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	<title>Socialist - Il socialista clandestino di Bobo Craxi &#187; Silvio Berlusconi</title>
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		<title>Dal &#8220;pensatoio&#8221; alla politica</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Jul 2009 09:55:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Biagio Marzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Confindustria]]></category>
		<category><![CDATA[Fiat]]></category>
		<category><![CDATA[Gianni Agnelli]]></category>
		<category><![CDATA[italiafutura]]></category>
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		<category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category>
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		<description><![CDATA[Quando si sentono rumori di fondo, o, meglio dire, quando si avvertono scricchiolii nel sistema politico, allora Luca Cordero di Montezemolo – LCdM – appare all’orizzonte come una sorta di cavaliere bianco.

Fatto sta che non ne possiamo più del tormentone Luca Cordero di Montezemolo: scenderà o no in politica? La domanda è ritornata a essere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando si sentono rumori di fondo, o, meglio dire, <strong>quando si avvertono scricchiolii nel sistema politico, allora Luca Cordero di Montezemolo – LCdM – appare all’orizzonte</strong> come una sorta di cavaliere bianco.</p>
<p><span id="more-159"></span></p>
<p>Fatto sta che non ne possiamo più del tormentone Luca Cordero di Montezemolo:<strong> scenderà o no in politica?</strong> La domanda è ritornata a essere ossessiva, dopo che è stato inaugurato il sito “Italiafutura.it”, la cui parola d’ordine ha a che fare, e non poteva essere altrimenti per il presidente di Fiat e Ferrari, con il moto: “L’Italia è un paese fermo. Muoviamoci”. Bella scoperta! Di grazia, lui cosa ha fatto quando stava al vertice di Confindustria?</p>
<p>Solo adesso, con il lancio della fondazione, si accorge che il Paese è fermo, e prima?</p>
<p>A dire il vero, hanno parecchio stancato personaggi che si considerano uomini della provvidenza, che alla prova dei fatti, quasi sempre, deludono.</p>
<p><strong>Escluso Berlusconi</strong>, &#8211; che sfruttando il periodo fortunato in cui si è deciso di fare il suo ingresso in politica, e, comunque, sfortunato per altri -, <strong>gli imprenditori, baciati dallo spirito santo, non è che hanno lasciato un buon ricordo.</strong> Insomma, l’unico resta Berlusconi, un caso, per molti versi, inimitabile.</p>
<p>Fioriscono le fondazioni, i centri studio, i think tank come funghi a destra e a sinistra, oramai ognuno mette su il proprio “pensatoio” a sua immagine e somiglianza o in società con altri, e queste iniziative danno adito a tante voci, la più diffusa e che tutto ciò serve per fare politica o che sia lo strumento necessario per scendere in politica. Come nel caso di LCdM.</p>
<p>Perché proprio ora? Perché Berlusconi è una fase calante e, probabilmente, nei prossimi mesi sarà ancora più in calo? Oppure, il Pd sta vivendo gli ultimi giorni di Pompei?</p>
<p>Sembra <strong>che voglia con “Italiafutura” scaldarsi i muscoli prima di scendere in campo.</strong></p>
<p><strong>Non è la prima volta che ci si pone il problema del futuro politico di LCdM</strong>. Già quando presiedeva la Confindustria, i suoi estimatori e i suo detrattori sfogliavano la margherita: scenderà  o no in campo?</p>
<p>Per capire qualcosa di più <strong>bisogna leggere attentamente cosa è avvenuto nell’ultima tornata elettorale in quel di Brindisi</strong>, dove è stato messo su un laboratorio politico che potrebbe fare testo. Alla Presidenza della Provincia è stato eletto il numero uno della locale Associazione degli industriali,- uomo legato a doppio filo a LCdM- a cui hanno dato l’appoggio Casini e D’Alema.</p>
<p>In sintesi, potere economico e potere politico, un mix di cui i due leader ne hanno fatto la loro stella polare.</p>
<p>Adesso che ha lanciato il think tank “italiafutura.it”, a maggior ragione, ha dato adito alle voci del suo ingresso in politica. Il suspense aumenta, facendo trattenere il fiato a coloro che aspettano l’arrivo del deus ex machina. <strong>La cosa è una tipica abitudine degli italiani</strong>, i quali aspettano il salvatore della patria, ma quando poi restano delusi del suo operato, allora, dio ci scampi, acclamano le impiccagioni e quando non possono farlo, vanno dietro ai giustizialisti di risma oscura per aver fatto crollare il regime il cui unico merito avuto è stato di averli salvati, a suo tempo, dalla fame e dal totalitarismo.</p>
<p>Ma è proprio vero che l’Italia ha bisogno di LCdM? Andassero a dirlo alle loro sorelle.</p>
<p>Nel suo ambiente naturale, la Fiat, a ben pensarci, la politica è stata, soltanto, dei punti di vista.</p>
<p><strong>Per Gianni Agnelli, la politica era, per lui cinico conservatore, normalmente una bell’e buona seccatura </strong>e veniva elevata, opportunisticamente, a interesse quando doveva portare a casa Fiat aiuti di stato. Per Umberto Agnelli, fu uno sfizio che si tolse ben presto, eletto senatore per conto della Dc, non lasciò alcun traccia negli annali parlamentari. Tant’è che non mise più piede in Parlamento.</p>
<p>Si contraddistinse, invece, con più fortuna, <strong>Susanna Agnelli che si dedicò alla politica</strong> con molta discrezione e fu una donna di governo, senza infamia e senza lode.</p>
<p>Tutto sommato, nell’ambiente in cui LCdM si formò e dove si sta dedicando anima e corpo, la politica non  è stata scuola di vita. D’altronde, <strong>nella sua biografia non c’è nulla che possa farci dire che il suo ingresso è indispensabile, anzi.</strong> Bravo nelle pubbliche relazioni e buon comunicatore, ma la politica è un’altra cosa: “sangue e merda”, con il dire di Rino Formica, e non sappiamo quanto resisterebbe nel caso che accettasse. Oltretutto, non ha un rapporto personale con la realtà italiana fatta di tante cose buone e cattive. Sinora l’ha vista da un osservatorio privilegiato, quello Confindustriale, che rappresenta, piaccia o no, una metà dell’altra faccia dell’Italia. Dell’Italia profonda non ha alcuna cognizione e, di conseguenza, la sua politica sarebbe di parte ed elitaria e non mediazione di diversi interessi in gioco.</p>
<p><strong>Non sembra proprio il caso che scenda in politica, visto come ha agito quando era in Viale Astronomia.</strong> Il suo barcamenarsi tra maggioranza e opposizione non portò nulla di buono, così come il rapporto privilegiato tra Fiat e Cgil fu a scapito della piccola e media industria. Politicamente seguì il mielismo, cioè la dottrina Mieli, allora al comando dell’ammiraglia di Via Solferino, che teorizzava la terza via, che come si sa, dalle dure repliche della storia, non porta da alcuna parte e, per giunta, porta pure sfiga.</p>
<p>Foto di <a href="http://www.flickr.com/photos/ringk/3540253270/">RingK</a></p>
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		<title>Tutti pazzi per Pier Ferdinando</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Jul 2009 09:20:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Biagio Marzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Massimo D'Alema]]></category>
		<category><![CDATA[Nichi Vendola]]></category>
		<category><![CDATA[Partito democratico]]></category>
		<category><![CDATA[Pier Ferdinando Casini]]></category>
		<category><![CDATA[Popolo della Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[sinistra e libertà]]></category>
		<category><![CDATA[Udc]]></category>

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		<description><![CDATA[Tutti lo vogliono e tutti lo cercano, Casini qui Casini là. Parafrasiamo la nota opera rossiniana per dire che Pier Ferdinando Casini è al centro dell’attenzione dei partiti di maggioranza e di opposizione. Nemmeno Marylin Monroe, ai suoi tempi, sarebbe stata corteggiata così come oggi è cercato il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini.

Se al posto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Tutti lo vogliono e tutti lo cercano, Casini qui Casini là</strong>. Parafrasiamo la nota opera rossiniana per dire che Pier Ferdinando Casini è al centro dell’attenzione dei partiti di maggioranza e di opposizione. Nemmeno Marylin Monroe, ai suoi tempi, sarebbe stata corteggiata così come oggi è cercato il leader dell’Udc, Pier Ferdinando Casini.</p>
<p><span id="more-106"></span></p>
<p>Se al posto dello sgangherato bipolarismo ci fosse il proporzionalismo, con l’andreottiana politica dei due forni, sarebbe il fornaio più potente d’Italia. <strong>Insomma, tutti pazzi per Pier Ferdinando.</strong></p>
<p>Da sinistra a destra, lo invocano come alleato, ma <strong>lui è troppo furbo per accettare</strong>. Gioca sui tempi lunghi, anche se sta ragionando sul forno da cui può ricavare i maggiori vantaggi, ossia chi può offrirgli di più. A livello nazionale, per intenderci.</p>
<p>Tuttavia, i conti dovrà farli molto prima, con le prossime regionali, che non sono come le amministrative dove ha potuto giocare di qua e di là.</p>
<p><strong>Troppo bello sarebbe per Nichi Vendola, che Pier Ferdinando Casini entrasse nel governo pugliese</strong>, per cavargli le castagne dal fuoco. E, comunque, se lo scordasse che Casini si immedesimi dei travagli vendoliani. Uno come lui che ne ha viste di cotte e di crude, di certo, non si fa ammaliare dall’incantatore di serpenti di Terlizzi.</p>
<p>L’allargamento della maggioranza all’Udc se avvenisse, Vendola farebbe bingo. Gli toglierebbe così il caso rognoso della crisi dovuta alle inchieste giudiziarie sulla sanità, paragonabile a un vaso di Pandora, e tornerebbe in grande spolvero ai lavori di Sinistra e Libertà.</p>
<p><strong>Il Presidente pugliese si poteva aspettare tutto dalla vita politica, meno che scivolasse sulla buccia di banana della sanità</strong>, il settore a cui dedicò la battaglia elettorale nelle scorse Regionali, accusando l’ex governatore Raffaele Fitto di averla gestita malamente.</p>
<p>La legge del contrappasso non risparmia nessuno. Neanche Vendola è scampato la cui bandiera di combattimento è stata la morale e la trasparenza.</p>
<p>Per lui che aveva aperto il cantiere di Sinistra e libertà è un momentaccio, sebbene Piero Sansonetti lo inviti ad entrare nel Pd, in tal modo rompe la schema “walterdemocristano”, sposta l’asse a sinistra e, nel contempo, si propone come futuro segretario.</p>
<p>Più che al Pd, Nichi guarda all’Udc, ma, per come è fatto Pier Ferdinando, diventa un corteggiamento impossibile.</p>
<p>Un <strong>altro corteggiatore di Casini è il Pd:</strong> non interessato, come Vendola, alla soluzione della crisi abbattutasi sulla Regione Puglia, ma interessato alla Puglia come laboratorio politico. In special modo, Massimo D’Alema vorrebbe allargare i modelli Brindisi, elezioni provinciali, e Bari, quelle comunali, sul piano nazionale. Modelli in cui sono incorporate delle alleanze che sono risultate vincenti. Al primo turno, Casini non scelse con chi schierarsi, &#8211; escluso Brindisi che dall’inizio il Pd ha sostenuto il candidato dell’Udc alla presidenza della provincia -, ai ballottaggi, viceversa, a seconda i casi, si è alleato ora con il Pd e ora con il Pdl. A conti fatti, il Pdl ha usufruito di più numerosi apparentamenti.</p>
<p>Se fosse per il presidente di Italianieuropei non ci penserebbe due volte a offrirgli la candidatura alla premiership, ma c’è di mezzo il congresso nazionale e, per di più, bisogna fare i conti con coloro che sono a favore del  partito a vocazione maggioritaria, che guardano altrove, appena sentono il nome di Casini.</p>
<p><strong>D’Alema che conosce il Mezzogiorno meglio delle sue tasche, sa quanto sia indispensabile per vincere l’alleanza con l’Udc</strong>, per cui pratica nei confronti del suo leader un pressing molto forte.  A ben vedere, l’alleanza sarebbe altresì un fronte meridionalista contro la Lega e lo strapotere del Nord.</p>
<p><strong>Ultimo degli innamorati resta Berlusconi</strong>. Il quale Berlusconi, partendo dal lontano feeling, potrebbe fare a Casini nuove avance, Dopotutto, il primo amore non si scorda mai.</p>
<p>Vero è che numerosi dirigenti del Pdl hanno suonato la serenata sotto il bancone di Casini, come è vero pure che altri non sono per nulla convinti di aprire le porte, al figliol prodigo. In particolare, si contraddistinguono alcuni esponenti ex An. Per dirne uno fra tutti: Ignazio La Russa.</p>
<p>Tuttavia, <strong>l‘alleanza con l’Udc è basilare per il Pdl e di questo Berlusconi si è convinto</strong>, dopo le ultime amministrative. Un partito indispensabile per fare en plein alle Regionali prossime.</p>
<p>Basterebbe una telefonata tra i due per incontrarsi. Per ora piange il telefono.</p>
<p>Foto di <a href="http://www.flickr.com/photos/80709272@N00/2649875385">Richard Holden</a></p>
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		<title>La persona prima di tutto</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Jul 2009 09:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>E. D. Jr</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Bettino Craxi]]></category>
		<category><![CDATA[Gianni Alemanno]]></category>
		<category><![CDATA[La Nuova Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Maurizio Sacconi]]></category>
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		<description><![CDATA[“La persona prima di tutto” così recita lo slogan del convegno promosso dalla fondazione di Alemanno “La nuova Italia” unitamente alla Fondazione Craxi(!!!???), un panel prestigioso di piccoli gerarchetti del regime berlusconiano assemblati da un ex Deputato regionale socialista laziale degno del più celebrato Fregoli per le sue capacità di cambiamento di fronte e di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>“La persona prima di tutto” così recita lo slogan del convegno promosso dalla fondazione di Alemanno “La nuova Italia”</strong> unitamente alla Fondazione Craxi(!!!???), un panel prestigioso di <strong>piccoli gerarchetti del regime berlusconiano</strong> assemblati da un ex Deputato regionale socialista laziale degno del più celebrato Fregoli per le sue capacità di cambiamento di fronte e di abito.</p>
<p><span id="more-122"></span></p>
<p><strong>Casualità vuole che “people first”</strong>, lo slogan voluto dal Ministro Sacconi, quello del caso Englaro, <strong>sia esattamente lo slogan prescelto dal Partito Socialista europeo </strong>per la sua campagna elettorale.</p>
<p><strong>Una confusione talmente micidiale da far girare la testa a chiunque</strong>, ex socialisti assieme ad ex fascisti che parlano della Nuova Italia e utilizzano gli slogan del socialismo europeo sotto l’egida apocrifa di ciò che avrebbe dovuto custodire la memoria di Bettino Craxi che si ritrova a battezzare una squallida riunione di corrente di un deputaticchio romano.</p>
<p><strong>Fermate il Mondo o fermateli, vogliamo scendere</strong>.</p>
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		<title>Verso quale sistema?</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jul 2009 07:55:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Carnovale</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[elezioni]]></category>
		<category><![CDATA[Lega Nord]]></category>
		<category><![CDATA[legge elettorale]]></category>
		<category><![CDATA[Partito democratico]]></category>
		<category><![CDATA[Popolo della Libertà]]></category>
		<category><![CDATA[referendum]]></category>
		<category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[sistema politico]]></category>

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		<description><![CDATA[Ad urne chiuse e a dati consolidati, sarebbe stata indispensabile una profonda riflessione destinata a chiedersi in quale direzione corre il nostro sistema politico. I dati nel complesso, e quello referendario in particolare, consegnano ad una classe politica debole quanto conflittuale,  gli strumenti idonei per capire in che modo si può scrivere la parola fine [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ad urne chiuse e a dati consolidati, sarebbe stata indispensabile <strong>una profonda riflessione</strong> destinata a chiedersi in quale direzione corre il nostro sistema politico. I dati nel complesso, e quello referendario in particolare, consegnano ad una classe politica debole quanto conflittuale,  gli strumenti idonei per capire in che modo si può scrivere la parola fine ad una transizione che dura ormai quasi un ventennio.</p>
<p><span id="more-80"></span></p>
<p>Le elezioni politiche dello scorso anno, avevano indotto molti <strong>incauti sostenitori del partito del bi-partitismo più o meno esasperato a cantare vittoria</strong>, considerando quel risultato il punto di arrivo della trasformazione del sistema italiano. Peccato che tale canto non sia stato accompagnato da valutazioni che tenessero conto delle modalità (utilizzo capestro della legge elettorale) e del contesto politico (elezioni anticipate e grande conflittualità nella compagine che di governo) in cui esso è maturato.</p>
<p>Non può quindi meravigliare se, a meno di un anno, anche grazie alla massiccia astensione che condiziona il risultato europeo, <strong>quell’approdo bipartitico appare del tutto irrealizzabile</strong> &#8211; anche per via dello stato comatoso di uno dei suoi attori &#8211; e sembra essere ripresa una navigazione in mare aperto verso lidi ignoti e sconosciuti.</p>
<p>I dati della tornata europea ed amministrativa ci consegnano <strong>un paese in cui avanza il blocco di centrodestra</strong> con un ruolo dominante della Lega laddove presente,  ed un Pd, in piena crisi, che perde centinaia di amministratori locali (si ridisegnano così anche nuovi rapporti di forza all’interno dell&#8217;Api e dell’Anci)  sempre a metà strada tra una vocazione maggioritaria agognata ed un blocco di alleanze ancora indefinito.</p>
<p>Ma <strong>il dato più interessante è quello referendario</strong>, e non certo per il suo esito che appariva scontato alla vigilia del voto. Il referendum, che ha registrato in origine la corsa ai banchetti di esponenti di primo piano della vita politica, registra il fallimento più clamoroso dalla storia, con la più bassa percentuale di partecipanti. Un dato non pronosticabile visto non solo il grande can can di cui ha goduto, ma anche e soprattutto per l’impegno profuso dai due contenitori maggiori. Impegno presente e sotterraneo anche in taluni  settori del PdL – con il voto dello stesso Berlusconi come tacita indicazione &#8211; e ancor più spinto ed interessato dal PD, nascosto invece dietro il paravento dell’utilità del mezzo referendario come strumento per scardinare il porcellum.</p>
<p>In tal senso, <strong>la massiccia astensione non è certo il de profundis dell’istituto referendario</strong> come asserito incautamente da qualcuno, ma tutt’altro. Questa, non può certamente essere ascritta in via esclusiva al partito del “non voto”, come buona parte va attribuita alla troppa tecnicità dei quesiti proposti al corpo elettorale.</p>
<p>Ma di certo, il dato nel suo complesso è assai significativo di una volontà e di un orientamento maggioritario, che non accetta che la vita democratica del paese – che democratica non è – possa essere gestita come bene proprio indisponibile a terzi, da due signori, chiunque essi siano. E’ un fallimento che pochi anno avuto il coraggio di ascrivere pubblicamente ai due maggiori, alla loro gestione ed alla loro capacità di essere alternativi nel governo del paese ed al modello politico da essi auspicato ed imposto in taluni frangenti.</p>
<p>Il tutto, invece, sembra essere caduto già nel dimenticatoio, mentre avrebbe dovuto far <strong>imboccare repentinamente la strada di una riforma della legge elettorale</strong> pluralista, rappresentativa, che consenta di avere maggioranze coese e governabilità  e restituisca ai cittadini la scelta del proprio rappresentante. Una riforma elettorale, accompagnata da riforme istituzionali, che non sia ad uso, tutela e conservazione del nuovo  pentapartito insediatosi nelle istituzioni del paese ma possa invece dare rappresentanza anche a quei soggetti minori, oggi fuori dalle istituzione parlamentari nazionali ed europee, che godono del consenso di una parte cospicua e crescente dell’elettorato, come la tornata europea ha plasticamente registrato.</p>
<p>In sostanza, <strong>un sistema totalmente diverso da quello esistente</strong>. E’ questa la strada, indicata dai cittadini. Essa può segnare l’avvento di una nuova stagione ed il raggiungimento di un sistema politico maturo conforme al sentimento ed alla cultura del nostro paese, ridando prospettiva ad una democrazia da ricostruire e nuova linfa vitale ad istituzioni in piena crisi di credibilità.</p>
<p>Ma siamo pronti a scommettere, che nella piena tradizione italica,  si seguiranno altre strade?</p>
<p>Foto di <a href="http://www.flickr.com/photos/9053157@N02/2839354824">Bredgur</a></p>
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