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	<title>Socialist - Il socialista clandestino di Bobo Craxi &#187; socialdemocrazia</title>
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		<title>Il partito si scioglie verso Sinistra e Libertà</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Jul 2009 08:39:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bobo Craxi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Claudio Fava]]></category>
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		<description><![CDATA[Ad un anno distanza dal Congresso di Montecatini, il Partito Socialista lentamente scivola verso la costruzione di un nuovo soggetto della politica italiana: Sinistra e Libertà.

Abbandonata l’idea e la linea dell’autonomia politica corsara, della ricostruzione di un rapporto politico con l’area maggioritaria del centro sinistra con la quale si era governato, abbandonata l’ambizione di recuperare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ad un anno distanza dal Congresso di Montecatini, il <strong>Partito Socialista lentamente scivola</strong> verso la costruzione di un nuovo soggetto della politica italiana: Sinistra e Libertà.</p>
<p><span id="more-60"></span></p>
<p><strong>Abbandonata l’idea e la linea dell’autonomia politica corsara</strong>, della ricostruzione di un rapporto politico con l’area maggioritaria del centro sinistra con la quale si era governato, abbandonata l’ambizione di recuperare in termini elettorali o di sviluppare sul piano storico e ideologico un’offensiva nei confronti dei milioni di elettori di origine e radice socialista che stazionano nell’area moderata del paese, esaurita insomma l’ambizione che fu per un tratto l’obiettivo della ritrovata unità organizzativa e politica nel seno della diaspora socialista <strong>la strategia politica del Ps si è sviluppata in modo frenetico e casuale</strong> complice lo sbarramento elettorale che ha condotto forze anche vistosamente dissimili a convergere prima su una lista elettorale e poi nel tentare di dare vita ad un progetto politico comune.</p>
<p>Il Partito, perché sullo sfondo inevitabilmente il progetto di federazione non potrà che svilupparsi conseguentemente in un Partito, consta di quattro anime distinte: quella più rappresentativa e consistente è quella rappresentata da <strong>Nichi Vendola  l’uomo politico cresciuto a “pane, chiesa e comunismo”</strong>, alle prese con la difficile gestione della crisi della regione pugliese esplosa negli ultimi mesi ha sviluppato da leader una campagna elettorale concentrandosi sui miasmi dell’ultima scissione della sinistra italiana avvenuta qualche mese fa fra i nipotini di Bertinotti, un serrato scontro fra l’area della sinistra di governo e fra i nostalgici del partito di lotta guidati curiosamente dall’unico ex ministro di Rifondazione Comunista.</p>
<p>Vi fa parte <strong>l’area della sinistra democratica guidata da Fava</strong>, uno spezzone ds che ha rifiutato la svolta democratica in nome di una coerente attaccamento al suffisso “sinistra” che rappresenta l’area irriducibile del comunismo democratico e giustizialista che non ha trovato spazio nella nuova formazione di Veltroni né si è resa disponibile per una confluenza nel partito di Di Pietro ritenuto non sufficientemente in sintonia con la storia del movimento operaio, anche se va detto, l’Idv ha dilagato elettoralmente proprio nei settori legati alla storia ed alle radici più giustizialiste e berlingueriane del vecchio Pci.</p>
<p>Vi partecipa <strong>il movimento verde</strong> rappresentato dalla sua area più europeista ma anche da quella più anti-sviluppista, il partito dei verdi italiani è quello che ha avuto meno fortuna in tutta Europa proprio perché ha mantenuto una radice ideologica di partenza che lo ha relegato nei settori più radicali della sinistra, mentre, al contrario avanza in tutto il vecchio Continente una richiesta di maggiore capacità di dare risposte politiche e sociali alla questione ambientale che è ormai trasversale alle categorie della politica classica, d’altronde i partiti settoriali nella semplificazione della politica e delle leggi elettorali rischiano di venire assorbiti e di perdere la propria identità, questione questa alla quale, non senza ragione, i verdi mantengono una riserva potendo contare nel vecchio continente su una grande famiglia politica oggi addirittura in crescita in tanti paesi.</p>
<p>Poi ci siamo <strong>noi, ciò che resta della esperienza più recente del socialismo italiano</strong>, un saldo elettorale tragico alle ultime elezioni politiche, una diaspora nella diaspora di tanti militanti e dirigenti, un&#8217;anomalia nell’Europa continentale dove le socialdemocrazie pur essendo entrate sul piano elettorale e strategico mantengono tuttavia saldo il loro ruolo politico nelle società moderne ed avanzate nonostante sul piano ideologico cresce in modo costante l’esigenza di sviluppare un robusto revisionismo socialista che determini ad oltre un secolo dalla nascita del movimento internazionale una capacità di svolta programmatica ed ideologica sapendo che non è più il socialismo democratico il motore del mondo del progresso e che inevitabilmente la contaminazione con altre esperienze si renderà inevitabile, come dimostra la brillante ascesa al potere di Barack Obama negli Stati uniti in America che ha adottato tanta parte, non tutta, della vulgata politica maturata nel vecchio continente dentro le famiglie progressiste.</p>
<p>Chi pensa di <strong>mescolare in un cocktail queste vistose differenze e latenti incompatibilità rischia di non vedere tutte le ovvie  anomalie del caso italiano</strong>, anzi  ne vuole perpetuare gli effetti rendendosi complice non comprendendo quanto sia il bisogno inespresso di una nuova forza progressista Socialista e Democratica che si riappropri della sua funzione in tempi d crisi della democrazia politica, in tempi di crisi economica.</p>
<p>Non rendendosi conto che<strong> la Storia non si può stravolgere a proprio consumo</strong> si invoca il paragone con Epinay non sapendo che all’epoca fu chiara la linea di demarcazione e la frattura dal mondo comunista, come altrettanto chiara fu la scelta e l’indirizzo verso un orizzonte di un socialismo possibile assemblando tutte le aree politiche progressiste del Socialismo Francese, ma Vendola, con rispetto, non è Francois Mitterand e la vicenda politica del socialismo italiano può e deve poter avere una prospettiva meno angusta dell’unità delle sinistre arcobaleno e dei socialisti riformisti e democratici.</p>
<p>Il progetto che ha già avuto il suo battesimo alle recenti elezioni europee punta diritto a quelle regionali, naturalmente ad esso non tutte le aree socialiste vi aderiranno.</p>
<p>Ci può essere una politica che affronta a viso aperto questa ennesima rinuncia socialista, c’è una politica del lento e triste abbandono, c’è chi non si risparmia nell’antico rito del settarismo (recente vittima Gianni de Michelis) e ci può essere in ultima analisi un concreto ripensamento.</p>
<p><strong>Penso sia venuto il momento di reagire a questo stato di cose</strong> e che un’iniziativa politica sia da assumere non ritenendo un obiettivo politico di fondo per i socialisti italiani quello di dare vita ad un ristretto e disomogeneo cartello di forze politiche di ispirazione vendolista.</p>
<p>Credo che <strong>socialist possa contribuire ad una seria e costruttiva discussione</strong>.</p>
<p>Foto di <a href="http://www.flickr.com/photos/23961199@N05/3051019058">miss_blackbutterfly</a></p>
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		<title>Perché Socialist</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Jul 2009 09:10:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Bobo Craxi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Barack Obama]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>La testata “Socialist” che appare oggi per la prima volta sul  Web risponde ad un’esigenza politica, ad un bisogno crescente di pluralismo nella circolazione delle idee e alla concreta necessità di non disperdere il valore fondamentale che è rappresentato dalla cultura socialista del nostro paese disperso nei rivoli della lotta politica e cacciato nel dimenticatoio della storia come fosse un oggetto vecchio, antico e desueto da cancellare o da archiviare.</p>
<p><span id="more-10"></span></p>
<p>La pagina di commenti ed informazioni che ho  promosso  assieme alla responsabile direzione di Biagio Marzo ha l’obiettivo di sviluppare analisi politiche quotidiane, di riflessione sui temi e problemi della nostra società e del mondo che ci circonda sapendo raccogliere nell’insieme dell’area che si definisce sul piano politico e cultura socialista, riformista, democratica gli spunti le idee e le riflessioni più idonee per alimentare una nuova stagione di dibattito politico e sociale che investe innanzitutto la parte più politica ed ideologica  del paese che resta la Sinistra e che appare sempre di più in affanno circondata da uno straordinario attivismo ed efficace capacità di iniziativa culturale e politica da una nuova destra moderata e conservatrice nella forma ma che appare interpretare meglio il dinamismo economico e politico della società europea ed offrire risposte più adatte ad affrontare le insicurezze e le paure che pervadono il vecchio continente.</p>
<p>Non si è spenta l’eco della straordinaria vittoria politica di Barack Obama e dell’enorme significato simbolico che ha accompagnato la sua vittoria alla Casa Bianca, ma quella eco politica non risponde soltanto ad una generica domanda di cambiamento, essa è stata in realtà una grande e comprovata riaffermazione di valori politici, culturali e morali che risiedono nell’antica storia della più affascinante vicenda politica del xx secolo che risponde alla tradizione della Socialdemocrazia mondiale.</p>
<p>Essa è in crisi in Europa è vero, è scomparsa in italia, ma vive e rivive attraverso le vicende e le storie di altri protagonisti politici ai quali necessariamente intendiamo ispirarci e rapportarci al fine di riguadagnare anche nel nostro paese il posto di onore che spetta alla grande tradizione Socialista.</p>
<p>Faremo rivivere i nostri grandi protagonisti, che “continueranno a parlare” attraverso di noi. Non abbiamo smarrito, né intendiamo smarrire la nostra identità, non ci piacciono i trasformismi ed i genericismi della politica per questa ragione, senza alcuna esitazione abbiamo scelto il modo più semplici per definirci e per orientare il lettore della nostra attuale pagina telematica e presto la nostra pagina di carta quotidiana.</p>
<p>Ogni giorno ci si può svegliare la mattina e sapere cosa pensa “Socialist”,  è qualcosa di nuovo ed è un di più che intendiamo offrire alla nostra politica, alla nostra informazione, alla nostra democrazia.</p>
<p>Questo intendiamo essere, non resta che augurarvi buona lettura ed attendere anche da voi contributi e suggerimenti, Socialist è un luogo aperto a tutti, il socialista non può che continuare ad essere questo.</p>
<p>Foto di <a href="www.flickr.com/photos/39112316@N00/481952125">destempsanciens</a></p>
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		<title>Salvate il soldato socialista</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Jul 2009 08:32:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Biagio Marzo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Speriamo che siate tanti a collaborare con la testata &#8220;Socialist&#8221;. Non è vero che il morto afferra il vivo.  Resta ancora una parola ancora magica per chi è convinto che il socialismo  è il motore della storia ed è l’unica e la sola forza che viene da lontano e va lontano. In special modo, se [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Speriamo che siate tanti a collaborare con la testata &#8220;Socialist&#8221;. Non è vero che il morto afferra il vivo.  Resta ancora una parola ancora magica per chi è convinto che il socialismo  è il motore della storia ed è l’unica e la sola forza che viene da lontano e va lontano. In special modo, se ha il nostro aiuto convinto e disinteressato.</p>
<p><span id="more-35"></span></p>
<p>Chi parla della crisi del socialismo per cambiare bandiera, non credetegli: il socialismo è stato dato, molte volte, per spacciato, ma è resuscitato meglio di prima. Tuttavia, così com’è, nelle diverse versioni- socialismo, liberalsocialismo, socialdemocrazia e laburismo- è in crisi, per cui occorre una messa a punto, per poi ripartire di nuovo di gran carriera.</p>
<p>Se Sparta piange Atene non ride. Non è che il liberalismo stia combinato meglio. Ragion per cui, in alcuni periodi storici, è meglio che si coniughi la teoria e la prassi, lasciando da parte il pragmatismo del governare.</p>
<p>Fatto sta che “il nuovo che avanza”, il Partito democratico, lo considera un reperto archeologico, se non una bestemmia. Intanto, il suo vertice, ironia delle vita, ha sudato le fatidiche sette camice, a dispetto di Francesco Rutelli, per entrare nel Pse e costituire il gruppo euro parlamentare Asde. Non è tutto. Secondo la vulgata democrat, il socialismo deve stare lontano mille miglia dal Pd, se ha l’ambizione di voler essere il più grande partito riformista italiano. Pur mantenendo le dovute distante, non sta, in verità, andando a gonfie vele.</p>
<p>Basterebbe seguire le cronache politiche, per rendersi conto che il Congresso di autunno sarà un campo di battaglia: morti, feriti e dispersi e nessun vincitore. Di certo non sarà il socialismo ad affossare il Pd, ma saranno i suoi gruppi dirigenti a colpirlo mortalmente.</p>
<p>Al contrario, in Via dell’Umiltà e nei dintorni, il socialista ha libertà di dichiarare i suoi natali condicio sine qua non parli di politica.  Vive all’ombra del berlusconismo, vegetando politicamente. Una condizione miserevole per chi ha mangiato pane e politica.</p>
<p>Molte speranze sono affidate al Vecchio Marco, per la fioritura della Rosa nel pugno. Dalle battaglie referendarie in poi, ci sono stati tra Radicali e Socialisti periodi di alleanza e collaborazione, che hanno segnato la storia dell’Italia. Sarebbe un errore se per gli egoismi da ambo le parti si lasciasse sciupare l’occasione. Per l’appunto, Bobo all’Assemblea dei 1000 di Chianciano ha sottolineato il rischio.</p>
<p>Con il passare del tempo siamo rimasti in pochi, ma di questi tempi malvagi, come diceva Filippo Turati, meglio pochi ma buoni. Consapevoli che domani, se riuscissimo a fare un buon lavoro politico, saremmo, certamente, più numerosi e agguerriti.</p>
<p>Chi tituba lo invitiamo a non tradire l’ideale in cui crede. Dato che tutti assieme saremmo più forti e più forte faremmo sentire la nostra voce di cui in molti, compresi alcuni compagni di partito, vorrebbero soffocare nel silenzio più assoluto.</p>
<p>Quando la voce è socialista: libera, autonoma, disinteressata e portatrice di idee di progresso e di avanzamento sociale, fa paura, ragion per cui la vorrebbero far tacere.</p>
<p>Dopo la liquidazione del Psi di Bettino Craxi, non è che sono stati fatti sforzi per costruire una casa comune socialista. Illusione di aver gettato le fondamenta con la Costituente è durata da Natale a Santo Stefano.</p>
<p>Nell’arco di una campagna elettorale, il Ps ha vestito i panni extraparlamentari. Altrettanto, è successo con le elezioni europee. E’ stato solo il destino cinico e baro, oppure le colpe vanno ricercate in chi è stato alla guida del Partito socialista?</p>
<p>Enrico Boselli, con il suo minimalismo concreto, è riuscito sempre a salvare capra, l’identità socialista, e cavoli, parlamentari e amministratori locali, salvo nelle ultime elezioni in cui il Pd si apparentò con Di Pietro rifiutando quello con il Partito socialista, che scese autonomamente con lo stesso Boselli candidato alla Presidenza del consiglio.</p>
<p>Il suo successore, l’attuale segretario, invece, ha anestetizzato il Ps per portarlo dentro il Pd, attraverso la scorciatoia Sinistra e Libertà.</p>
<p>A Montecatini è partito con la Smart, Pd e Udc, per poi arrivare con le ruote sgonfie di Sinistra e Libertà al traguardo delle europee.</p>
<p>Eppure, quando la politica era una cosa seria, i segretari socialisti dopo le sconfitte elettorali si dimettevano dalla loro carica. Francesco De Martino si dimise al Midas ed Enrico Boselli un minuto dopo il nefasto risultato che ci escludeva dal Parlamento.</p>
<p>Ma da questo orecchio,  in Piazza San Lorenzo in Lucilla, non ci sentono.</p>
<p>Questa è la nostra carta di identità e chi si identificasse, non stia lì a pensare due volte: salvate il soldato socialista.</p>
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