbe parlato alcuno, restando, comunque e sempre, la sua bandiera di combattimento. Questa è stata, talaltro, uno dei motivi che spinse l’ex segretario Walter Veltroni a proporre l’apparentamento, nelle scorse elezioni politiche, ad Antonio di Pietro. Con il risultato che tutti sappiamo: la presa di distanza, subito dopo il voto, dell’Idv dal Pd. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-size: 18pt;">Gli ex Ds l’hanno issata come vessillifero da Enrico Berlinguer, passato poi nelle mani di Achille Occhetto, e, successivamente, ai segretari che l’hanno succeduto. Con successo, l’hanno tenuta alta grazie al forte supporto della magistratura, visto che la Prima repubblica è crollata per i colpi di piccone di questa. Finito l’antico regime, gli ex comunisti sarebbero diventati egemoni e padroni del campo politico- elettorale, se avessero avuto il coraggio di fare sino in fondo la loro autocritica sul passato e su Tangentopoli e, di conseguenza, sulla questione morale. Perché, in verità hanno sempre incassato le tangenti, ma ebbero la fortuna che le Procure fecero come le scimmie dei romanzi gialli nei loro confronti.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-size: 18pt;">Ironia della sorte, la questione morale impugnata come arma per fustigare gli avversari, adesso, per la legge del contrappasso, devono fare i conti con questa, nel loro interno. Non è che questione morale non sia stata presa al volo per lotte interne dentro i Ds e nella coalizione dell’Ulivo, ma come un volo di uccello andò via, senza lasciare alcuna traccia. E non è detto che non accada anche stavolta davanti alla Sanitopoli pugliese e dintorni. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-size: 18pt;">Nel corso della segreteria Fassino, il problema morale venne fuori e fece pure chiasso al momento, perché, a memoria, Giorgio Napolitano, allora non al Quirinale, Cesare Salvi e Massimo Villone – peraltro autori de “Il Costo della democrazia”, un libro in cui si condannano gli sprechi, clientele e privilegi dell’apparato amministrativo e del sistema partitocratico – e alcuni altri dirigenti diessini, lo sollevarono, facendo riferimento pure ai casi Napoli e Campania, ma tutto finì in un amen. Un’altra volta, la questione morale entrò in modo dirompente nei Ds e nella coalizione di centrosinistra e fu ai tempi delle scalate bancarie. Arturo Parisi parlò di questione morale all’interno delle Botteghe oscure, provocando forti risentimenti all’interno del suo gruppo dirigente. Ma fallite le scalate, finì tutto nello spazio di un mattino.<span style="mso-spacerun: yes;">    </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-size: 18pt;">Da tempo è restata accesa la questione sotto la cenere e, comunque, c’era d’aspettarsi che qualcuno la brandisse per fare repulisti, nel momento, politicamente, più opportuno. La coincidenza è stato il caso sanità pugliese e lo svolgimento del congresso nazionale del Partito democratico.<span style="mso-spacerun: yes;">    </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-size: 18pt;">Il primo “dinamitardo”- e probabilmente anche l’ultimo visti i chiari di luna- a lanciare la bomba della “questione morale”sul Riformista è stato Giorgio Tonini, che non è un quidam, ma un dirigente con i fiocchi e<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>controfiocchi della mozione franceschiniano. Ma Tonini non ha bisogno di suggeritori, ma per questa sua uscita, diciamo, non indolore e , &#8211; che la stragrande maggioranza i mass media non l’hanno tenuta abbastanza in conto, anzi l’hanno ridimensionata-<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>è stata,certamente, concordata con Franceschini e con Veltroni. I quali, di fronte alla levata di scudi dei bersaniani, hanno preferito scegliere lo stile inglese dell’understament, anziché giocare di sponda con Tonini. Con il senno di poi, Tonini, come nel passato Bassanini, Salvi e Parisi, è restato lasciato solo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-size: 18pt;">Per l’esattezza, cosa ha detto Tonini per creare tanto scalpore:” Bersani e Franceschini non sono sullo stesso piano. Non facciamo finta di nulla, non si può tacere che la componente politica dell’ex ministro è fondata su un modello che va cambiato radicalmente. E’ quello dei Bassolino, dei Loiero, di quelli che amministrano la Puglia degli scandali. Tutti loro, e non a caso, sostengono Bersani nell’ottica di un disegno che rinuncia alle “rotture” necessarie e punta, semmai, solo a sommare un pezzo di sinistra e l’udc di Cuffaro. Aggiungo una cosa: è stato proprio per il prevalere di questo disegno che Veltroni se n’è andato”. Parole come pietre. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-size: 18pt;">Tonini colpisce al cuore la politica della mozione Bersani, proponendo il Pd a vocazione maggioritaria e il rinnovamento di cacicchi e governatori, che hanno fatto la loro storia, alle prossime elezioni di primavera. Ovverosia, il contrario di quello che vorrebbe la mozione Bersani. Ragion per cui, se la questione morale fosse uno temi congressuali si prevede una scontro congressuale al calor bianco, con tutte le con conseguenze possibili ed immaginabili.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-size: 18pt;">Cosa farà la nuova segreteria davanti al giro di valzer che Bassolino vorrà fare: passando dal governatorato campano a sindaco di Napoli, la cui carica l’ha già ricoperta nel passato. Bassolino non è il solo, si trova in compagnia del suo omologo della regione Calabria, Agazio Loiero e del sindaco di Napoli, Rosa Russo Jervolino. E poi ci sono i depurandi tra questi non potevano mancare Alberto Tedesco, protagonista dello scandalo sanitario e Sandro Frisullo, “utilizzatore finale” di escort.<span style="mso-spacerun: yes;">          </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-size: 18pt;">La questione morale, &#8211; che i dirigenti del Partito democratico non hanno, volutamente, mai affrontare in tempi passati e recenti, per liberarsene -, potrà essere una bomba ad orologeria da far scoppiare, in pieno congresso nazionale d’ottobre, per opera, come detto, della mozione di Dario Franceschini.<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Una bomba simile, se scoppiasse, potrebbe mettere in discussione, realmente, la stessa sorte del Pd, perché propone un processo di discontinuità nelle candidature e, comunque, le dimissioni dal partito di tutti coloro che sono coinvolti in inchieste giudiziarie.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-size: 18pt;">Ne vedremo delle belle, insomma, ma, finalmente, si farebbe chiarezza, una volte per tutte: la morale resta come questione principale: o resta così come è stata conosciuta e vissuta, al carro dei Pm, oppure fuoriesce definitivamente dalla cultura politica del Pd, lasciando alla politica la possibilità di potersi scrivere con la P maiuscola.<span style="mso-spacerun: yes;">   </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-size: 18pt;">In verità, troppo si è praticata, nel Pd, la politica dello struzzo, lasciando, senza proferire verbo, mani libere di fare e disfare alle Procure. Guai a dissentire al loro operato, prova ne sia il caso dell’ex governatore dell’Abruzzo Ottaviano Del Turco, il Pd lo lasciò solo e meno male ebbe la solidarietà e il conforto di leader e dirigenti politici di parte avversa. Ad esempio, ebbe la solidarietà di Marco Pannella edi Silvio Berlusconi, ma no quella di Walter Veltroni e Massimo D’Alema. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-size: 18pt;">Casomai ci fosse stata, è avvenuta a scoppio ritardato. </span></p>
<p><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-size: 18pt; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: AR-SA; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="mso-spacerun: yes;">                                                     </span></span></p>
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		<title>Bersani: de gustibus non disputandum est</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Jul 2009 21:01:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Biagio Marzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[BERLINGUER]]></category>
		<category><![CDATA[bersani]]></category>
		<category><![CDATA[CRAXI]]></category>
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		<description><![CDATA[                     Bersani chi? Quello che passa come un grande economista, e che pensa di sbrogliare i nodi della crisi con proverbi emiliani. Un tipo che discetta di mercato, finanza e industria, come Chance il Giardiniere.
Da Ministro dello sviluppo coprì gli italiani con la lenzuolata delle liberalizzazione. Molto fumo e niente arrosto, a ben vedere, solo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>        <em>             </em><em>Bersani chi? Quello che passa come un grande economista, e che pensa di sbrogliare i nodi della crisi con proverbi emiliani. Un tipo che discetta di mercato, finanza e industria, come Chance il Giardiniere.</em></p>
<p><em>Da Ministro dello sviluppo coprì gli italiani con la lenzuolata delle liberalizzazione. Molto fumo e niente arrosto, a ben vedere, solo arrosto per la Lega delle cooperative e per la Confindustria. Non a caso, il presidente dei notai disse che Bersani ha messo a punto le sue “liberalizzazioni” contro i poveri negli uffici di Luca Cordero di Montezemolo, allora numero uno della Confindustria. A conforto di questa affermazione, possiamo dire che buona parte del decreto è stato scritto anche in Via Guattani, laddove c’è la Lega Coop.  </em></p>
<p><em>Bersani è il monumento vivente di quanto sia l’esatto contrario che i media abitualmente presentano. E, comunque, verrà ricordato come il Ministro che ha difeso i monopoli. Senz’altro quelli dei servizi pubblici.  Monopoli che non sono altro che delle municipalizzate, insomma, le piccole Iri, residuato di socialismo reale.        </em></p>
<p><em>Fino a ieri abbiamo considerato Bersani come una sorta di Principe Carlo d’Inghilterra, sempre secondo che aspettava la sua ora, per salire sul treno che lo portasse fuori dal cono d’ombra in cui lo l’hanno costretto a stare D’Alema, Veltroni e Fassino.</em></p>
<p><em>Adesso l’ha spuntata per entrare nel giro politico che conta e dopo tanto batti e ribatti è il candidato alla segreteria del Pd. Sembrerebbe un tappa buchi per il Pd che assomiglia a un formaggio gruviera.</em></p>
<p><em>Non è che Franceschini sia un’aquila, ma proviene da un partito, la Dc, che ha praticato la democrazia, il liberalismo e il mercato, al contrario del Pci in cui nasce Bersani. Fino a Berlinguer, in verità fino alla svolta della Bolognina, il Pci era legato all’Urss, oggi Russia, e prendeva i dollari dal Pcus e dal Kgb.</em></p>
<p><em>Bersani è figlio del suo tempo: Berlinguer e il compromesso storico e tutto quello che ha comportato, caso Moro incluso, è fa bene a non tradire nulla: dal Pci al Pd, passando dal Pds e Ds.</em></p>
<p><em>Naturalmente sta dalla parte di Berlinguer, per il quale si commuove, e non dalla parte di Craxi che ha combattuto il comunismo e le casa madre sovietica.  </em></p>
<p><em>De gustibus, ognuno ha sui gusti.</em></p>
<p><em>                                         </em></p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>IL PD , UN VASCELLO FANTASMA</title>
		<link>http://socialist.clandestinoweb.com/2009/07/07/il-pd-un-vascello-fantasma/</link>
		<comments>http://socialist.clandestinoweb.com/2009/07/07/il-pd-un-vascello-fantasma/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2009 14:10:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Carnovale</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[BINDI]]></category>
		<category><![CDATA[D'alema]]></category>
		<category><![CDATA[FRANCESCHINI]]></category>
		<category><![CDATA[VELTRONI]]></category>

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		<description><![CDATA[L’avvio del dibattito congressuale in casa Pd ha del surreale. Non solo per le modalità previste dal macchinoso statuto dei democrats  all’insegna del più folle autolesionismo, quanto per l’assurda contesa tra “vecchio che avanza” e “nuovo che torna”. Entrambe le categorie, oltre ad essere molto labili e contraddittorie nella forma e nella sostanza, appaiono, diversamente alla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’avvio del dibattito congressuale in casa Pd ha del surreale. Non solo per le modalità previste dal macchinoso statuto dei democrats  all’insegna del più folle autolesionismo, quanto per l’assurda contesa tra “vecchio che avanza” e “nuovo che torna”.<span id="more-235"></span> Entrambe le categorie, oltre ad essere molto labili e contraddittorie nella forma e nella sostanza, appaiono, diversamente alla dialettica hegeliana, destinate a non generare alcuna sintesi. Questo, non solo per una banale quanto legittima forma di masochismo che accompagna la storia della sinistra italiana nel suo complesso &#8211; da cui difficilmente riuscirà a smarcarsi nel medio periodo &#8211;  quanto per la difficoltà, se non l’impossibilità assoluta, di con coniugare forzatamente il vecchio con il nuovo, o meglio, ciò che fu, con ciò che dovrà essere, specie nell’indefinitezza di quest’ultimo. La storia ci insegna che i processi di cambiamento si materializzano sempre in seguito a forti “ropture”. In tal senso, il secolo scorso è maestro. L’atto di nascita del Pd non è stato contrassegnato da alcuna discontinuità, né politica, né culturale, né tantomeno generazionale, pagando oggi, ancor più di ieri, il  suo peccato originale. E’ il figlio, in  <em>continum,</em> di due nomenklature malate, di due partiti che avevano esaurito la loro funzione e che hanno pensato bene di convogliare in un matrimonio di interesse, pensando che l’infausta unione sommasse le forze e non anche le debolezze reciproche. Tanto più, la sua nascita, come segnalato dallo stesso Veltroni, è stata intempestiva, ossia alla conclusione della stagione dell’Ulivo, che nel bene e nel male ha rappresentato una parentesi, felice e breve quanto drammatica, della recente e poco esaltante storia della sinistra. Gli amalgami tra Ds e Dl, presenti all’interno delle due categorie sopradette per la scalata al Pd, che vede contrapposte le cordata  Bersani &#8211; D’Alema insieme a Bindi,Letta e Levi e quella Franceschini &#8211; Marini con Veltroni, Fassino e Cofferati, non sono il frutto, come potrebbe erroneamente apparire, di una contaminazione e di una elaborazione politica e culturale tra personalità di disparata provenienza. Essa è piuttosto una reiterata lotta  di bande tra nomenklature, accordate al loro interno su logiche di spartizione e di gestione. L’involucro teorico-culturale di entrambe cordate è il nuovismo (senza il nuovo, ovviamente!) declinato nelle sue diverse forme, più o meno enfatizzate ed estremizzate, con colpi bassi e demonizzazioni all’ordine del giorno, in una sorta di riproposizione tutta interna dell’antiberlusconismo. Un dantesco contrappasso. Ovviamente,  vi è anche spazio per riproporre, in pieno nuovismo, vecchi duelli e nuovi rancori, vecchie ambizioni e nuovi interessi.  Ma un dato è assodato. Nella guerriglia, allo stato, non emergono posizioni politiche e piattaforme in grado di presentarsi quale base alternativa né per le ambizioni di governo del paese, né per la più realistica opposizione verso quello attuale. A meno che, non si voglia elevare a rango di piattaforma di programma l’evocazione di qualche “lenzuolata”  piuttosto che i proclami salvifici di aver conquistato una sonora sconfitta anziché una disfatta. Lo stesso tema delle alleanze, che dopo la scelta di corsa solitaria veltroniana ha tanto scaldato gli animi, appare residuale innanzi ad un quadro politico che vede queste come necessarie ed indispensabili, al di là delle diverse geometrie con cui esse si dovranno costruire già alle prossime tornate regionali. In questo contesto il “nuovo che torna” non è altro che un nuovo che guarda caso coincide col presente, ed il “ vecchio che avanza”, infondo, non è mai andato via. Ma tutto diventa pur lecito per conquistare il vascello fantasma. Ma i fantasmi, non fanno più paura a nessuno ed appartengono ad un mondo che non esiste.</p>
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