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	<title>Socialist - Il socialista clandestino di Bobo Craxi &#187; Popolo della Libertà</title>
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		<title>Tutti pazzi per Pier Ferdinando</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Jul 2009 09:20:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Biagio Marzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo D'Alema]]></category>
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		<description><![CDATA[Tutti lo vogliono e tutti lo cercano, Casini qui Casini là. Parafrasiamo la nota opera rossiniana per dire che Pier Ferdinando Casini è al centro dell’attenzione dei partiti di maggioranza e di opposizione. Nemmeno Marylin Monroe, ai suoi tempi, sarebbe stata corteggiata così come oggi è cercato il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini.

Se al posto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Tutti lo vogliono e tutti lo cercano, Casini qui Casini là</strong>. Parafrasiamo la nota opera rossiniana per dire che Pier Ferdinando Casini è al centro dell’attenzione dei partiti di maggioranza e di opposizione. Nemmeno Marylin Monroe, ai suoi tempi, sarebbe stata corteggiata così come oggi è cercato il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini.</p>
<p><span id="more-106"></span></p>
<p>Se al posto dello sgangherato bipolarismo ci fosse il proporzionalismo, con l’andreottiana politica dei due forni, sarebbe il fornaio più potente d’Italia. <strong>Insomma, tutti pazzi per Pier Ferdinando.</strong></p>
<p>Da sinistra a destra, lo invocano come alleato, ma <strong>lui è troppo furbo per accettare</strong>. Gioca sui tempi lunghi, anche se sta ragionando sul forno da cui può ricavare i maggiori vantaggi, ossia chi può offrirgli di più. A livello nazionale, per intenderci.</p>
<p>Tuttavia, i conti dovrà farli molto prima, con le prossime regionali, che non sono come le amministrative dove ha potuto giocare di qua e di là.</p>
<p><strong>Troppo bello sarebbe per Nichi Vendola, che Pier Ferdinando Casini entrasse nel governo pugliese</strong>, per cavargli le castagne dal fuoco. E, comunque, se lo scordasse che Casini si immedesimi dei travagli vendoliani. Uno come lui che ne ha viste di cotte e di crude, di certo, non si fa ammaliare dall’incantatore di serpenti di Terlizzi.</p>
<p>L’allargamento della maggioranza all’Udc se avvenisse, Vendola farebbe bingo. Gli toglierebbe così il caso rognoso della crisi dovuta alle inchieste giudiziarie sulla sanità, paragonabile a un vaso di Pandora, e tornerebbe in grande spolvero ai lavori di Sinistra e Libertà.</p>
<p><strong>Il Presidente pugliese si poteva aspettare tutto dalla vita politica, meno che scivolasse sulla buccia di banana della sanità</strong>, il settore a cui dedicò la battaglia elettorale nelle scorse Regionali, accusando l’ex governatore Raffaele Fitto di averla gestita malamente.</p>
<p>La legge del contrappasso non risparmia nessuno. Neanche Vendola è scampato la cui bandiera di combattimento è stata la morale e la trasparenza.</p>
<p>Per lui che aveva aperto il cantiere di Sinistra e libertà è un momentaccio, sebbene Piero Sansonetti lo inviti ad entrare nel Pd, in tal modo rompe la schema “walterdemocristano”, sposta l’asse a sinistra e, nel contempo, si propone come futuro segretario.</p>
<p>Più che al Pd, Nichi guarda all’Udc, ma, per come è fatto Pier Ferdinando, diventa un corteggiamento impossibile.</p>
<p>Un <strong>altro corteggiatore di Casini è il Pd:</strong> non interessato, come Vendola, alla soluzione della crisi abbattutasi sulla Regione Puglia, ma interessato alla Puglia come laboratorio politico. In special modo, Massimo D’Alema vorrebbe allargare i modelli Brindisi, elezioni provinciali, e Bari, quelle comunali, sul piano nazionale. Modelli in cui sono incorporate delle alleanze che sono risultate vincenti. Al primo turno, Casini non scelse con chi schierarsi, &#8211; escluso Brindisi che dall’inizio il Pd ha sostenuto il candidato dell’Udc alla presidenza della provincia -, ai ballottaggi, viceversa, a seconda i casi, si è alleato ora con il Pd e ora con il Pdl. A conti fatti, il Pdl ha usufruito di più numerosi apparentamenti.</p>
<p>Se fosse per il presidente di Italianieuropei non ci penserebbe due volte a offrirgli la candidatura alla premiership, ma c’è di mezzo il congresso nazionale e, per di più, bisogna fare i conti con coloro che sono a favore del  partito a vocazione maggioritaria, che guardano altrove, appena sentono il nome di Casini.</p>
<p><strong>D’Alema che conosce il Mezzogiorno meglio delle sue tasche, sa quanto sia indispensabile per vincere l’alleanza con l’Udc</strong>, per cui pratica nei confronti del suo leader un pressing molto forte.  A ben vedere, l’alleanza sarebbe altresì un fronte meridionalista contro la Lega e lo strapotere del Nord.</p>
<p><strong>Ultimo degli innamorati resta Berlusconi</strong>. Il quale Berlusconi, partendo dal lontano feeling, potrebbe fare a Casini nuove avance, Dopotutto, il primo amore non si scorda mai.</p>
<p>Vero è che numerosi dirigenti del Pdl hanno suonato la serenata sotto il bancone di Casini, come è vero pure che altri non sono per nulla convinti di aprire le porte, al figliol prodigo. In particolare, si contraddistinguono alcuni esponenti ex An. Per dirne uno fra tutti: Ignazio La Russa.</p>
<p>Tuttavia, <strong>l‘alleanza con l’Udc è basilare per il Pdl e di questo Berlusconi si è convinto</strong>, dopo le ultime amministrative. Un partito indispensabile per fare en plein alle Regionali prossime.</p>
<p>Basterebbe una telefonata tra i due per incontrarsi. Per ora piange il telefono.</p>
<p>Foto di <a href="http://www.flickr.com/photos/80709272@N00/2649875385">Richard Holden</a></p>
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		<title>Il federalismo è fatto&#8230; Il sud è sfatto?</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Jul 2009 09:10:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giovanni Scarafile</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[federalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Lega Nord]]></category>
		<category><![CDATA[Partito democratico]]></category>
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		<description><![CDATA[Chissà perché a gongolare tanto per l’approvazione del cosiddetto “federalismo fiscale” sia solo la Lega Lombarda.

Forse non è lontano dal vero chi teme che la nuova ripartizione economica delle entrate fiscali, frutto delle nuove regole, arricchirà le già opulente regioni del Nord a scapito di quelle del Sud! Si afferma: siamo solo ad un quadro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chissà perché <strong>a gongolare tanto per l’approvazione del cosiddetto “federalismo fiscale” sia solo la Lega Lombarda</strong>.</p>
<p><span id="more-142"></span></p>
<p>Forse non è lontano dal vero chi teme che la nuova ripartizione economica delle entrate fiscali, frutto delle nuove regole, <strong>arricchirà le già opulente regioni del Nord a scapito di quelle del Sud!</strong> Si afferma: siamo solo ad un quadro di sole opzioni  generali da definire nel tempo (la Lega); è stato opportuno quanto meno non opporsi per poter partecipare alla stesura dei provvedimenti e parare, così, norme pericolose per il Sud (il PD).</p>
<p>Perché non esultano, o almeno tanto vogliono dare ad intendere, anche <strong>le altre forze di maggioranza</strong>? Penso in cuor loro lo facciano. Mai, nella storia repubblicana, la Lombardia ha avuto il potere oggi esercitato. I ministri lombardi controllano i settori più importanti della vita del Paese, esercitano insieme al leader maximo una  influenza amplissima supportati dalla stampa, dalle televisioni, dai sindacati confindustriali e dei lavoratori (UIL e CISL) e da un codazzo crescente di adulatori dediti a spintonarsi per salire sul carro dei vincitori.</p>
<p><strong>L’opposizione è ogni giorno più debole</strong>, se non connivente, come si evince da tutti i provvedimenti più delicati, approvati in modo bipartisan, come si dice oggi, o con l’ignava astensione del PD: sbarramento elettorale, federalismo, organismi direttivi, a partire dalla RAI…</p>
<p>Vediamo bene come i capi dello stesso PD settentrionale  propugnino <strong>la nascita di una sorta di PD del NORD</strong>. Questo dimostra una sola cosa: la spaccatura dell’Italia e gli egoismi localistici sono già passati a livello culturale. Uno stillicidio continuo e quotidiano di insinuazioni contro il Sud,  dette per anni a voce dura dai leghisti e sottovoce dalle squadre cammellate degli “yes men” del cavaliere in tante trasmissioni televisive, hanno convinto gli italiani del nord della correttezza storica del loro antimeridionalismo, e paralizzato i meridionali nel legittimo ruolo di opposizione e ribellione allo scempio della Costituzione,   garante delle  pari opportunità fra  tutti i cittadini. Il centrodestra, tuttavia, non può sbilanciarsi molto: i voti presi al Sud sono tanti.</p>
<p>Se a qualcuno venisse il sospetto che <strong>grazie proprio ai voti del Sud i settentrionali stiano lentamente strangolando il meridione d’Italia</strong>, forse la secolare pazienza dei “cafoni” potrebbe non reggere più.</p>
<p>Di tanto in tanto <strong>qualche voce s’è levata per protestare</strong>. I costi sono eccessivi, hanno ripetuto in tanti, ed in questo periodo di recessione non è il caso di aggravare la situazione finanziaria del paese e delle famiglie! E’ un travaso di ricchezza dal Sud al Nord, ha lamentato D’Alema, e s’è subito zittito!!</p>
<p>Dobbiamo dimostrare che siamo capaci di affrontare e reggere la sfida, ha proclamato Vendola, mostrando il petto!!! Sarà un bene per tutti noi, ha rassicurato il ministro delle regioni FITTO, che così si è assicurato un ministero per tutta la legislatura ed oltre!?!</p>
<p>Al congresso di fondazione del PDL, i nomi più importanti dello schieramento nordico (da FORMIGONI, a FINI, a MATTIOLI, insieme ai supporters del sud quali FITTO ed il presidente del senato RENATO SCHIFANI), parlando di Federalismo fiscale, si sono spesi con accanimento a favore del Sud.</p>
<p>Timeo Danaos et dona ferentes (ho paura dei Danai anche quando portano dei doni), disse Laocoonte ai Troiani per non fare entrare nella città di Troia il cavallo lasciato dai greci. Sappiamo come andò.</p>
<p>Mi chiedo <strong>perché mai i parlamentari nostrani non sentano la necessità, l’obbligo morale di venire a spiegare ai cittadini cosa cambia col federalismo fiscale.</strong> Lo stanno già annunciando: è la premessa al Federalismo istituzionale. Questo sancirà definitivamente la spaccatura italiana in venti regioni federate.</p>
<p>All’opposto di Massimo D’Azeglio, oggi Bossi potrebbe proclamare: dopo aver rotto gli italiani, bisogna rompere l’Italia! Come successori di meridionalisti alla Salvemini, avremo i maitre a penser alla Fitto, Vitale, Tommaselli…</p>
<p><strong>Una responsabilità storica di questo tipo dovrebbe far tremare le vene dei polsi a tanti. </strong>Ma si sa, lorsignori non sono più scelti dal popolo elettore, bensì nominati dai vertici dei partiti. Per questo rendono conto solo ai capi e non agli italiani.</p>
<p>Come si dice dalle nostre parti “chiamano papà quelli che procurano loro da mangiare”. E mangiano bene, molto bene!</p>
<p>Ora, mentre la crisi si fa stringente, al Senato stanno affrontando un problema spinosissimo: come fare per aumentarsi ancora lo stipendio. Sono fermamente convinto che troveranno una soluzione unanime.</p>
<p><strong>Qualcuno accetta scommesse?</strong></p>
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		<title>Verso quale sistema?</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jul 2009 07:55:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Carnovale</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ad urne chiuse e a dati consolidati, sarebbe stata indispensabile una profonda riflessione destinata a chiedersi in quale direzione corre il nostro sistema politico. I dati nel complesso, e quello referendario in particolare, consegnano ad una classe politica debole quanto conflittuale,  gli strumenti idonei per capire in che modo si può scrivere la parola fine [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ad urne chiuse e a dati consolidati, sarebbe stata indispensabile <strong>una profonda riflessione</strong> destinata a chiedersi in quale direzione corre il nostro sistema politico. I dati nel complesso, e quello referendario in particolare, consegnano ad una classe politica debole quanto conflittuale,  gli strumenti idonei per capire in che modo si può scrivere la parola fine ad una transizione che dura ormai quasi un ventennio.</p>
<p><span id="more-80"></span></p>
<p>Le elezioni politiche dello scorso anno, avevano indotto molti <strong>incauti sostenitori del partito del bi-partitismo più o meno esasperato a cantare vittoria</strong>, considerando quel risultato il punto di arrivo della trasformazione del sistema italiano. Peccato che tale canto non sia stato accompagnato da valutazioni che tenessero conto delle modalità (utilizzo capestro della legge elettorale) e del contesto politico (elezioni anticipate e grande conflittualità nella compagine che di governo) in cui esso è maturato.</p>
<p>Non può quindi meravigliare se, a meno di un anno, anche grazie alla massiccia astensione che condiziona il risultato europeo, <strong>quell’approdo bipartitico appare del tutto irrealizzabile</strong> &#8211; anche per via dello stato comatoso di uno dei suoi attori &#8211; e sembra essere ripresa una navigazione in mare aperto verso lidi ignoti e sconosciuti.</p>
<p>I dati della tornata europea ed amministrativa ci consegnano <strong>un paese in cui avanza il blocco di centrodestra</strong> con un ruolo dominante della Lega laddove presente,  ed un Pd, in piena crisi, che perde centinaia di amministratori locali (si ridisegnano così anche nuovi rapporti di forza all’interno dell&#8217;Api e dell’Anci)  sempre a metà strada tra una vocazione maggioritaria agognata ed un blocco di alleanze ancora indefinito.</p>
<p>Ma <strong>il dato più interessante è quello referendario</strong>, e non certo per il suo esito che appariva scontato alla vigilia del voto. Il referendum, che ha registrato in origine la corsa ai banchetti di esponenti di primo piano della vita politica, registra il fallimento più clamoroso dalla storia, con la più bassa percentuale di partecipanti. Un dato non pronosticabile visto non solo il grande can can di cui ha goduto, ma anche e soprattutto per l’impegno profuso dai due contenitori maggiori. Impegno presente e sotterraneo anche in taluni  settori del PdL – con il voto dello stesso Berlusconi come tacita indicazione &#8211; e ancor più spinto ed interessato dal PD, nascosto invece dietro il paravento dell’utilità del mezzo referendario come strumento per scardinare il porcellum.</p>
<p>In tal senso, <strong>la massiccia astensione non è certo il de profundis dell’istituto referendario</strong> come asserito incautamente da qualcuno, ma tutt’altro. Questa, non può certamente essere ascritta in via esclusiva al partito del “non voto”, come buona parte va attribuita alla troppa tecnicità dei quesiti proposti al corpo elettorale.</p>
<p>Ma di certo, il dato nel suo complesso è assai significativo di una volontà e di un orientamento maggioritario, che non accetta che la vita democratica del paese – che democratica non è – possa essere gestita come bene proprio indisponibile a terzi, da due signori, chiunque essi siano. E’ un fallimento che pochi anno avuto il coraggio di ascrivere pubblicamente ai due maggiori, alla loro gestione ed alla loro capacità di essere alternativi nel governo del paese ed al modello politico da essi auspicato ed imposto in taluni frangenti.</p>
<p>Il tutto, invece, sembra essere caduto già nel dimenticatoio, mentre avrebbe dovuto far <strong>imboccare repentinamente la strada di una riforma della legge elettorale</strong> pluralista, rappresentativa, che consenta di avere maggioranze coese e governabilità  e restituisca ai cittadini la scelta del proprio rappresentante. Una riforma elettorale, accompagnata da riforme istituzionali, che non sia ad uso, tutela e conservazione del nuovo  pentapartito insediatosi nelle istituzioni del paese ma possa invece dare rappresentanza anche a quei soggetti minori, oggi fuori dalle istituzione parlamentari nazionali ed europee, che godono del consenso di una parte cospicua e crescente dell’elettorato, come la tornata europea ha plasticamente registrato.</p>
<p>In sostanza, <strong>un sistema totalmente diverso da quello esistente</strong>. E’ questa la strada, indicata dai cittadini. Essa può segnare l’avvento di una nuova stagione ed il raggiungimento di un sistema politico maturo conforme al sentimento ed alla cultura del nostro paese, ridando prospettiva ad una democrazia da ricostruire e nuova linfa vitale ad istituzioni in piena crisi di credibilità.</p>
<p>Ma siamo pronti a scommettere, che nella piena tradizione italica,  si seguiranno altre strade?</p>
<p>Foto di <a href="http://www.flickr.com/photos/9053157@N02/2839354824">Bredgur</a></p>
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		<title>Il degrado della classe dirigente pugliese</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jul 2009 07:45:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Biagio Marzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Aldo Moro]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo D'Alema]]></category>
		<category><![CDATA[Nichi Vendola]]></category>
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		<description><![CDATA[ll racconto noir della sanità pugliese ha avuto una svolta: le dimissioni del governo regionale. Sanità e sesso sono due facce della stessa medaglia. Comunque, due vicende legate tra loro su cui sta indagando la magistratura barese.
Tornato dal Canada a Bari, il Presidente, Nichi Vendola, ha riunito la giunta e ha imposto agli assessori di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ll <strong>racconto noir della sanità pugliese ha avuto una svolta: le dimissioni del governo regionale</strong>. Sanità e sesso sono due facce della stessa medaglia. Comunque, due vicende legate tra loro su cui sta indagando la magistratura barese.</p>
<p><span id="more-91"></span>Tornato dal Canada a Bari, il Presidente, <strong>Nichi Vendola, ha riunito la giunta e ha imposto agli assessori di rimettere il mandato nelle sue mani</strong>, prima di andare dai Pm della Procura del capoluogo pugliese come persona informata dei fatti. Fatti di corruzione nel settore sanitario, in primo luogo. Al che, i Pdl ha ripiegato sulla proposta dirompente del voto anticipato, a cui il governatore ha risposto, naturalmente, con un no secco. Invece avrebbe dovuto lanciargli una sfida sul buco sanitario e sulla malasanità che è roba raccapricciante.</p>
<p>Ciò dimostra lo stato in cui si trova la classe dirigente e, di conseguenza, la politica, in Puglia. Regione la cui classe dirigente, nei tempi passati, ha avuto un alto profilo e ha, per di più, giocato la partita nazionale senza pari, oggi, si trova ad avere scarse qualità politiche e di governo e, peraltro, di vivere in una condizione di subalternità rispetto all’establishment propriamente detto. <strong>Seppure ci sia D’Alema, da una parte, e Fitto, dall’altra,</strong> questo non significa che ci sia, complessivamente, una classe dirigente di rango e all’altezza della situazione pugliese.</p>
<p>Vendola ha <strong>motivato la decisione a fatti politici nuovi</strong>, scaturiti dagli ultimi risultati elettorali, e da fatti indirettamente politici, le inchieste giudiziarie sulla sanità.</p>
<p>A ben vedere,<strong> un alibi</strong>. Davanti alla rilevanza assunta dalla inchiesta giudiziaria, ha voluto anteporre il fatto politico dell’azzeramento della giunta, per diminuirla di importanza. Una mossa che è stato un vero e proprio colpo di teatro. Che ha lasciato, peraltro, gli assessori di stucco, dato che non si aspettavano di essere dimissionati tramite l’ukase.</p>
<p>Ragion per cui, il governatore si è giustificato, dicendo che vuole  “riformulare la giunta”, espressione eufemistica che, piaccia o no, sta per <strong>rimpasto di stampo ancien règime</strong>. Epperò, il suo lessico ricercato e forbito, nasconde la verità: il suo governo sta affondando nel malaffare sanitario e quant’altro, e lui è costretto a metterla in politica.</p>
<p>E da imbonitore qual è, ha aperto ai partiti di opposizione, Idv e Udc, e finanche a “Io Sud” di Adriana Poli Bortone.  Ma i partiti chiamati in causa si guardano bene di dargli una mano, per tirarlo fuori dalla palude in cui è immerso.</p>
<p>Gira e rigira, <strong>Vendola toglierà dal governo il più compromesso degli assessori</strong> nelle vicende sanità e sesso e andrà avanti come prima, anzi, peggio di prima. C’è anche da aspettarsi che l’inchiesta dei Pm riserverà altri particolari di malasanità e malaffare, con nuovi indagati eccellenti.</p>
<p><strong>Secondo Aldo Moro, l’Acquedotto pugliese  ha dato più da mangiare che  bere,</strong> mentre, ora, è la sanità che dà da mangiare,  bere e festini a base di stupefacenti e donne a pagamento. La chiamano “Bari da bere”, facendo il verso alla “Milano da bere”, che era ben altra cosa: benessere diffuso, fashion e competizione in tutti i sensi.</p>
<p>Nel frattempo, l’ex assessore Pd alla sanità, primo dei non eletti al Senato, indagato, dovrebbe prendere il posto a Palazzo Madama del parlamentare eletto a Strasburgo. <strong>Un giro di poltrone parlamentari che lascia perplessa l’opinione pubblica.</strong> Per Vendola, l’affaire sanitario pugliese è un brutto colpo. Lui che ha predicato il moralismo più che la moralità e praticato, quando ha potuto, il giustizialismo, si trova alle prese con l‘affaire sanitario attorno al quale sono implicati un gruppo di avventurieri di pessima risma e lobby affaristiche di ogni tipo. Nonostante che lui non c’entri nulla, &#8211; di questo ne siamo certi &#8211; ha perso molta della sua credibilità e, comunque, sarà difficile che la recuperi, a meno di un anno dalla campagna elettorale.</p>
<p>Per questa ragione<strong> nel Pd si sta ragionando sull’eventuale candidato che potrebbe sostituirlo</strong>. Michele Emiliano aspirava, ma è stato rieletto di sindaco di Bari, Francesco Boccia, lo sconfitto da Vendola nelle primarie della volta scorsa, potrebbe ritornare sul luogo del delitto, anche se i dalemiani e i lettiani lo vedrebbero meglio alla segreteria regionale al posto di Emiliano. Alla fine potrebbe spuntare il solito imprenditore, con buona pace di D’Alema.</p>
<p>Sul versante <strong>Pdl, il nome che circola, vero o no, è quello di Gaetano Quagliarello</strong>, Raffaele Fitto permettendo.</p>
<p>A dire il vero, Vendola non si aspettava di trovarsi tra le mani questa brutta gatta da pelare, &#8211; sebbene tutti parlassero e sparlassero della malasanità pugliese -, proprio nel momento in cui ha aperto il cantiere di Sinistra e  Libertà di cui dovrebbe essere il leader indiscusso. Per domani, venerdì 3 luglio, lo stato maggiore si incontrerà per gettare le basi del nuovo soggetto di natura federale o meno, transitorio o permanente. Decisioni che scaturiranno senz’altro in corso d’opera.</p>
<p><strong>La Puglia felix non c’è più</strong>, viceversa, c’è il triste declino di un territorio che, a suo tempo, veniva indicato come la “California del Sud”.</p>
<p>Comunque vada la vicenda giudiziaria, <strong>Vendola ha le sue responsabilità</strong> e non può prendersela solo con la malasorte.</p>
<p>Foto di <a href="http://www.flickr.com/photos/83082494@N00/3226903716">Ciocci</a></p>
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