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	<title>Socialist - Il socialista clandestino di Bobo Craxi &#187; pd</title>
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		<title>LA QUESTIONE MORALE E L&#8217;EREDITA&#8217; DS AL PD</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Sep 2009 18:19:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Biagio Marzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[DS]]></category>
		<category><![CDATA[FRANCESCHINI]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo D'Alema]]></category>
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		<description><![CDATA[              Ironicamente parlando, siamo passati dalla sinistra al caviale e champagne a quella relazionale, dove si macina politica e affari e tutti sono amici, oltre ad avere a che fare con l’imprenditore –ruffiano e il mondo di Pretty woman”, nella versione anche del politico – in compenso anche di  destra- rispetto a quella dello speculatore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>              Ironicamente parlando, siamo passati dalla sinistra al caviale e champagne a quella relazionale, dove si macina politica e affari e tutti sono amici, oltre ad avere a che fare con l’imprenditore –ruffiano e il mondo di Pretty woman”, nella versione anche del politico – in compenso anche di  destra- rispetto a quella dello speculatore e divoratore di imprese, della storia del famoso film con Richard Gere.<span id="more-980"></span></p>
<p>Se una volta la questione morale, per la sinistra, era tutto, per cui la politica ha pagato un prezzo altissimo, assumendo un ruolo ancillare, ora, a fine 2009, siamo alla questione immorale. Da questa passaggio non si sfugge e, comunque sia, il Pd se non riuscirà a superare sano e salvo, Scilla e Cariddi, cioè la questione morale e l’immorale, avrà vita grama.</p>
<p>Per lo scandalo della Sanitopoli pugliese è stata presa a pretesto la questione morale dalla mozione di cui è leader Dario Franceschini per lanciarla contro quella di Pier Luigi Bersani. L’accusa di cui questi è colpevole è che tra i suoi sostenitori ci siano dirigenti che non dovrebbero nemmeno essere candidati alle prossime elezioni regionali e amministrative. </p>
<p>A ben vedere, la questione morale è usata come arma per una resa dei conti interna. Se non fosse scoppiato il caso pugliese, della questione morale, portata in eredità dagli ex comunisti all’interno del Pd, non avrebbe parlato alcuno, restando, comunque e sempre, la sua bandiera di combattimento. Questa è stata, talaltro, uno dei motivi che spinse l’ex segretario Walter Veltroni a proporre l’apparentamento, nelle scorse elezioni politiche, ad Antonio di Pietro. Con il risultato che tutti sappiamo: la presa di distanza, subito dopo il voto, dell’Idv dal Pd.</p>
<p>Gli ex Ds l’hanno issata come vessillifero da Enrico Berlinguer, passato poi nelle mani di Achille Occhetto, e, successivamente, ai segretari che l’hanno succeduto. Con successo, l’hanno tenuta alta grazie al forte supporto della magistratura, visto che la Prima repubblica è crollata per i colpi di piccone di questa. Finito l’antico regime, gli ex comunisti sarebbero diventati egemoni e padroni del campo politico- elettorale, se avessero avuto il coraggio di fare sino in fondo la loro autocritica sul passato e su Tangentopoli e, di conseguenza, sulla questione morale. Perché, in verità hanno sempre incassato le tangenti, ma ebbero la fortuna che le Procure fecero come le scimmie dei romanzi gialli nei loro confronti.</p>
<p>Ironia della sorte, la questione morale impugnata come arma per fustigare gli avversari, adesso, per la legge del contrappasso, devono fare i conti con questa, nel loro interno. Non è che questione morale non sia stata presa al volo per lotte interne dentro i Ds e nella coalizione dell’Ulivo, ma come un volo di uccello andò via, senza lasciare alcuna traccia. E non è detto che non accada anche stavolta davanti alla Sanitopoli pugliese e dintorni.</p>
<p>Nel corso della segreteria Fassino, il problema morale venne fuori e fece pure chiasso al momento, perché, a memoria, Giorgio Napolitano, allora non al Quirinale, Cesare Salvi e Massimo Villone – peraltro autori de “Il Costo della democrazia”, un libro in cui si condannano gli sprechi, clientele e privilegi dell’apparato amministrativo e del sistema partitocratico – e alcuni altri dirigenti diessini, lo sollevarono, facendo riferimento pure ai casi Napoli e Campania, ma tutto finì in un amen. Un’altra volta, la questione morale entrò in modo dirompente nei Ds e nella coalizione di centrosinistra e fu ai tempi delle scalate bancarie. Arturo Parisi parlò di questione morale all’interno delle Botteghe oscure, provocando forti risentimenti all’interno del suo gruppo dirigente. Ma fallite le scalate, finì tutto nello spazio di un mattino.   </p>
<p>Da tempo è restata accesa la questione sotto la cenere e, comunque, c’era d’aspettarsi che qualcuno la brandisse per fare repulisti, nel momento, politicamente, più opportuno. La coincidenza è stato il caso sanità pugliese e lo svolgimento del congresso nazionale del Partito democratico.   </p>
<p>Il primo “dinamitardo”- e probabilmente anche l’ultimo visti i chiari di luna- a lanciare la bomba della “questione morale”sul Riformista è stato Giorgio Tonini, che non è un quidam, ma un dirigente con i fiocchi e  controfiocchi della mozione franceschiniano. Ma Tonini non ha bisogno di suggeritori, ma per questa sua uscita, diciamo, non indolore e , &#8211; che la stragrande maggioranza i mass media non l’hanno tenuta abbastanza in conto, anzi l’hanno ridimensionata-  è stata,certamente, concordata con Franceschini e con Veltroni. I quali, di fronte alla levata di scudi dei bersaniani, hanno preferito scegliere lo stile inglese dell’understament, anziché giocare di sponda con Tonini. Con il senno di poi, Tonini, come nel passato Bassanini, Salvi e Parisi, è restato lasciato solo.</p>
<p>Per l’esattezza, cosa ha detto Tonini per creare tanto scalpore:” Bersani e Franceschini non sono sullo stesso piano. Non facciamo finta di nulla, non si può tacere che la componente politica dell’ex ministro è fondata su un modello che va cambiato radicalmente. E’ quello dei Bassolino, dei Loiero, di quelli che amministrano la Puglia degli scandali. Tutti loro, e non a caso, sostengono Bersani nell’ottica di un disegno che rinuncia alle “rotture” necessarie e punta, semmai, solo a sommare un pezzo di sinistra e l’udc di Cuffaro. Aggiungo una cosa: è stato proprio per il prevalere di questo disegno che Veltroni se n’è andato”. Parole come pietre.</p>
<p>Tonini colpisce al cuore la politica della mozione Bersani, proponendo il Pd a vocazione maggioritaria e il rinnovamento di cacicchi e governatori, che hanno fatto la loro storia, alle prossime elezioni di primavera. Ovverosia, il contrario di quello che vorrebbe la mozione Bersani. Ragion per cui, se la questione morale fosse uno temi congressuali si prevede una scontro congressuale al calor bianco, con tutte le con conseguenze possibili ed immaginabili.</p>
<p>Cosa farà la nuova segreteria davanti al giro di valzer che Bassolino vorrà fare: passando dal governatorato campano a sindaco di Napoli, la cui carica l’ha già ricoperta nel passato. Bassolino non è il solo, si trova in compagnia del suo omologo della regione Calabria, Agazio Loiero e del sindaco di Napoli, Rosa Russo Jervolino. E poi ci sono i depurandi tra questi non potevano mancare Alberto Tedesco, protagonista dello scandalo sanitario e Sandro Frisullo, “utilizzatore finale” di escort.         </p>
<p>La questione morale, &#8211; che i dirigenti del Partito democratico non hanno, volutamente, mai affrontare in tempi passati e recenti, per liberarsene -, potrà essere una bomba ad orologeria da far scoppiare, in pieno congresso nazionale d’ottobre, per opera, come detto, della mozione di Dario Franceschini.  Una bomba simile, se scoppiasse, potrebbe mettere in discussione, realmente, la stessa sorte del Pd, perché propone un processo di discontinuità nelle candidature e, comunque, le dimissioni dal partito di tutti coloro che sono coinvolti in inchieste giudiziarie.</p>
<p>Ne vedremo delle belle, insomma, ma, finalmente, si farebbe chiarezza, una volte per tutte: la morale resta come questione principale: o resta così come è stata conosciuta e vissuta, al carro dei Pm, oppure fuoriesce definitivamente dalla cultura politica del Pd, lasciando alla politica la possibilità di potersi scrivere con la P maiuscola.  </p>
<p>In verità, troppo si è praticata, nel Pd, la politica dello struzzo, lasciando, senza proferire verbo, mani libere di fare e disfare alle Procure. Guai a dissentire al loro operato, prova ne sia il caso dell’ex governatore dell’Abruzzo Ottaviano Del Turco, il Pd lo lasciò solo e meno male ebbe la solidarietà e il conforto di leader e dirigenti politici di parte avversa. Ad esempio, ebbe la solidarietà di Marco Pannella edi Silvio Berlusconi, ma no quella di Walter Veltroni e Massimo D’Alema.</p>
<p>Casomai ci fosse stata, è avvenuta a scoppio ritardato.</p>
<p>                                                    <span id="_marker"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-size: 18pt;"><span style="mso-spacerun: yes;">              </span><strong style="mso-bidi-font-weight: normal;">La questione morale l’eredità Ds al Pd</strong></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-size: 18pt;">Ironicamente parlando, siamo passati dalla sinistra al caviale e champagne a quella relazionale, dove si macina politica e affari e tutti sono amici, oltre ad avere a che fare con l’imprenditore –ruffiano e il mondo di Pretty woman”, nella versione anche del politico – in compenso anche di<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>destra- rispetto a quella dello speculatore e divoratore di imprese, della storia del famoso film con Richard Gere. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-size: 18pt;">Se una volta la questione morale, per la sinistra, era tutto, per cui la politica ha pagato un prezzo altissimo, assumendo un ruolo ancillare, ora, a fine 2009, siamo alla questione immorale. Da questa passaggio non si sfugge e, comunque sia, il Pd se non riuscirà a superare sano e salvo, Scilla e Cariddi, cioè la questione morale e l’immorale, avrà vita grama. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-size: 18pt;">Per lo scandalo della Sanitopoli pugliese è stata presa a pretesto la questione morale dalla mozione di cui è leader Dario Franceschini per lanciarla contro quella di Pier Luigi Bersani. L’accusa di cui questi è colpevole è che tra i suoi sostenitori ci siano dirigenti che non dovrebbero nemmeno essere candidati alle prossime elezioni regionali e amministrative.<span style="mso-spacerun: yes;">  </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-size: 18pt;">A ben vedere, la questione morale è usata come arma per una resa dei conti interna. Se non fosse scoppiato il caso pugliese, della questione morale, portata in eredità dagli ex comunisti all’interno del Pd, non avrebbe parlato alcuno, restando, comunque e sempre, la sua bandiera di combattimento. Questa è stata, talaltro, uno dei motivi che spinse l’ex segretario Walter Veltroni a proporre l’apparentamento, nelle scorse elezioni politiche, ad Antonio di Pietro. Con il risultato che tutti sappiamo: la presa di distanza, subito dopo il voto, dell’Idv dal Pd. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-size: 18pt;">Gli ex Ds l’hanno issata come vessillifero da Enrico Berlinguer, passato poi nelle mani di Achille Occhetto, e, successivamente, ai segretari che l’hanno succeduto. Con successo, l’hanno tenuta alta grazie al forte supporto della magistratura, visto che la Prima repubblica è crollata per i colpi di piccone di questa. Finito l’antico regime, gli ex comunisti sarebbero diventati egemoni e padroni del campo politico- elettorale, se avessero avuto il coraggio di fare sino in fondo la loro autocritica sul passato e su Tangentopoli e, di conseguenza, sulla questione morale. Perché, in verità hanno sempre incassato le tangenti, ma ebbero la fortuna che le Procure fecero come le scimmie dei romanzi gialli nei loro confronti.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-size: 18pt;">Ironia della sorte, la questione morale impugnata come arma per fustigare gli avversari, adesso, per la legge del contrappasso, devono fare i conti con questa, nel loro interno. Non è che questione morale non sia stata presa al volo per lotte interne dentro i Ds e nella coalizione dell’Ulivo, ma come un volo di uccello andò via, senza lasciare alcuna traccia. E non è detto che non accada anche stavolta davanti alla Sanitopoli pugliese e dintorni. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-size: 18pt;">Nel corso della segreteria Fassino, il problema morale venne fuori e fece pure chiasso al momento, perché, a memoria, Giorgio Napolitano, allora non al Quirinale, Cesare Salvi e Massimo Villone – peraltro autori de “Il Costo della democrazia”, un libro in cui si condannano gli sprechi, clientele e privilegi dell’apparato amministrativo e del sistema partitocratico – e alcuni altri dirigenti diessini, lo sollevarono, facendo riferimento pure ai casi Napoli e Campania, ma tutto finì in un amen. Un’altra volta, la questione morale entrò in modo dirompente nei Ds e nella coalizione di centrosinistra e fu ai tempi delle scalate bancarie. Arturo Parisi parlò di questione morale all’interno delle Botteghe oscure, provocando forti risentimenti all’interno del suo gruppo dirigente. Ma fallite le scalate, finì tutto nello spazio di un mattino.<span style="mso-spacerun: yes;">    </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-size: 18pt;">Da tempo è restata accesa la questione sotto la cenere e, comunque, c’era d’aspettarsi che qualcuno la brandisse per fare repulisti, nel momento, politicamente, più opportuno. La coincidenza è stato il caso sanità pugliese e lo svolgimento del congresso nazionale del Partito democratico.<span style="mso-spacerun: yes;">    </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-size: 18pt;">Il primo “dinamitardo”- e probabilmente anche l’ultimo visti i chiari di luna- a lanciare la bomba della “questione morale”sul Riformista è stato Giorgio Tonini, che non è un quidam, ma un dirigente con i fiocchi e<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>controfiocchi della mozione franceschiniano. Ma Tonini non ha bisogno di suggeritori, ma per questa sua uscita, diciamo, non indolore e , &#8211; che la stragrande maggioranza i mass media non l’hanno tenuta abbastanza in conto, anzi l’hanno ridimensionata-<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>è stata,certamente, concordata con Franceschini e con Veltroni. I quali, di fronte alla levata di scudi dei bersaniani, hanno preferito scegliere lo stile inglese dell’understament, anziché giocare di sponda con Tonini. Con il senno di poi, Tonini, come nel passato Bassanini, Salvi e Parisi, è restato lasciato solo.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-size: 18pt;">Per l’esattezza, cosa ha detto Tonini per creare tanto scalpore:” Bersani e Franceschini non sono sullo stesso piano. Non facciamo finta di nulla, non si può tacere che la componente politica dell’ex ministro è fondata su un modello che va cambiato radicalmente. E’ quello dei Bassolino, dei Loiero, di quelli che amministrano la Puglia degli scandali. Tutti loro, e non a caso, sostengono Bersani nell’ottica di un disegno che rinuncia alle “rotture” necessarie e punta, semmai, solo a sommare un pezzo di sinistra e l’udc di Cuffaro. Aggiungo una cosa: è stato proprio per il prevalere di questo disegno che Veltroni se n’è andato”. Parole come pietre. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-size: 18pt;">Tonini colpisce al cuore la politica della mozione Bersani, proponendo il Pd a vocazione maggioritaria e il rinnovamento di cacicchi e governatori, che hanno fatto la loro storia, alle prossime elezioni di primavera. Ovverosia, il contrario di quello che vorrebbe la mozione Bersani. Ragion per cui, se la questione morale fosse uno temi congressuali si prevede una scontro congressuale al calor bianco, con tutte le con conseguenze possibili ed immaginabili.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-size: 18pt;">Cosa farà la nuova segreteria davanti al giro di valzer che Bassolino vorrà fare: passando dal governatorato campano a sindaco di Napoli, la cui carica l’ha già ricoperta nel passato. Bassolino non è il solo, si trova in compagnia del suo omologo della regione Calabria, Agazio Loiero e del sindaco di Napoli, Rosa Russo Jervolino. E poi ci sono i depurandi tra questi non potevano mancare Alberto Tedesco, protagonista dello scandalo sanitario e Sandro Frisullo, “utilizzatore finale” di escort.<span style="mso-spacerun: yes;">          </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-size: 18pt;">La questione morale, &#8211; che i dirigenti del Partito democratico non hanno, volutamente, mai affrontare in tempi passati e recenti, per liberarsene -, potrà essere una bomba ad orologeria da far scoppiare, in pieno congresso nazionale d’ottobre, per opera, come detto, della mozione di Dario Franceschini.<span style="mso-spacerun: yes;">  </span>Una bomba simile, se scoppiasse, potrebbe mettere in discussione, realmente, la stessa sorte del Pd, perché propone un processo di discontinuità nelle candidature e, comunque, le dimissioni dal partito di tutti coloro che sono coinvolti in inchieste giudiziarie.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-size: 18pt;">Ne vedremo delle belle, insomma, ma, finalmente, si farebbe chiarezza, una volte per tutte: la morale resta come questione principale: o resta così come è stata conosciuta e vissuta, al carro dei Pm, oppure fuoriesce definitivamente dalla cultura politica del Pd, lasciando alla politica la possibilità di potersi scrivere con la P maiuscola.<span style="mso-spacerun: yes;">   </span></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-size: 18pt;">In verità, troppo si è praticata, nel Pd, la politica dello struzzo, lasciando, senza proferire verbo, mani libere di fare e disfare alle Procure. Guai a dissentire al loro operato, prova ne sia il caso dell’ex governatore dell’Abruzzo Ottaviano Del Turco, il Pd lo lasciò solo e meno male ebbe la solidarietà e il conforto di leader e dirigenti politici di parte avversa. Ad esempio, ebbe la solidarietà di Marco Pannella edi Silvio Berlusconi, ma no quella di Walter Veltroni e Massimo D’Alema. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-size: 18pt;">Casomai ci fosse stata, è avvenuta a scoppio ritardato. </span></p>
<p><span style="font-family: &quot;Arial&quot;,&quot;sans-serif&quot;; font-size: 18pt; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: AR-SA; mso-ansi-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA;"><span style="mso-spacerun: yes;">                                                     </span></span></p>
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		<title>ESCALATION LEGA.BERLUSCONI GODE</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Aug 2009 17:22:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Biagio Marzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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Il ruolo della Lega
Il braccio armato del Cavaliere
 
 
 
 
Escalation Lega. Le cui proposte stravaganti fanno il gioco di Silvio Berlusconi, utili come sono per distogliere l’opinione pubblica dai problemi che toccano personalmente il premier. Sembra, a ben vedere, il gioco delle parti tra Berlusconi e Bossi. Nei momenti cruciali dello scontro, arrivano i nostri, i leghisti, alzano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> </p>
<p>Il ruolo della Lega</p>
<p>Il braccio armato del Cavaliere</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p>Escalation Lega. Le cui proposte stravaganti fanno il gioco di Silvio Berlusconi, utili come sono per distogliere l’opinione pubblica dai problemi che toccano personalmente il premier.<span id="more-843"></span> Sembra, a ben vedere, il gioco delle parti tra Berlusconi e Bossi. Nei momenti cruciali dello scontro, arrivano i nostri, i leghisti, alzano ulteriormente il tono della polemica per polarizzare l’attenzione tout le monde su di loro, e di conseguenza si abbassa l’attenzione nei confronti del Cavaliere. </p>
<p>Chi pensa che la Lega faccia iniziative che possono nuocere a Silvio Berlusconi, si sbaglia di grosso, di certo le fa “Cicero pro domo sua”, per acquisire ulteriore consenso, per tenere vivo, comunque, all’interno del partito, lo spirito del Carroccio, ma anche, in alcune occasioni &#8211; e di questi tempi capita spesso &#8211; per dare una mano al Presidente del consiglio in difficoltà. Il che non significa che la Lega non sia più di “lotta e di governo”, tuttavia, proprio per questa sua peculiarità in momenti di stretta, l’ossimoro è altre sì funzionale per cacciare la castagne berlusconiane dal fuoco. Se D’Alema affermò che la Lega era la costola della sinistra, per Berlusconi, invece, è l’anima e il corpo; e per di più quando occorre diventa il suo braccio violento.</p>
<p>Politicamente Bossi e Berlusconi non litigheranno più, come è accaduto nel passato, consapevoli che con una eventuale rottura ci andrebbe di mezzo il Nord che loro non tradirebbero nemmeno in punto di morte. Il legame tra di loro è non solo politico, ma  soprattutto territoriale.  Per loro, le radici contano e sono una cosa di sangue.   </p>
<p>Il dissenso si è avuto all’inizio della loro prima esperienza di governo (1994), ma ora hanno trovato entrambi la quadratura del cerchio e non succederà più che si divideranno per fare un piacere ai loro avversari. Oltretutto perderebbero il potere e questo lusso non possono concederselo: entrambi “tengono famiglia”, per dirla con Longanesi.</p>
<p>Alcuni avversari, in particolare quelli del Pd e dell’Udc, sperano che Berlusconi e Bossi litighino sulle candidature alle presidenze dei Consigli regionali del Nord si intende, così da mettere in crisi la maggioranza e si possa varare un governo di transizione simil Grosse Koalition, ma non sanno che i due filano d’amore e d’accordo, avendo fissato, a monte, l’ipotesi di lavoro: Roberto Maroni al Pirellone, alla Presidenza della Regione Lombardia e Roberto Formigoni al Viminale, al Ministero degli Interni. Giancarlo Galan a Palazzo Chigi, sottosegretario alla presidenza del consiglio e Flavio Tosi a Palazzo Balbi, presidente della giunta veneta. Rien ne va plus.</p>
<p>Con le provocazioni scoppiettanti fatte nel corso di queste settimane (dal ritiro della missione italiana in Afghanistan, Libano e Balcani, al basta con l’accento romano nel film, agli esami sui dialetti nordisti dei professori sudisti,  fino alle gabbie salariali,  inni e bandiere regionali inclusi), il partito di Bossi aiuta Berlusconi, affinché le notizie rosa e i vari gossip spiacevoli, che lo riguardano molto da vicino, siano assorbite dalle proposte studiate ad ho per distogliere l’opinione pubblica. Cosicché il danno politico e d’immagine risulti minore di quanto sarebbe stato senza il soccorso leghista.</p>
<p>Di fronte alla notizia portatrice di guai per il premier, la Lega alza la cortina fumogena, per nascondere, o, quantomeno, per diminuirla di importanza. Sicché, l’intento è di mettere la sordina al troppo rumore causato dalla vita non di “santo”, bensì di peccatore di Berlusconi. Comunque sia, il lavoro della Lega è quello di creare l’attenzione su di sé dei mezzi di informazione di modo ché riempiano le cronache politiche di proposte bomba e il gioco è bello che fatto. Bombe ad orologeria che brillano nel momento in cui Berlusconi, per un motivo e per l’altro, si trova nelle strettoie politiche. Dio solo lo sa, in quante si è trovato, ultimamente, per problemi non politici, bensì personali e familiari. </p>
<p>Per esempio, Barbara Berlusconi per un verso e Paolo Guzzanti per altro, sono state due tegole sulla testa del Presidente del consiglio, in un periodo in  cui soffre di mal di testa per il sovraccarico di problemi di tutti i generi a cui è sottoposto. E che fa la Lega? Le spara grosse. Pur essendo il tricolore e l’Inno di Mameli i nostri sacri simboli dell’unità nazionale, la Lega, negli anni delle celebrazioni dei 150 anni dell’Unità, li “profana” considerandoli insufficienti a rappresentare la nuova identità federalista dell’Italia. Per questa ragione ha preannunciato una proposta di legge costituzionale per inserire nell’articolo 12 della Costituzione il riconoscimento di simboli identitari delle singole Regioni: quindi, bandiere e inni regionali. </p>
<p>C’è da preoccuparsi delle uscite leghiste? Assolutamente no!</p>
<p>Tenuto conto che la manfrina leghista su diversi temi ha l’obiettivo di portare l’acqua al suo mulino, per cui gioca la partita per sé, toccando le corde più sensibili dell’elettorato nordista, ma anche, come visto, per dare una mano al suo principale alleato, di cui si fida ciecamente, ma non nelle condizioni migliori, per ovvi motivi. Epperò, non deve tirare troppo la corda per non mettere in discussione il federalismo, la pupilla degli occhi leghisti.  </p>
<p>Il suo è un rivendicazionismo fine a se stesso, senza conseguenze, passata la buriana torna la calma piatta. L’opposto del rivendicazionismo meridionale, incentrato su alcune questioni che non possono essere più rimandate, altrimenti l’Italia rischia il declino, per cui dalla serie A, in cui ci sono i paesi più sviluppati, si passerebbe alla serie B, quella dei sottosviluppati. Fatto sta che l’Italia vive sul rivendicazionismo simbolico della Lega e sul rivendicazionismo economico di alcuni esponenti politici meridionali. Insomma, tra Scilla e Cariddi.</p>
<p>Tuttavia, Bossi e la Lega stanno al gioco, ma il gioco &#8211; come si sa &#8211; è bello quando dura poco. Ma su Berlusconi, a quanto pare, il gioco non finisce mai.</p>
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		<title>SI ACCENDE IL DIBATTITO NEL PD</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Jul 2009 22:26:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<category><![CDATA[FASSINO]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo D'Alema]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Dico con grande sincerita&#8217; a Massimo che sconcerta il tono delle sue parole, perche&#8217; non favoriscono certo quel clima di confronto e di rispetto che lui stesso rivendica per se&#8217;&#8221;. Cosi&#8217; Piero Fassino replica a Massimo D&#8217;Alema che ieri dalla festa del Pd aveva criticato le parole e il modo con cui Dario Franceschini ha annunciato la sua candidatura. &#8220;Nessuno &#8211; sostiene in una nota il coordinatore della mozione Franceschini &#8211; e tanto meno Dario Franceschini ha mai pensato di fare la guerra a Massimo D&#8217;Alema, ne&#8217; di fare un congresso per cancellare qualcosa o qualcuno. E la mia stessa storia politica e&#8217; li&#8217; a dimostrare che ho sempre lavorato per unire: l&#8217;ho fatto per sette anni da Segretario Ds e sono impegnato a farlo oggi come dirigente del Pd che coordina la mozione di Dario Franceschini&#8221;. &#8220;Peraltro &#8211; prosegue &#8211; l&#8217;azione del segretario del Pd andrebbe valutata con maggiore equilibrio e generosita&#8217; visto che si e&#8217; caricato sulle spalle un partito in crisi guidandolo in questi quattro mesi con obiettivi chiari e impegnativi &#8211; dalla difesa della laicita&#8217; alla collocazione europea del Pd &#8211; perseguiti con grande determinazione. E, infine, e&#8217; utile ricordare che la campagna elettorale ha visto tutti i dirigenti impegnati in uno sforzo corale che giustifica assai poco, oggi, prese di distanza e distinguo&#8221;. &#8220;Mi auguro &#8211; conclude Fassino &#8211; che il dibattito congressuale possa recuperare toni civili e rispettosi dell&#8217;opinione di ciascuno&#8221;.</p>
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